LA PROVOCAZIONE: Un Faro nero accanto al Ponte "simbolo di pace" nel Mediterraneo. L'idea ispirata dal Monolite di Kubrick in "Odissea nello spazio". Ed è subito polemica

24 aprile 2011 Cronaca di Messina

«Costruire nello Stretto di Messina, oltre al Ponte, un grattacielo nero, un faro del Mediterraneo che sia simbolo di pace e di cooperazione politica, economica, sociale, culturale ed umana». È un’idea che farà discutere quella della Fondazione Progetto Terra “by Terry”. La proposta viene lanciata in mattinata dalle agenzie e ripresa da tutti gli organi di stampa. Gli autori – i rappresentanti del “Progetto” – non si sa bene chi siano, anche perché nel web non c’è traccia di questa Fondazione, che pure avrebbe – secondo quanto riferito dall’Ansa – messo in campo anche altre iniziative denominate “Basilicata coast to coast” e “Smart power city”. Ma, come detto, è l’idea che diventa immediatamente oggetto di discussione, di confronto e di scontro, tra chi ne è intrigato e chi pensa all’ennesima “follia” concepita in un territorio ad altissimo rischio sismico e idrogeologico. Lo spunto è cinematografico: il “Faro” s’ispira al modello del “Monolite nero” di Odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick. C’è una letteratura sterminata su quel simbolo “magico” e sul significato che il grande regista ha voluto dare a quel blocco inquietante, posto lì con la sua figura geometrica (un parallelepipedo liscio e nero) a rappresentare la presenza aliena o, secondo alcune interpretazioni, lo “Stargate”, la “porta delle Stelle”, la chiave d’accesso a tutte le galassie del Creato. Il Faro del Mediterraneo, invece, vorrebbe essere l’opera emblematica dell’unione dei Paesi euromediterranei, «uniti da un plurimillenario processo storico, caratterizzato da contatti, influenze, scambi di uomini e cose, elementi di cultura materiale e intellettuale. Alla storia del Mediterraneo – sostengono i promotori del progetto – non vi è cultura e popolo che non abbiano in qualche modo contribuito. L’unità del Mediterraneo verrebbe quindi affermata dal Faro come architettura di riconoscimento, di appartenenza alla grande dimensione mediterranea, che rappresenta anche la difesa della diversità contro l’omologazione. Ognuno poi interpreterà, secondo la sua sensibilità, questa innovativa architettura stagliata in mezzo al mare. Chi lo vedrà come metafora del proprio Dio, chi come libro della scienza, prodotto dell’intelligenza umana, chi ancora come entità superiore e mito». Certo, quel Faro-monolite nero, posto sulla riva messinese dello Stretto, sembra inquietare, come il volo d’un avvoltoio. Ma i rappresentanti della Fondazione sostengono che l’opera vada vista «come realtà pura e astratta ma rassicurante, che guida, indirizza e accompagna l’essere umano durante tutto il suo sviluppo». È un “divertissement”, almeno per ora. Chiamiamola una provocazione (e non per forza tale termine deve avere un’accezione negativa), un sasso tirato nello stagno, un sogno o incubo, secondo i punti di vista. Non c’è ovviamente nulla di concreto. Istituzioni ed enti locali sono del tutto all’oscuro di un simile progetto, non c’è alcuna reazione ufficiale, ma solo una serie di commenti di “blogger” indignati o entusiasti. Piace l’idea del “simbolo di pace”, resa ancor più attuale dalla drammatica fase storica vissuta in molti Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; inquieta, invece, la sagoma “aliena” dell’uccellaccio nero che dovrebbe vegliare sui laghi di Ganzirri e il mare di Capo Peloro, a pochi passi di distanza dai piloni del Ponte. In ogni caso, l’effetto di chi l’ha proposta ha colpito nel segno: l’idea è stata messa in circolo, in molti siti italiani e stranieri, e oggi si parlerà di questo Faro come fosse già un progetto “in itinere”. Cosa ne penserebbe Kubrick? Lucio D’Amico – Gds