MESSINA, TUTTI I RETROSCENA DELL'OPERAZIONE 'PISTA DI SABBIA': Corse di cavalli, venti arresti. Coinvolti pure tre veterinari. I carabinieri applicano una legge speciale del 2004: sequestrate 10 stalle, 70 indagati

30 aprile 2011 Cronaca di Messina

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Al business senza scrupoli delle corse clandestine, delle truppe di motorini attorno a cavalli spesso dopati e lanciati all’impazzata, maltrattati e portati talora sino alla morte, è stato dato forse lo sfratto dalle strade di Messina. Ci sia alle spalle, o meno, la macchina organizzativa dei clan (non emerge però, stavolta, un accentramento verticistico di tipo mafioso) poco importa: secondo i carabinieri e la Procura vi sono gli estremi della «associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento e all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali». Ben oltre le denunce per maltrattamento o interruzione di pubblico servizio: ricorrendo alla legge 129 del 2004, gli investigatori, all’alba di ieri, hanno fatto scattare 20 arresti: 17 con l’imputazione associativa, 3 per concorso esterno. A coronare un lungo lavoro fatto d’appostamenti e di intercettazioni, ben 100 militari, e perfino un elicottero giunto in volo da Catania per vigilare dall’alto su quel blitz che ha colto tutti di sorpresa in rioni come Camaro, Maregrosso e Gravitelli e in una viuzza del centro. Su questo e tanto altro s’è soffermato ieri in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri, col. Claudio Domizi, che assieme al responsabile del nucleo investigativo, il maggiore Pietro Vinci, e al comandante della Compagnia Messina Centro, il capitano Giuseppe Mennella ha fornito i dati dell’operazione “Pista di sabbia” svolta dal Nucleo operativo. Al loro fianco il sostituto procuratore Federica Rende che ha coordinato l’intera indagine. Che iniziata fin dal 2006, scesa in profondità grazie a una serie di bltz, in particolare il massiccio intervento nel febbraio 2008, e di recente allargatasi, con l’aiuto della Polizia municipale, all’episodio del cavallo morto in via Giolitti, ha portato all’esecuzione di 19 dei 20 provvedimenti emessi dal gip Daria Orlando: l’ultimo dei ricercati dovrebbe a breve costituirsi. E 70 sono gli indagati. A dodici degli arrestati è stato concesso il beneficio dei domiciliari. Tra questi figurano tre veterinari svolgenti attività privata, accusati di “concorso esterno” all’associazione in relazione ad alcuni trattamenti farmacologici dopanti, con anabolizzanti o steroidi talora d’uso umano, cui gli animali erano sottoposti. «Pesantissime – denunciano i Carabinieri – le sofferenze inflitte agli animali, costretti a correre in condizioni per loro innaturali, vittime di gratuite percosse, esposti al rischio di cadute e collisioni, e sottoposti a consistenti trattamenti farmacologici ad efficacia dopante, praticati talvolta con la consulenza di veterinari. In diversi casi ciò ha causato la morte degli animali, come testimoniato dal ritrovamento di carcasse abbandonate e, nelle ultime settimane, dal decesso di un cavallo sfuggito al controllo del suo fantino in pieno centro». Il tracciato delle corse clandestine, dapprima concentrato sul viale Giostra, dopo la realizzazione da parte del Comune di alcuni dossi, si era allargato su altre strade vitali del centro e della zona sud, mentre il business delle scommesse che aveva fatto proseliti sul territorio provinciale, il comprensorio tirrenico e quello catanese, non senza l’arrivo di fantini dalla Calabria. E così, secondo il linguaggio dei cavaddari, a volte si utilizzava “la marina”, la Litoranea Nord fin dall’Annunziata verso Ganzirri, altre volte la “strada larga”, la SS. 114 nel rettilineo di Santa Margherita. Fino alle gare in trasferta a Galati, a Giammoro, a Fondachello di Fiumefreddo etneo. Nelle 10 stalle si è sequestrato un po’ di tutto: farmaci, cateteri e siringhe, referti medici e fatture, calessi, cronometri e denaro contante. L’organizzazione non aveva una struttura piramidale ma tanti partecipanti, ciascuno con un ruolo preciso e un diverso livello di responsabilità: da chi acquistava i cavalli, a chi faceva scorte di farmaci, agli organizzatori veri e propri delle corse a chi si prendeva cura, in base al peso dei fantini, della riequilibratura dei calessi. In carcere con l’accusa di associazione a delinquere per le corse clandestine sono finiti Davide Tricomi, 35 anni; Antonino Tricomi, 43 anni; Antonio Romeo, 27 anni; Santo Currò, 49 anni; Placido Catrimi, 51 anni, Carmelo Scotto, 34 anni; Mario Di Bella, 28 anni. I domiciliari, invece, sono stati conecessi a Cesare Graziano, 47 anni; Salvatore Mangano, 31 anni; Antonino Turrisi, 47 anni; Salvatore Tricomi, 42 anni; Francesco Tricomi, 21 anni; Giuseppe De Salvo, 46 anni; Antonino Currò, 30 anni; Vittorio Catrimi, 29 anni; Pietro Squadrito, 37 anni. E infine con l’accusa di concorso esterno i tre veterinari Antonino Di Blasi, 39 anni, Nazzareno Naso, 50 anni e Giuseppe Catone, 54 anni. Alessandro Tumino – GDS


