MESSINA: Il laboratorio d'analisi "conteso", tre condanne. Pena più alta (3 anni e 8 mesi) a Massimo Spinella. Risarcite le parti civili

29 aprile 2011 Cronaca di Messina

Si chiude con tre condanne il primo processo scaturito dalla vicenda del laboratorio d’analisi conteso a Scaletta Zanclea, denominato “La Diagnostica”, e che nell’agosto scorso portò all’arresto di cinque persone dopo un’indagine dei carabinieri di Giampilieri, gestita dal sostituto procuratore Stefano Ammendola, nome in codice “Fire”. Ieri infatti per tre dei cinque imputati si è celebrato il giudizio abbreviato davanti al gup Daria Orlando (in precedenza altri due imputati avevano invece scelto la strada del rito ordinario). In questa tranche erano imputati un dipendente della Regione Siciliana, Massimo Spinella, 30 anni, un tecnico di laboratorio in pensione da qualche anno, il 60enne Antonino Spinella, tra l’altro presidente dell’associazione teatrale “I Malavoglia”, nonché padre di Massimo, e l’operaio Giuseppe Vecchio, 34 anni. Il pm Stefano Ammendola aveva richiesto condanne comprese tra i 5 e i 6 anni di reclusione. Il gup Orlando ha inflitto 3 anni e 8 mesi di reclusione più 600 euro di multa a Massimo Spinella; 2 anni di reclusione e 400 euro di multa a Antonino Spinella (concessa la pena sospesa); 3 anni e 4 mesi più 667 euro di multa a Giuseppe Vecchio. Il gup ha anche riconosciuto il diritto al risarcimento in sede civile alle sette parti civili che si sono costituite in giudizio, ed inoltre ha disposto la trasmissione degli atti al pm per due motivi specifici: nel primo caso perché il fatto contestato in uno dei capi d’imputazione originari secondo il gup è diverso da come è effettivamente contestato, nel secondo caso ha aderito ad una precedente richiesta del pm «per quanto di eventuale ulteriore competenza». Nell’inchiesta “Fire” sono coinvolti anche il sostituto commissario di polizia che era in servizio al commissariato Messina Sud, Giuseppe Marchiafava, 43 anni, e il 66enne Nunzio De Salvo, già noto alle forze dell’ordine. I due a suo tempo avevano invece scelto di proseguire con il rito ordinario, e la prossima udienza è stata fissata per il 12 maggio. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Lori Olivo, Giuseppe Amendolia, Bonaventura Candido, Anna Laura Muscolino, Tino Celi, Igor Bitto e Maria Lembo. In questa vicenda i reati contestati dalla Procura sono a vario titolo di tentata estorsione aggravata e continuata ai danni dei titolari del laboratorio di analisi, lo studio clinico “La Diagnostica” di Scaletta Zanclea. Massimo Spinella e Giuseppe Marchiafava devono rispondere anche di abuso d’ufficio aggravato e concorso in rivelazione e utilizzazione continuata di segreti d’ufficio; Antonino Spinella e Massimo Spinella di concorso in molestie o disturbo alle persone aggravato mentre Nunzio De Salvo è accusato di violazioni alle prescrizioni connesse alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno. In pratica, hanno ricostruito i carabinieri, il gruppo avrebbe messo in piedi un’attività illecita per impossessarsi del laboratorio, cercando di costringere due socie della ditta che gestiva il centro clinico a cedere le loro quote a Massimo Spinella, un socio estromesso in precedenza dall’attività d’impresa; e per convincere le due donne avrebbero incendiato una parte del palazzo dove si trova il laboratorio, le auto di alcuni dipendenti e di alcuni congiunti, avrebbero messo in atto alcune telefonate anonime per minacciare, e infine avrebbero presentato un esposto anonimo al commissariato Messina Sud contro il laboratorio, accusando i dipendenti di commettere reati proprio all’interno della struttura. L’indagine venne avviata nel marzo del 2010 dopo l’incendio dell’auto del fratello di una delle impiegate del laboratorio di analisi cliniche. Nuccio Anselmo – Gds