COSENZA: Interrogatori in serie per i furbetti della 104. Gli indagati sono accusati di falso per lo sfruttamento illegale del canale privilegiato offerto dalla legge

24 aprile 2011 Mondo News

La magistratura cosentina non allenta la morsa sui furbetti della 104. Chiusa la prima fase degli interrogatori di prof e personale non docente, il procuratore della Repubblica Dario Granieri e l’Aggiunto Domenico Airoma sono pronti ad avviare una seconda tranche di convocazioni in Procura: altri insegnanti e rappresentanti del personale Ata saliranno le scale del Palazzo di giustizia cittadino per essere sentiti dai carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria cui i pm hanno delegato gli interrogatori. Nella prima fase mezze verità, frasi smozzicate e soprattutto grande imbarazzo per gli indagati che pensavano d’avere trovato la scorciatoia giusta per evitare la lunga trafila del precariato, invece si sono trovati coinvolti in un’inchiesta penale che ha già portato all’iscrizione di ventisette persone nel registro degli indagati: due dirigenti, ventuno docenti e quattro rappresentanti del personale non docente, tutti indagati per falso. Perdippiù il numero appare destinato a crescere se, come pare, proseguiranno gli accertamenti della magistratura inquirente che punta tra l’altro a capire come sia stato possibile conciliare i loro impegni in attività di progettazione (i vari Pon), oppure le partecipazioni alle gite d’istruzione, con gli inderogabili doveri imposti dalla “104” magari legata all’obbligo di assistere un famigliare. Ciascuno dei docenti convocati in Procura ha dovuto e dovrà anzitutto ripercorrere il sentiero utilizzato per arrivare a incassare il nullaosta offerto dalla legge sull’handicap che ha spalancato loro le porte dell’occupazione, penalizzando quei colleghi che invece si sono mossi seguendo le corsie di marcia tradizionali, legate esclusivamente alla carriera scolastica e al curriculum. Per molti, sospettano i magistrati, sarebbe bastato un’immotivata percentuale di deficit fisico o la certificazione del proprio impegno assistenziale al parente invalido per ottenere uno stipendio, senza doversi sottoporre al calvario della lunga trafila del precariato. Non è solo l’aspetto penale della vicenda a preoccupare i furbetti che hanno beneficiato delle agevolazioni. Le nomine, i trasferimenti e gli avanzamenti di carriera intascati attraverso eventuali artifizi e raggiri saranno girati all’autorità scolastica per avviare il conseguente procedimento amministrativo. Un percorso che prevede, tra l’altro, oltre alla perdita del posto acquisito attraverso l’esibizione di certificazione falsa, anche l’espulsione dalle graduatorie. Un provvedimento estremo che si tradurrebbe nell’impossibilità di ricollocarsi nel mondo della scuola. I titolari di contratto a tempo indeterminato, invece, possono rischiare il licenziamento. Completato questo primo troncone, la Procura chiuderà anche la seconda parte dell’inchiesta con altre incriminazioni seguendo il medesimo iter, prima di far confluire tutti gli indagati in dibattimento per quello che potrebbe essere il primo maxi-processo della storia sulle stabilizzazioni del personale della scuola. Fondamentale nelle indagini della magistratura inquirente è stata la collaborazione offerta dal capo della scuola cosentina, il provveditore Luigi Troccoli, che ha fornito tempestivamente tutti gli elenchi di docenti e non docenti sul libro paga del ministero dell’Istruzione grazie alla legge 104 del 1992. Domenico Marino – GDS