Peso, circuiti e scommesse. Le gare studiate nei dettagli

Per certi aspetti alcune delle caratteristiche delle gare clandestine di cavalli le ritroviamo in Formula Uno. Si pensi alla ricerca del perfetto equilibrio tra il peso di fantino, calesse e cavallo, raggiunto anche con l’ausilio di piombi piazzati sulle “carrozzine”. Qualcosa di simile si verifica nei bolidi guidati da Vettel, Hamilton o Alonso, impegnati in circuiti dalle caratteristiche differenti. E il giusto mix tra i tracciati viene anche studiato dai promotori delle corse equine. Lo dimostrano le competizioni effettuate in salita (sui viali Giostra e Gazzi), su ampi rettilinei (vedi litorale di Santa Margherita) o, perché no, in trasferta (Galati, Giammoro e Fondachello di Fiumefreddo, nel Catanese). E che dire poi dello start a suon di pistola. In questo caso la similitudine va ricercata in discipline quali i 100 metri su pista. Con una sostanziale differenza di fondo: l’illegalità nel caso delle galoppate su strada. Lo ha ribadito in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri Claudio Domizi, secondo cui «l’operazione ha infranto il senso di impunità avvertito tra i membri dell’organizzazione, fondato sulle difficoltà per le forze dell’ordine nell’azione di contrasto». Come si legge nell’ordinanza firmata dal gip Daria Orlando, su richiesta del sostituto Federica Rende, del giro faceva parte Placido Siracusano, detto Dino o “il milazzese”, intercettato il 3 novembre 2006, due giorni prima di una gara mentre parla al telefono con Carmelo Scotto: «Quel pony deve correre con “Oscar” a cinque chilometri… nella “marina”… ma ci vince… ma tu lo ha i visto che cavallo è? In effetti la competizione ha luogo, «davanti ad un pubblico di circa 600 persone, evidentemente interessate alle scommesse». L’organizzazione delle competizioni avviene «durante la settimana» in bar come il “San Martino”, «davanti al quale», nelle giornate precedenti le corse, c’erano «vasti assembramenti di persone» che si riunivano «per effettuare le puntate»; il “Policlinic bar” e il bar “Desiderio”. Si concorda, inoltre, la cifra da scommettere (anche 4-5 mila euro), parte della quale versata a titolo di caparra dallo sfidante. Alla scommessa principale, riguardante i titolari dei cavalli, si affiancano quelle collaterali, raccolte da allibratori. Oggetto di negoziazione, l’ubicazione e la lunghezza del tracciato, l’identità dei fantini e il loro peso corporeo. Il 2 giugno 2007 un certo Salvatore dice a Davide Tricomi: «vedi che mi sono “attaccato” la corsa con il tuo cavallo… con quello di Paolo Naso… il fantino è di 80 chili…». Il successivo 5 luglio Davide Tricomi informa Antonino Tricomi di avere “attaccato” la corsa con “Tindaro” e che i fantini dovranno pesare 75 chilogrammi, con un carico supplementare: «ti devi mettere dieci chili morti…», posta in palio 1.000 euro. Spesso, inoltre, le sfide si svolgono «tra gruppi provenienti da province diverse, quali Catania e Reggio Calabria», segno della «disponibilità di mezzi deputati al trasporto di animali da parte delle consorterie criminali». Agli “eventi” partecipano anche sorvegliati speciali: «Vedi che domenica corriamo alle sette di mattina… perché il nipote di Placido Catrimi, il Frittella, dice che ha la sorveglianza», racconta Davide Tricomi a proposito di Salvatore Strano, padrone del cavallo. Una parte dell’ordinanza è dedicata alle scommesse. Eccetto la somma a titolo di caparra, «il resto viene riscosso direttamente sul luogo della corsa o subito dopo, presso uno dei soliti bar o presso la stalla del vincitore». Il 13 maggio 2007 Davide Tricomi fa presente a Placido Siracusano di avere organizzato una gara con “Il lupo”, alla “Marina”, sulla distanza di mille metri: «1.000 euro è la giocata… e 250 il lascito». Il 21 giugno, invece, la posta sale a 2.500 euro. Piuttosto coloriti, poi, i commenti sulle prestazioni degli equini: «volava questa aimenta… ma io non l’ho vista galoppare… se c’ero io ti dicevo… giochiamo 200-300 euro che li vinciamo facili facili». Quanto al materiale custodito nelle stalle, nel corso della perquisizione effettuata dai carabinieri, il 19 novembre 2007, in via Don Blasco, a Maregrosso, vengono trovati e sequestrati «numerose confezioni e flaconi di farmaci, antibiotici e sostanze chimiche varie, cateteri, siringhe, anche di nandrolone, deflussori, provette e garze, un cronometro, 11 fotografie ritraenti un cavallo sanguinante». «Abbiamo fatto bene che abbiamo comprato questo pony… gli abbiamo dato sette carte… con 100 chili va a 12 in mille metri», afferma uno degli intercettati, evidentemente soddisfatto. Opposto il giudizio di Antonino Tricomi sul pessimo rendimento di un animale: «telefono a quello che compra i cavalli da Salvatore… e glielo do per macello… fallo morire perché è un indegno… gli ho dato colpi di legno… è miserabile… non vuole affondare… E ancora: «l’ho portato in spiaggia, gli abbiamo pure rotto una “zotta” però l’abbiamo inquadrato… ora gira bello pulito, gli sono gonfiate le cosce». Il veterinario Nazzareno Naso, poi, consiglia di somministrare cortisone per fare guarire un cavallo, dato che ci sarebbe stata presto una gara con un’alta posta in palio: 3 mila euro. In occasione delle competizioni agli animali venivano somministrate per via orale sostanze e aminoacidi, a mezzo di “siringoni”, quali biocompress, carnitina, “preparazione 55” e “Lactanase”. Riccardo D’Andrea – Gds

