DOPO LE POLEMICHE DEGLI ANNI SCORSI: La "meglio gioventù" onora l'Affruntata. La processione segna una svolta: le statue in spalla ai ragazzi delle società sportive e della Protezione civile

26 aprile 2011 Mondo News

Un’emozione antica che si rinnova, un comune sentire che, tramandandosi di generazione in generazione, si lega indissolubilmente alla storia di tutta la comunità. Mattina di Pasqua in piazza Umberto I, ancora una volta è di scena l’Affruntata, la paraliturgia che, come accade in numerosi altri comuni della Calabria, ripropone l’incontro, favorito da San Giovanni, tra il Cristo Risorto e la Madonna in una mirabile fusione tra religiosità popolare e tradizioni. Un appuntamento, questo, così sentito a Sant’Onofrio da divenire, nel tempo, uno dei principali tratti fondativi dell’identità collettiva. A tal punto che, in qualunque parte del mondo si trovi, ogni santonofrese nel giorno di Pasqua volge il suo affettuoso e commosso pensiero a quella piazza e a quella rappresentazione sacra. E proprio questa occasione, per le note vicende di cronaca con i gravi atti intimidatori che ne hanno caratterizzato nelle ultime due edizioni i preparativi, è divenuta il «crocevia di una battaglia per l’affermazione della legalità e contro ogni forma di violenza e prevaricazione criminale». A farsene interpreti, le istituzioni civili e religiose che, con in testa il prefetto Luisa Latella e il vescovo monsignor Luigi Renzo, stanno conducendo ormai da tempo una incessante battaglia per l’affrancamento delle manifestazioni religiose da ogni tentativo di condizionamento mafioso. Un’azione incisiva, quella finora svolta, e incoraggiata dai cittadini, come ha confermato anche la massiccia partecipazione popolare di domenica scorsa. Migliaia di persone, molte anche quelle provenienti da fuori comune, a testimoniare con la loro partecipe presenza il desiderio forte di riappropriarsi dell’Affruntata nella dimensione più autenticamente spirituale e popolare che da sempre le appartiene. Numerose anche le autorità presenti tra la folla, a conferma di una vicinanza che negli intendimenti di tutti «non vuole essere estemporanea, ma finalizzata a un percorso duraturo di riscatto e crescita sociale». Oltre al prefetto Latella, i vertici provinciali delle forze dell’ordine e della magistratura e, ancora, Salvatore Magarò e Brunello Censore rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta, Alfonso Dattolo capogruppo Udc in Consiglio regionale e Mario Tassone, vice presidente della Commissione parlamentare antimafia, che ribadisce il legame “speciale” che lo unisce a Sant’Onofrio. «A questo paese – ricorda il parlamentare – mi legano alcuni tra i più bei ricordi della mia formazione politica giovanile. Già a cavallo tra gli anni Sesssanta e Settanta questa comunità esprimeva un tale potenziale in termini di classe dirigente e di fervore culturale da farla assurgere a punto di riferimento per l’intero comprensorio». Un patrimonio di risorse e valori che per il vicepresidente dell’antimafia «non è venuto meno nel corso di questi anni e che certo non può essere oscurato dalla spavalderia e arroganza di pochi criminali. La mia presenza oggi vuole essere uno sprone a rilanciare, con l’appoggio sinergico delle istituzioni che non dovrà mancare, questo percorso di crescita civile». Con l’inizio dell’Affruntata, l’attenzione di tutti si sposta sui portatori delle statue, i cui passaggi sono scanditi ogni volta da fragorosi applausi. Facendo propri i suggerimenti del vescovo, il parroco don Franco Fragalà ha infatti inteso affidare quest’anno il ruolo di “portantini” ai giovani socialmente impegnati della comunità. La “meglio gioventù” di Sant’Onofrio, nella fattispecie i tesserati alle locali società calcistiche e i volontari della Protezione civile, che con coraggio e senza tentennamenti si sono assunti l’onere di garantire lo svolgimento e la buona riuscita della rappresentazione sacra. Un obiettivo pienamente raggiunto, come conferma il caloroso e quasi soffocante abbraccio collettivo che è stato loro riservato subito dopo che la Madonna, incontrandosi con il Figlio Risorto, viene perfettamente “svilata” nel centro della piazza in un tripudio di fuochi d’artificio. E proprio sul «meritorio impegno» di questi giovani verte uno dei passaggi salienti dell’omelia di don Fragalà nel corso della successiva celebrazione eucaristica. Il parroco, dopo aver evidenziato il ruolo negativo di chi con il proprio operato «semina zizzania in paese deformando l’immagine operosa della comunità», proprio ai giovani e alle associazioni nelle quali operano si appella per «lavorare uniti in direzione della crescita morale e civile del paese dando attuazione pratica ai precetti evangelici di amore e pace». Don Fragalà, nella sua omelia, non ha fatto riferimenti diretti a quanto accaduto nei giorni scorsi, quando le cosche hanno tentato di inserire i loro uomini i tra i portatori delle statue. Una scelta, quella del parroco, dettata dalla voglia di tornare alla normalità dopo quanto è successo. «Nostro Signore – ha detto il sacerdote – irrompe nella storia dell’umanità sovvertendo ogni schema che essa si era costituita, ma c’è stato un momento in cui l’uomo si allontanò da questo programma. E così, il nostro essere Chiesa non vuol dire soltanto celebrare i riti, applaudire, suonare e sparare i fuochi e quant’altro. Il nostro essere chiesa significa perseguire un valore più alto: rispettare e tramandare la parola di Dio. Bisogna guardare a Lui con gli occhi del cuore, dello spirito, e non affidarsi alle cose materiali». Raffaele Lopreiato – GDS