Pirati, sequestrata una motonave italiana: A Messina in ansia i familiari del comandante Lanza

Non intendono rilasciare dichiarazioni, ma chiedono rispetto per la loro privacy, i familiari di Orazio Lanza, il comandante della nave “Rosalia D’Amato”, che dalla notte di mercoledì è prigioniero dei pirati assieme ai ventuno componenti dell’equipaggio. Al rione popolare di Camaro, tutto il vicinato ha manifestato la sua vicinanza ai familiari, in particolare alla moglie Caterina, che stanno vivendo momenti di grande e preoccupazione e comprensibile nervosismo per le sorti del loro caro. Tutti confidano che da un momento all’altro, dall’unità di crisi del ministero degli Esteri possano arrivare notizie incoraggianti, notizie che possano tranquillizzare chi lo aspetta a casa in preda all’ansia. Orazio Lanza, 47 anni, è conosciuto e stimato come una persona di grande generosità e umanità, eccellente capitano di lungo corso, con comprovata esperienza internazionale e il mare nel “dna” fin da giovanissimo. Aveva sentito la moglie nella serata di domenica mentre si trovava in navigazione, sulla lunga rotta che avrebbe dovuto condurre la motonave “Rosalia D’Amato”, salpata dal Brasile con un carico di similsoia, fino alle coste dell’Iran. Era sereno: nulla, naturalmente, poteva fare presagire simili sviluppi, anche se quel tratto di mare non è nuovo ad attacchi da parte dei pirati. Chiusi familiari e amici nel loro massimo riserbo, a parlare alla stampa, esprimendo l’auspicio di una rapida soluzione, sono stati solo alcuni vicini di casa. Si sono detti profondamente dispiaciuti di quanto accaduto – hanno sottolineato in coro – «a un uomo così perbene e gentile con tutti: davvero una persona meravigliosa». Attorno alla famiglia si è stretta l’intera città, consapevole dei rischi che il comandante Lanza e i suoi uomini corrono minacciati da criminali privi di scrupoli, che in passato non hanno esitato a sparare per impossessarsi di navi e del carico trasportato. Dalla Somalia provengono 1.500 pirati che solo nel 2010 hanno catturato 1.200 marinai, 53 imbarcazioni e, al momento, tengono prigionieri almeno 600 ostaggi. I dati sono emersi nel corso della della conferenza internazionale per la lotta alla pirateria marittima, svolta a Dubai, alla quale hanno preso parte circa 50 tra ministri degli affari esteri ed esponenti di spicco di governi mondiali, tra i quali il sottosegretario Stefania Craxi. Il fenomeno, è stato detto nel corso dell’incontro, affonda le sue radici nell’instabilità del paese africano e, da più parti, è stato lanciato un appello affinchè la comunità internazionale intervenga per sconfiggere la pirateria che infesta i mari al largo del Corno d’Africa. Una pirateria sempre più globale e sofisticata: le capacità dei pirati, infatti, continuano a crescere così come il loro raggio di azione che arriva a superare le 200 miglia dalla costa, rendendo necessario scortare le navi, e aumentando il costo della merce che entra il Somalia, Paese già economicamente vulnerabile. Nel corso della conferenza, gli Emirati Arabi Uniti (Eau) hanno annunciato che doneranno 1,4 milioni di dollari al fondo internazionale per la lotta alla pirateria. «Nonostante gli sforzi internazionali – dicono dall’ufficio studi dell’Informatore Navale di Napoli – gli attacchi dei pirati somali oltre il Golfo di Aden non sembrano tuttavia diminuire. Tra il 2009 ad oggi sono state almeno otto le navi italiane attaccate o sequestrate dai pirati».