“Pista di sabbia”: il nome ispirato dal commissario Montalbano
Sono due i motivi che hanno spinto gli inquirenti a chiamare l’operazione “Pista di sabbia”. Il primo è legato all’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, pubblicato nel giugno 2007. Il secondo al fatto che la maggior parte delle corse al centro delle indagini si è svolta lungo arterie parallele alla spiaggia: i fantini, ad esempio, si sono sfidati alla “Marina”, sul tracciato compreso tra la rotonda dell’Annunziata e la parte iniziale della via Consolare Pompea, e sulla “Strada larga”, porzione della Statale 114 in località Santa Margherita. Quindi, sfide accese con vista mare. Tornando all’opera dello scrittore siciliano, tutto ha inizio quando il commissario Montalbano s’imbatte in un cavallo morto ammazzato sull’arenile di fronte a casa sua. Episodio inquietante così come i tanti ricostruiti dalla procura e dai carabinieri di Messina (tra le mura cittadine e non solo). Che in alcuni casi hanno trovato davanti ai loro occhi esemplari privi di vita, lasciati crepare nelle stalle o abbandonati, al termine di una breve ma intensa attività agonistica. Giudicati non più adatti alle competizioni e per questo destinati a diventare carne da macello o, nella migliore delle ipotesi, regalati a qualcuno. E sulla triste carriera cucita addosso a questi poveri animali, sfruttati per lo più dai clan, tanto da portare alla nascita di un termine emblematico “zoomafia”, ha acceso più volte i riflettori la Lav. La Lega anti vivisezione esprime grande compiacimento per il blitz culminato nell’arresto di 20 persone. «È l’ennesima conferma della pericolosità sociale delle organizzazioni criminali dedite alle corse clandestine», afferma Ciro Troiano, responsabile Lav. Il quale ricorda tra le operazioni di maggiore rilievo le “Big horse” (2004), “Diomede” (2005), “Zodiaco” (2006), “Arcangelo” (2007), “Morus” e “Febbre di cavallo” (2009). «Altre inchieste – rimarca Troiano – hanno dimostrato che l’illegalità nel mondo dell’ippica vede coinvolti clan di spessore criminale di primo livello, come i Casalesi, i Labate, i Santapaola, il clan Giostra di Messina, il gruppo legato al boss Spartà, i Parisi, i Capriati e gli Strisciuglio di Bari, i Ferrera di Catania». Spaventoso il giro d’affari, che annualmente si attesta sul miliardo di euro. Per arginare un fenomeno che, purtroppo, non muore mai, la Lega anti vivisezione chiede alle forze dell’ordine di intensificare i controlli in stalle e scuderie abusive e risalire ai proprietari degli animali. «L’applicazione dell’anagrafe equina e la vigilanza sulle stalle – prosegue Troiano – consentirebbe di verificare lo stato in cui vengono tenuti i cavalli, spesso rinchiusi in ambienti privi di autorizzazioni e in condizioni igieniche pessime». Purtroppo, inoltre, lo sviluppo di internet crea terreno fertile alle corse e a tutto ciò che ruota attorno. Il web, come si evince dai video su You Tube, si conferma fondamentale veicolo di propaganda, raccolta di scommesse e promozione dell'”evento”.(r.d.)

