LA MORTE DELL'IMPRENDITORE MAURIZIO RUSSO: Taormina non crede al suicidio. Dei due bigliettini trovati addosso al cadavere, uno è stato secretato

26 aprile 2011 Cronaca di Messina

Un’intera città ha dato ieri mattina l’ultimo saluto a Maurizio Russo, l’imprenditore taorminese trovato morto giovedì scorso nelle campagne di Randazzo. La comunità di Taormina si è fermata per seguire la Santa Messa officiata in Cattedrale e ha poi accompagnato, silenziosa e attonita, sino al cimitero comunale il feretro del 41enne costruttore che era scomparso il 24 marzo e che è stato ritrovato nove ore dopo l’appello televisivo lanciato su “Chi l’ha visto” dalla moglie Loredana. Sarà l’esito dell’esame autoptico a dire la verità e svelare a quale destino sia andato incontro Maurizio Russo. A Taormina nessuno crede all’ipotesi del suicidio. La gente si è stretta attorno al dolore dei familiari di Maurizio e ora ci si augura che le Forze dell’ordine riescano ad arrivare alla verità. Troppe sono d’altronde le anomalie di questa vicenda e l’ultimo tassello inquietante è quello dei due biglietti manoscritti rinvenuti nella tasca dei pantaloni di Maurizio durante l’autopsia. C’è stretto riserbo tra gli inquirenti. Si tratterebbe di una sorta di testamento scritto da Russo quel 24 marzo. Del contenuto di uno dei due scritti, a quanto pare, è stata già informata la moglie Loredana. Il secondo manoscritto, invece, sarebbe stato secretato, nell’ambito delle indagini che sta portando avanti la Procura di Catania. Sui foglietti che Maurizio portava addosso, verrà fatta una perizia, non soltanto per stabilire la calligrafia sia quella dell’onesto e caparbio imprenditore taorminese. Un esperto cercherà anche di accertare dai caratteri in quali condizioni potrebbe aver scritto quelle frasi Maurizio: per capire se possa trattarsi di volontà indotte. Si dieva che tra gli abitanti della cittadina ionica tanti, troppi, dubbi, che fanno sospettare una macabra messa in scena. Maurizio e Loredana stavano insieme da 14 anni, e l’imprenditore negli anni scorsi aveva aiutato la moglie a superare un momento molto difficile. Tra i due c’era un legame molto forte. «Maurizio non mi ha mai lasciata sola nemmeno per un giorno. Non mi avrebbe mai lasciato così», ha detto e ripetuto nei giorni scorsi Loredana. A non convincere è soprattutto la dinamica del presunto suicidio, sin troppo strana e del tutto in antitesi col legame profondo che c’era tra i coniugi e con le loro due figlie. Nella vita un gesto estremo non si può mai escludere, ma tra i familiari, i conoscenti e i cittadini, vi è la certezza che Maurizio non se ne sarebbe mai andato così. Si è sgonfiata pure la pista di un suicidio per problemi economici: Russo, per quanto stressato, non aveva infatti difficoltà e la sua impresa nell’ultimo anno era cresciuta. Quanto prima avrebbe avuto il pagamento di alcune spettanze per dei lavori eseguiti. Parecchi elementi rendono poco logica, o perlomeno altamente inverosimile, una dinamica dei fatti finalizzata al suicidio. Si teme che nelle campagne di Randazzo qualcuno abbia posto in atto una confusa e maldestra messa in scena. Dall’autopsia si attendono importanti risposte e potrebbe arrivare la svolta. Il medico legale depositerà i risultati entro 60 giorni. Con l’ipotesi del gesto “sofferto e premeditato”, si scontra anche il filo di ferro attorno al collo dell’uomo, e col quale era appeso ad un albero: una modalità estemporanea ed atroce. E ai suoi piedi, stando a quanto si sa, al suolo non sarebbe stata trovata nessuna significativa traccia di un sostegno prima dell’attimo fatale. Nessuna traccia, inoltre, dei due cellulari di Maurizio, spariti nel nulla. A 50 metri dal corpo, il furgone “Caddy” che, stando a quanto risulta, appariva in ottime condizioni, sebbene sia rimasto esposto alle intemperie atmosferiche per quasi un mese. Un’infinità di cose non tornano. Sono solo casualità? Emanuele Cammaroto – Gds