Pirati, sequestrata una motonave italiana Un equipaggio di ventidue persone: sedici sono filippini, sei gli italiani (tra cui due siciliani)
Ore di apprensione a Napoli, nella sede di piazza Municipio della “Perseveranza Navigazione”, la società armatrice della motonave «Rosalia D’Amato» attaccata e sequestrata nella notte tra mercoledì e giovedì dai pirati in pieno mare Arabico. L’ultimo contatto si è avuto tra le 9.30 e le 9.45: il comandante Miccio ha ottenuto assicurazioni dal comandante della motonave, il messinese Orazio Lanza, 47 anni, relativamente allo stato di salute dell’equipaggio, composto complessivamente da 22 persone (sedici filippini e sei italiani). La comunicazione, però, si è interrotta bruscamente: «Ho sentito in sottofondo, un vocio francese», ha detto Miccio. «È la prima volta che ci capita una situazione del genere – ha aggiunto – ma siamo abbastanza preparati per gestire queste emergenze». La «Rosalia D’Amato» ha subìto l’attacco intorno alle 4.15, quando da bordo è stato trasmesso un impulso con il sistema «Sas». L’abbordaggio è avvenuto nel Corno d’Africa, a circa 320 miglia a sud dell’Oman e a 300 a est dell’isola di Socotra. I pirati avrebbero costretto il comandante a dirigere la motonave italiana verso le coste somale. Attualmente la “Rosalia D’Amato” – come riferito dal ministro della Difesa Ignazio La Russa – viene controllata a distanza dalla nave militare turca “Giresun'”, imbarcazione della coalizione internazionale «Atlanta», in missione nell’area contro la pirateria. Sulla sua rotta si sta portando anche una nave della Marina Militare italiana. I sei componenti italiani dell’equipaggio sono originari di Campania e Sicilia: due sono dell’Isola di Procida, uno di Vico Equense e l’altro di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio. Gli altri due italiani, entrambi siciliani, sono originari di Messina, il comandante Lanza, e di Mazara del Vallo, il direttore di macchina. L’Unità di Crisi della Farnesina «segue l’evoluzione della vicenda in stretto raccordo con il ministero della Difesa e ha immediatamente preso contatto con la società armatrice che, al momento, sta mantenendo i contatti con i familiari dell’equipaggio». L’ennesimo episodio di pirateria che vede protagonista navi italiane, sta suscitando disappunto tra gli armatori che chiedono «urgenti misure a difesa della navigazione mercantile». Il sindaco di Procida, dopo avere appreso che due dei suoi concittadini sono nelle mani dei pirati, ha chiesto con insistenza allo Stato italiano di «garantire sicurezza e assistenza». Convocato, per questa mattina, un consiglio comunale straordinario per formalizzare una richiesta ufficiale finalizzata a garantire tutti i marinai italiani. Partenopea è anche la compagnia «Fratelli D’Amato», società armatrice della petroliera «Savina Caylyn», sequestrata l’8 febbraio scorso a 880 miglia dalla Somalia insieme a 22 membri dell’equipaggio. In mani libiche, invece, c’è l’Asso 22, il rimorchiatore della società napoletana «Augusta Offshore», sequestrato lo scorso mese di marzo con 11 persone a bordo. Intanto, la missione anti-pirateria dell’Ue, Navfor-Atalanta, ha liberato 18 pirati catturati il 6 aprile, dopo che tutti i Paesi contattati si sono rifiutati di processarli o hanno fatto sapere di «non poterlo fare nei tempi richiesti». Lo ha reso noto un comunicato della missione europea. I 18, arrestati dai marinai di una nave da guerra finlandese dopo il fallito assalto a un mercantile di Singapore, sono stati rimpatriati in Somalia. La missione Atalanta non ha l’autorità per processare i pirati catturati e deve affidarsi al Paese dell’imbarcazione attaccata o della nave da guerra intervenuta per sventare l’assalto. Possono processare i pirati anche Paesi che abbiano altri legami con il caso, ad esempio la nazionalità di membri dell’equipaggio attaccato. Giuseppe De Giuliano – Gds