MESSINA: Truffa alla Ue con i charter nautici. Tre persone rinviate a giudizio. Sequestrati beni per 600mila euro tra i quali due imbarcazioni

23 aprile 2011 Cronaca di Messina

Il giudice delle udienze preliminari di Patti ha rinviato a giudizio tre persone indagate nell’ambito dell’inchiesta su una presunta truffa alla Comunità europea. Si tratta di Antonino Sciammetta di Patti, Salvatore Agnello di Gioiosa Marea e Natale Merlino di Saponara. Tutti erano rimasti coinvolti in una complessa indagine che all’inizio dell’estate scorsa aveva portato al sequestro preventivo di beni, tra cui due natanti, per circa 600 mila euro. Un provvedimento richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica di Patti, dottoressa Rosanna Casabona che ha diretto le indagini svolte dai militari della Tenenza Guardia di finanza di Patti su un contributo pubblico di 594.000 euro concesso dalla Regione Siciliana. Il progetto finanziato prevedeva, tra l’altro, l’acquisto di due charter nautici da utilizzare durante la stagione estiva per i collegamenti con le isole Eolie. I tre dovranno rispondere di truffa aggravata in concorso per aver posto in essere un’articolata serie di artifizi e raggiri ai fine di ottenere il finanziamento nell’ ambito di un progetto Por Sicilia 2000-2006. A chiedere e ottenere il contributo nel 2002 era stata la ditta individuale di Sciammetta (genero di Salvatore Agnello) che poi aveva formalmente acquistato i due natanti. Le imbarcazioni però venivano in realtà utilizzate dalla società “Gioiosa spa” senza averne titolo. I contributi comunitari erano finalizzati alla realizzazione di nuova imprenditoria giovanile e di nuovi posti di lavoro e il progetto finanziato prevedeva in questo caso anche l’ assunzione di 14 lavoratori a tempo pieno per tutto l’anno. Si trattava di skipper, hostess, meccanici, tour manager, custodi, addetti al ricevimento e alle pulizie. Le indagini della Guardia di finanza avrebbero accertato che in effetti gli unici lavoratori assunti, per alcuni mesi, risultavano essere lo stesso Agnello e altri due marinai. Agnello, noto imprenditore di Gioiosa Marea, è azionista del villaggio turistico Capo Calavà, gestito dalla società “Gioiosa S.p.A.”, anch’essa ritenuta responsabile della fattispecie delittuosa posta in essere. Per questo motivo risulta coinvolto nell’inchiesta anche Merlino, legale rappresentante pro tempore della società. Oltre ai due natanti, che hanno un valore di 240 mila euro, il gip aveva disposto il sequestro cautelativo di libretti di risparmio per un valore complessivo di 294 mila euro. Nonostante i ricorsi presentati dai soggetti ritenuti responsabili di truffa aggravata, tanto il Tribunale del Riesame di Messina quanto la Suprema Corte di Cassazione avevano successivamente confermato il sequestro dei due natanti e delle somme depositate sui conti correnti facenti capo agli indagati. Nella circostanza, inoltre, era stata applicata la formula del cosiddetto “sequestro per equivalente” in relazione alla confisca dei beni, introdotta nell’ordinamento giuridico allo scopo di rendere ancora più efficace l’azione di tutela a contrasto delle frodi pubbliche. Il gup Pina Scolaro, accogliendo la richiesta del pm Casabona, ha rinviato a giudizio i tre imprenditori, fissando il processo davanti al Tribunale di Patti per il 13 luglio prossimo. Santino Franchina – Gds