MESSINA, L'OPERAZIONE ANTIMAFIA 'MURAZZO': Tutti rispondono davanti al gip. Il solo Consolato Campagna ha fatto scena muta. Gli altri indagati

22 aprile 2011 Cronaca di Messina

Hanno “chiacchierato” quasi tutti ieri mattina al carcere di Gazzi, davanti al gip Walter Ignazitto, gli indagati dell’operazione “Murazzo”, che ha dato un’altra importante spallata al clan mafioso di Mangialupi e alle sue propaggini. Agli interrogatori erano presenti anche il sostituto della Dda Giuseppe Verzera e il collega della procura Fabrizio Monaco, i due magistrati che hanno coordinato le indagini della Squadra Mobile. Per tutta la mattinata sono sfilati nello stanzone del carcere il boss Antonino Trovato, 54 anni, Maria Passari, 52 anni, il marito Letterio Campagna, 56 anni, i loro figli Giovanni Fabio, Roberto e Daniele Consolato, rispettivamente di 31, 32 e 25 anni, Sebastiano Minutola, 40 anni. Tutti hanno risposto alle domande del gip Ignazitto ad eccezione di Daniele Consolato, che si è avvalso della facoltà di no rispondere. E nella tornata di interrogatori sono stati impegnati ieri al carcere anche gli avvocati Francesco Traclò, Tino Celi e Salvatore Silvestro. Le accuse di cui gli indagati devono rispondere sono pesanti. Tutti, eccetto il catanese Minutola (è accusato d’aver effettuato una cessione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente nei confronti di tre soggetti catanesi non identificati) devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di sostanza stupefacente, a Messina e in un arco temporale compreso tra il dicembre 2009 ed il giugno 2010; c’è poi il capitolo di accuse dedicato alla detenzione illegale e porto d’armi e munizioni anche da guerra, vale a dire l’arsenale veramente imponente scoperto dalla polizia nel gennaio dello scorso anno in contrada Murazze, a San Filippo Superiore. C’è poi l’aggravante contestata solo al boss “Nino” Trovato e Letterio Campagna di aver coordinato e diretto l’associazione a delinquere. Tra le “frasi” degli interrogatori quella di Letterio Campagna, che si sarebbe assunto la paternità di tutto, affermando che avrebbe imposto ai suoi parenti di agire in un determinato modo. Ma il tenore delle captazioni ambientali, soprattutto quelle all’interno del carcere durante i colloqui, che sono cristallizzate nell’ordina di custodia caturale del gip Ignazitto, non lascia molto spazio ad equivoci e diverse interpretazioni. Nell’inchiesta però ci sono complessivamente trenta indagati, e per molti il gip ha rigettato la richiesta di arresto avanzata dalla procura, che invece ritiene di aver delineato una rete di commercianti di stupefacenti e fiancheggiatori del gruppo. Si tratta dei calabresi Giovani Giorgi, 26 anni; Rocco Gligora, 40 anni; Giuseppe Giorgi, 21 anni; dei messinesi Antonio Campagna, 47 anni; Giuseppe Campagna, 45 anni; Gaetano Rao, 55 anni; Rocco Rao, 33 anni; Franco Trovato, 39 anni; Salvatore Trovato, 58 anni; Giuseppe Gulisano, 23 anni; Felice Aspri, 61 anni; Maria Sturniolo, 25 anni; Giuseppe Sturniolo, 24 anni; Gaetano Gangemi, 48 anni; Santo Gangemi, 39 anni; Lucio Mazza, 20 anni; Giuseppe Costa, 30 anni; Gregorio Fiumara, 35 anni; Daniele Ragusa, 19 anni; il boss Carmelo Ventura, 50 anni; Natale Galletta, 38 anni; Salvatore Battaglia, 61 anni. Questa importante inchiesta tra origine dal rinvenimento e il sequestro di armi e munizioni da guerra, tra cui fucili mitragliatori Kalashnikov del gennaio 2010. Nel corso delle indagini, ad aprile dell’anno scorso, ci fu un nuovo blitz che porto a trovare, nel casolare di contrada Murazzo, quasi due chili e mezzo di cocaina, occultati in un contenitore interrato nel cortile attiguo, dove era stata ricavata una buca, poi coperta con cemento, a circa un metro di profondità. L’organizzazione di Mangialupi è divenuto nel tempo indubbiamente quella prevalente per importanza e “volume d’affari” in città, con una capacità economica che ha consentito di investire il denaro sporco in attività immobiliari e societarie. NUCCIO ANSELMO – GDS