MESSINA: Confermato anche in appello il sequestro di beni per Tavilla. Secondo i giudici di secondo grado ancora sussistenti le motivazioni

23 aprile 2011 Cronaca di Messina

Il primo sequestro risale ai tempi dell’indagine antiusura “Grano maturo” del dicembre 2005, con cui procura e squadra mobile scoperchiarono un vasto giro di prestiti “a strozzo” in città e in provincia. E adesso arriva invece la conferma integrale di quanto disposto in primo grado da parte della corte d’appello presieduta dal giudice Gianclaudio Mango, a carico di Nicola Tavilla, che venne indagato nell’ambito dell’inchiesta, e della moglie Giuseppa Cavò. I due sono stati assistiti dagli avvocati Antonello Scordo, Francesco Traclò e Salvatore Silvestro. I giudici d’appello hanno accolto la richiesta di ribadire integralmente i termini del sequestro decisi in primo grado che aveva avanzato il sostituto procuratore generale Melchiorre Briguglio. All’epoca, nel 2005, fu il gip Maria Angela Nastasi, il magistrato che siglò le ordinanze di custodia cautelare, a firmare anche un prvovedimento parallelo di sequestro di beni per alcuni degli indagati. Per la coppia Nicola Tavilla e Giuseppa Cavò il gip Nastasi dispose tra l’altro il sequestro del negozio di parrucchiere della moglie di Tavilla e di un parco mezzi di tutto rispetto: una Porsche Boxter, una moto Honda X Eleven, una Saab 1.9, una Audi A6; furono requisiti anche l’attivit à individuale della Cavò (il negozio) e i rapporti bancari e postali della coppia. All’epoca – scrisse il giudice Nastasi –, venne giudicato molto significativo un dialogo captato da una microspia per capire che Tavilla «gode di un tenore di vita particolarmente agiato e di una ingente disponibilità economica». Il 26 maggio del 2004 Tavilla, parlando con la moglie, affermava infatti: «io adesso anche se non scendo a Messina ogni giorno cento euro al giorno, levando le spese che ho, mi restano in tasca, hai capito? Io mi posso spendere cento euro al giorno senza bisogno di fare niente…». (n.a.)