Dal caso su YouTube all’animale morto in via Giolitti
Se l’operazione “pista di sabbia” sarà la vera svolta radicale, come tutti si augurano, per mettere la parola fine su uno dei fenomeni organizzati, più scandalosi, di maltrattamento degli animali, oltre che di business delle scommesse e occupazione di strade, lo si potrà vedere solo nei prossimi mesi ed anni, dagli esiti del procedimento cui i venti arrestati, e i 70 indagati, verranno sottoposti, naturalmente con le garanzie di difesa loro dovute. Certo è che nell’ultimo quinquennio, anche al di fuori dell’approfondita indagine coordinata dal pm Rende, i tentativi di Polizia e Carabinieri di recidere la “malapianta”, che tortura gli animali e squalifica la città, si sono susseguiti senza posa. Purtroppo spesso capi d’imputazione e blitz hanno dovuto fare i conti con normative non adeguatamente severe, e non di rado s’è provato quasi un senso generale d’impotenza. Adesso i nuovi riscontri incrociati, ed il ricorso alla legge 129 del 2004, sembrano poter dare una svolta, con quel “deterrente” che si lega solo ai provvedimenti d’arresto, e contribuendo a una migliore presa di coscienza civile della gravità intollerabile di questo antico “vizio”. Volendo ricordare solo alcuni dei maggiori blitz, centrale nell’indagine è risultato il maxi intervento effettuato sulla Litoranea nord all’alba del 18 febbraio 2008 dai carabinieri della compagnia Messina Centro non senza l’ausilio di una motovedetta dal mare: sequestrati 2 cavalli, circa 1600 euro di posta di scommessa, e ben 28 denunciati per interruzione di pubblico servizio. Nel 2009 e nel 2010, d’estate e d’inverno, tra Giostra e la Litoranea, interventi e denunce di Questura ed Arma si sono susseguiti con buoni risultati ma senza potere stroncare alla radice il fenomeno, costringendo i componenti dell’organizzazione illegale a provare davvero una grande paura delle conseguenze dei singoli reati contestati. Nel 2010 – mentre la serrata indagine andava avanti – è esploso anche il caso mediatico nazionale delle corse messinesi sull’asse “You Tube”-Striscia La Notizia, con i due video immessi sul web da alcuni partcipanti, con il “boom” dei 20.000 contatti. Ma prima ancora del Tg satirico a registrare la diffusione universale di tali immagini umilianti per la nostra città, era stato un approfondito scoop della “Gazzetta”, contenente la testimonianza dei residenti di Paradiso «Svegliati all’alba e sequestrati in casa». Da ultimo, l’1 aprile, con un drammatico effetto choc è arrivata la morte all’alba, vicino villa Dante, davanti a decine di persone, di uno splendido cavallo. Su alcuni organi e sui campioni ematici sono tuttora in corso alcuni esami autoptici. In quest’ultima tranche dell’indagine, prezioso è stato l’apporto della sezione di polizia giudiziaria e del centro trasmissione radio della Polizia municipale, sotto la guida del capitano Lino La Rosa e il coordinamento del comandante Calogero Ferlisi. Il fantino Davide Tricomi, risulta uno dei 20 arrestati che deve difendersi dall’accusa di far parte di una «associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento e all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali».(a.t.)

L’OPINIONE DI LUCIO D’AMICO: Benvenuti nella città dei Frittella

Era tutto in mano a Frittella, Ricchiazze, Ficarazza, Il Milazzese e Peppineddu. Sono loro, assieme ad altri (compare anche un Panzazza), ad aver architettato e gestito il traffico delle corse clandestine portato alla luce, dopo anni di indagini sul campo, dall’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmato dal giudice Daria Orlando. Soprannomi che fanno ridere ma che, per chi li porta addosso, sono motivi di vanto nel proprio quartiere, quasi nomi di combattimento. Scommettiamo sul cavallo del Frittella o di Ricchiazze? E a chi tocca organizzare i servizi d’ordine e di viabilità, quando per chilometri intere strade del centro e della periferia diventano “cosa loro”, piste dell’ippodromo privato dove ogni sabato o domenica mattina si svolgono gare che neppure a San Siro… Il comico si unisce spesso al tragico. E questo mondo finalmente emerso, dopo infinite denunce e segnalazioni (e, consentiteci, non c’era certo bisogno di “Striscia la Notizia” per scoprirlo!), fa letteralmente schifo. Le prime vittime ovviamente sono i cavalli, dopati, bastonati, martirizzati, in diversi casi uccisi e lasciati sull’asfalto. E vittime sono anche tutti coloro che, stranieri in casa propria, hanno vissuto e vivono in rioni posti sotto assedio, presidiati e controllati da ronde e sentinelle guidate magari dal Polpetta o da Facciatagliata…(l.d.)

I numeri
20 – gli arrestati, per otto di loro si sono aperte le porte del carcere di Gazzi, per gli altri arresti domiciliari
70 – gli indagati
5 – le corse clandestine
interrotte o impedite durante l’operazione
16 – i cavalli sequestrati, otto sono stati prelevati ieri mattina
10 – le stalle, in gran parte abusive sequestrate dai vigili urbani: a Camaro, in viale Europa, a Gravitelli, via Salandra.