MESSINA E LA SUA COSTA CHE 'FA GOLA'…: Un Seaworld nell'area dello Stretto? Dagli Usa una "dichiarazione d'interesse" da parte della società che gestisce dieci tra i Parchi acquatici marini più importanti del mondo

27 aprile 2011 Cronaca di Messina

Una “dichiarazione di interesse” ufficiosa, che al momento equivale a poco o nulla, ma che in futuro potrebbe spalancare le porte a nuove straordinarie opportunità di sviluppo e di occupazione. La “disponibilità” a valutare possibili investimenti nell’area dello Stretto, in particolare nella “Bridge’s city” (la Città del Ponte), secondo alcune indiscrezioni, viene dalla SeaWorld Parks & Entertainment, la società guidata da Jim Atchison, che nel 2009 è stata acquisita dal potentissimo The Blackstone Group di New York e che gestisce dieci tra i più famosi e visitati parchi negli Stati Uniti d’America. I parchi Seaworld, vere e proprie attrazioni stile Disneyland ma anche aree volte allo studio e alla tutela degli ambienti marini, spaziano da Orlando, San Diego e San Antonio, a Tampa Bay, Philadelphia, Williamsburg, fino a quello che verrà inaugurato l’anno prossimo a Dubai. Dieci parchi che ospitano ogni anno 23 milioni di visitatori e che danno lavoro, solo nel territorio americano, a oltre ventimila persone. Il “Seaworld” – basta entrare nei siti dei parchi di San Diego o di Orlando – è un’esperienza magica, un concentrato di tutto ciò che si è abituati a vedere visitando Eurodisney a Parigi o Gardaland e Mirabilandia in Italia, ma con particolare riguardo al mondo marino in tutte le sue sfaccettature. Vi sono gli acquari giganti, i delfinari, le vasche delle orche e dei pinguini, il pianeta degli squali (come a Genova), una serie di attrazioni meccaniche come il water roller coaster o la torre girevole panoramica (stile Prater di Vienna). Il riferimento più vicino in Italia è quello di Zoomarine, il parco acquatico più visitato dell’Italia centrale, ubicato a Pomezia, vicino a Roma. Il concetto è semplice: una città di mare come Messina che, tranne qualche chilometro di spiaggia (peraltro in condizioni non certo ottimali), non ha alcun punto di attrattiva legato all’unica vera propria risorsa, è come una Cortina e una Madonna di Campiglio che voltassero le spalle alle proprie montagne e non curassero piste, sentieri o strutture ricettive. Dagli Usa vengono seguite attentamente le vicende legate alla costruzione del Ponte e alle opportunità che la “conurbazione dello Stretto” potrebbe dare colmando evidenti gap strutturali. E i riflettori potrebbero accendersi proprio sulla Zona falcata e sul litorale di Maregrosso, porzioni di territorio che faticosamente si sta cercando di sottrarre all’abbandono e al degrado. Il Gruppo che ha acquistato i parchi Sea World ha investito circa 2 miliardi 700 milioni di dollari e potrebbe essere interessato, se trovasse condizioni favorevoli, a investire su quest’area. Se sia soltanto una “boutade” o qualcosa di più concreto, lo si vedrà nei prossimi mesi. «Non so nulla di ufficiale – afferma l’assessore alle Politiche del mare Pippo Isgrò –, ma se davvero gli americani, o altri imprenditori stranieri, fossero disposti a realizzare opere in riva allo Stretto, sarebbe un fatto più che positivo, che ci dovrebbe inorgoglire. Lo sto ripetendo ormai da anni, la nostra classe imprenditrice non è in grado di cambiare le sorti e di porre le basi di un serio rilancio economico della città. A meno che non si vogliano continuare a fare palazzine anche sulla spiaggia… Ben venga qualsiasi iniziativa, che ovviamente dovrà integrarsi con quanto si sta prevedendo attraverso gli strumenti di programmazione avviati dall’amministrazione comunale e dall’Autorità portuale. Noi in questo momento siamo concentrati solo sull’opera di bonifica e di recupero del waterfront che, come ha più volte sottolineato il sindaco Buzzanca, prevede interventi di risananento e di riqualificazione, non certo disegni di speculazione edilizia o chissà cos’altro. A Maregrosso nelle prossime settimane riprenderanno in grande stile le demolizioni, anche se attendiamo ancora dalla Regione l’elenco delle concessioni demaniali di cui abbiamo chiesto l’azzeramento, trattandosi nella maggior parte di attività che non sono legate all’utilizzo del mare. È un passaggio fondamentale per poter proseguire lungo il cammino della bonifica e della tutela ambientale». Lucio D’Amico – GDS


Il pianeta Mare

I Seaworld sono parchi tematici che riproducono tutti gli ambienti della vita marina. Il primo a essere realizzato negli Usa fu quello di San Diego (1968), seguito da quelli di Orlando (1973) e San Antonio (1988). L’ultimo in ordine di tempo realizzato dalla grande catena, acquistata recentemente dal Blackstone Group di New York, è quello di Dubai: verrà inaugurato nel 2012. I parchi acquatici marini sono fruiti da oltre 23 milioni di visitatori l’anno e danno lavoro negli Usa a circa 20 mila persone. In Italia il settore dei parchi di vita marina sta prendendo sempre più piede, con numeri importanti in termini di presenze e di redditività. Oltre ad alcune attrazioni degli ormai tradizionali parchi come Gardaland o Mirabilandia, negli ultimi anni sono sorte strutture come quella di “Zoomarine” sul litorale di Torvaianica (comune di Pomezia) o come il parco che sta per essere inaugurato nella zona di Torino. Non vanno dimenticati la “cittadella del mare” di Genova (con l’Acquario visitato da oltre un milione e mezzo di persone ogni anno), il parco Le Navi di Cattolica e “Oltremare” sempre nella riviera romagnola.