MESSINA: Mafia e appalti, tre condanne. La più alta al boss Mazzagatti

29 aprile 2011 Cronaca di Messina

La regola mafiosa del “3 per cento” negli appalti a Barcellona raccontata dall’imprenditore-pentito Maurizio Sebastiano Marchetta ha portato nel pomeriggio di ieri ad altre tre pesanti condanne, questa volta in regime di giudizio abbreviato. E le ha inflitte il tribunale di Barcellona, presieduto dal giudice Maria Celi e composto dai colleghi Rosaria D’Addea e Francesco Catanese, che in questo caso era in trasferta a Messina per ragioni legate alle videoconferenze. Erano le 18,30 circa quando dopo oltre tre ore di camera di consiglio il presidente Celi ha letto la sentenza: 8 anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti al boss dei cosiddetti “Scozzesi”, Pietro Nicola Mazzagatti, ritenuto il referente della famiglia barcellonese per il territorio di S. Lucia del Mela; 8 anni e mezzo a Vincenzo Licata, ritenuto organico ed elemento di spicco della famiglia mafiosa Di Gati, di Agrigento; e infine 6 anni e 8 mesi di reclusione all’altro agrigentino coinvolto nel processo, Domenico Mortellaro. L’accusa, in questo caso il sostituto della Dda Giuseppe Verzera, che all’epoca seguì anche l’inchiesta della squadra mobile di Messina, all’udienza scorsa aveva chiesto la condanna a 13 anni per il boss Mazzagatti e 10 anni per i due “rappresentanti” agrigentini. Sempre all’udienza scorsa avevano concluso i loro interventi difensivi gli avvocati Tino Celi, Carlo Autru Ryolo e Nino Favazzo. Il tribunale ieri ha anche riconosciuto il risarcimento, che sarà quantificato nel corso di un altro procedimento in sede civile, per le due parti civili che si erano costitute in precedenza, vale a dire il Comune di Barcellona e l’architetto Marchetta, l’imprenditore edile che è stato anche in passato vicepresidente in quota AN del consiglio comunale di Barcellona. Il Comune di Barcellona è stato rappresentato dall’avvocato Pinuccio Calabrò, l’imprenditore Marchetta dall’avvocato Roberta Biondo. Fu l’architetto Marchetta con le sue rivelazioni, rilasciate a partire dall’inizio del 2009, a raccontare alla squadra mobile ed alla Dda di Messina lo scenario della cosiddetta “messa a posto” negli appalti del Barcellonese, e cioé la mazzetta del 3 per cento che chi si aggiudicava gli appalti pubblici doveva obbligatoriamente pagare alla famiglia mafiosa barcellonese. Le condanne decise ieri, nel quadro complessivo dell’inchiesta “Sistema”, si vanno ad aggiungere a quelle decise, sempre in abbreviato, lo scorso 25 febbraio: 10 anni e 8 mesi per il boss Carmelo D’Amico, ritenuto il “reggente” della famiglia mafiosa dei Barcellonesi; 7 anni e 10 mesi al collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, un tempo a capo del gruppo mafioso dei Mazzarroti. A febbraio era stato invece assolto l’imprenditore-collaborante Alfio Giuseppe Castro, originario di Acireale, e ritenuto organico alla famiglia etnea dei Santapaola. Il boss Mazzagatti aveva imposto il pizzo alla società Co.Ge.Mar. di Marchetta per un appalto nel Comune di Gualtieri Sicaminò, mentre i due esponenti della “famiglia” Di Gati gli avrebbero imposto invece di rinunciare all’aggiudicazione di una gara per lavori pubblici a Barcellona. Nuccio Anselmo – Gds