REGGIO CALABRIA: IL PROCESSO AL GIUDICE SICILIANO, FALSA PARTENZA. RICHIESTA DI REMISSIONE AD ALTRA SEDE DA PARTE DEL LEGALE DEL DOTT. DE MEO, GIA' INDAGATO PER FALSO. 'MANCA LA NECESSARIA SERENITA''

27 aprile 2011 Cronaca di Messina

Sul caso Siciliano piomba come un fulmine a ciel sereno l’ultimo colpo di coda della difesa prima dell’udienza preliminare, già fissata per il prossimo 10 maggio davanti al gup di Reggio Calabria Caterina Petrone. Ed è la richiesta di rimessione dell’intero procedimento depositata da uno dei difensori in Cassazione, l’avvocato messinese Bonaventura Candido, che assiste uno degli indagati, il medico Adolfo De Meo. Questo perché secondo il legale esisterebbero «motivi di legittimo sospetto sulla serenità di giudizio non già del singolo magistrato bensì dell’intero contesto giudiziario del Tribunale di Reggio Calabria». Il motivo lo spiega in dettaglio nelle pagine della richiesta: quando una collega di studio, l’avvocato Elena Florio, si è recata a Reggio Calabria per estrarre copia degli atti, si è resa conto che «… nel fascicolo in oggetto è stato, infatti depositato (ed estratto in copia dall’avv. Florio) un documento sottoscritto dalla dott. Ronchi in data 16/03/2011 – ovvero lo stesso giorno in cui l’Ufficio di Procura ha inoltrato al Gip la richiesta di rinvio a giudizio -, con il quale la stessa, dando come già deciso il rinvio a giudizio di tutti gli imputati (e per tutti i capi d’imputazione), ha richiesto al Tribunale di Reggio Calabria l’autorizzazione alla citazione dei testi dell’accusa, prima ancora della fissazione dell’udienza preliminare». Questo fatto secondo il legale avrebbe una lettura ben precisa: «… il Pm dimostra, quindi, di sapere già in data 16/03/2011 (questo è ciò che emerge) che la richiesta di rinvio a giudizio sarebbe stata integralmente accolta – indipendentemente dal Gup designato – e non è neanche raffigurata l’ipotesi che uno o più imputati potranno essere prosciolti, anche in relazione ad alcuni capi dei d’imputazione loro rispettivamente ascritti». L’inchiesta è stata gestita dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal suo sostituto Beatrice Ronchi. Iniziò sull’attività dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano, finito nel 2009 agli arresti domiciliari, e poi s’allargò progressivamente durante le indagini della Squadra Mobile di Messina, fino a toccare altri ambiti come l’Università, il Policlinico e l’Ufficio urbanistica del Comune. Sono otto gli indagati. Si tratta dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano; dell’ex segretario provinciale dell’Udc di Messina Michele Caudo; del liquidatore della Spa Impregilo Domenico Occhipinti; del rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello; del prof. Aldo Tigano, docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza di Messina; del medico Adolfo De Meo; del figlio dell’ex procuratore aggiunto, il ricercatore universitario Francesco Siciliano; e infine dell’avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti. Nuccio Anselmo – Gds

REGGIO CALABRIA – Parte con una richiesta di remissione il processo all’ex aggiunto della Procura Pino Siciliano e al rettore Franco Tomasello. Nel fascicolo c’era la richiesta di rinvio a giudizio per gli 8 indagati, ma anche la domanda sottoscritta dal sostituto Beatrice Ronchi, datata, munita di timbro ammissione di 20 testimoni necessari al pubblico ministero a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di tutti e per tutti i capi di imputazione, come se fosse “scontato”, appunto, per tutti il rinvio a giudizio, di cui invece, si discuterà nel corso dell’udienza preliminare fissata per il prossimo 9 maggio. Il legale di uno degli otto, Adolfo De Meo, medico sotto inchiesta per falso, ha deciso deciso di presentare un’istanza di remissione del processo ad altra sede ritenendo che questa “svista della pubblica accusa” dimostri che nelle sede di Reggio Calabria non via sia la serenita necessaria a garantire un giudizio imparziale tanto che, al di là delle possibili richieste di riti altemativi, ha manifestato non l’aspettativa bensì “la consapevolezza – scrive il legale – del già deciso rinvio a giudizio di tutti gli imputati e per tutti i capi d’imputazione”. La fondatezza dell’istanza di remissione del processo ad altra sede verrà ora decisa dalla suprema Corte di Cassazione. Il processo di cui si è chiesto lo spostamento ad altra sede, oltre all’ex direttore sanitario della Casa di cura Casa Carmona sul banco degli imputati vede personaggi eccellenti della citta di Messina: l’ex aggiunto della Procura di Messina Pino Siciliano, e il figlio Francesco, ricercatore universitario; il rettore dell’ateneo Franco Tomasello, il docente di diritto amministrativo e legale di vari enti locali, Aldo Tigano; l’ex segretario provinciale dell’Udc, Michele Caudo.
IL PREDECENTE – Quest’ultimo, dal Tribunale di Reggio Calabria, è stato già condannato in primo grado a tre anni di reclusione per rivelazione del segreto istruttorio. Per lo stesso fatto è stato chiesto ora il rinvio a giudizio di Pino Siciliano, colui che, secondo l’accusa ha confidato all’amico Michele Caudo che nell’ufficio di Manlio Minutoli, dirigente del Dipartimento Urbanistica del Comune di Messina, c’era una cimice. Caudo è stato condannato per averlo poi rivelato a Munutoli, arrecando così, come hanno osservato i magistrati, un grave danno alle indagini in corso sulle speculazioni edilizie in città.
ECCELLENZE – Degli otto indagati la posizione più pesante è quella dell’ex procuratore aggiunto, dovrà difendersi da una serie di ipotesi di concussione (tentate e consumate), e di due ipotesi di rivelazione del segreto d’uffìcio: oltre a quella in concorso con Michele Caudo c’è quella in concorso con il rettore Franco Tomasello, a cui Pino Siciliano, secondo quanto è emerso da un’intercettazione ambientale del primo giugno del 2006, tenuta nei casetti della Procura di Messina per due anni e mezzo e trasmesse alla Procura diretta da Giuseppe Pignatone il 3 dicembre del 2008, ha rivelato al rettore che le indagini sul suo conto, nate da una denuncia di Carmelo Caratozzolo, il manager del Policlinico defenestrato d’imperio da Tomasello. MICHELE SCHINELLA – STRETTO INDISPENSABILE DEL 27-04-11