VIBO VALENTIA: Altro colpo al "forziere" del clan Pesce. Sotto sequestro i beni intestati a Ettore Tassi tra cui il noto locale Glam di Giò, una villa e una Porsche

30 aprile 2011 Mondo News

Un altro colpo all’impero patrimoniale del clan Pesce di Rosarno è stato assestato ieri a Vibo Valentia. Al sequestro milionario di una settimana fa, messo a segno dalla Procura di Reggio Calabria che ha posto sotto chiave beni per 190 milioni di euro, se ne è aggiunto un altro per un valore di 4 milioni e mezzo. A conti fatti dal forziere della cosca sono venuti a mancare in pochi giorni ben 194 milioni e 500mila euro. Un’aggressione senza precedenti che ora rischia di fare sgretolare l’impero economico costruito negli anni dalla potente organizzazione criminale. Gli affari della grande famiglia si estendevano anche nel Vibonese, attraverso il controllo di attività commerciali e l’intestazione fittizia di beni a persone di fiducia. Ieri gli uomini della sezione anticrimine della Questura di Vibo Valentia e del Nucleo di Polizia Tributaria Gico-Sco della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno assestato un altro colpo importante attraverso il sequestro di uno dei bar più noti della città Glam di Giò, una villa a Ricadi, e alcune autovetture in un garage di Mileto, tra cui una Porsche Panamera. Il provvedimento di sequestro è stato emesso nei confronti di Ettore Tassi, 52 anni, originario di Mileto e residente a Ricadi, dal Tribunale sezione misure di prevenzione di Reggio Calabria (presidente Vincenzo Giglio a latere Antonio Scortecci e Anna Carla Mastelli) su richiesta della Procura della Repubblica della città dello Stretto. Esso si fonda principalmente sul coinvolgimento di Tassi nel procedimento penale scaturito dall’operazione denominata All Inside, che ha potuto contare, tra l’altro, sulle dichiarazioni accusatorie della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce, nipote del capocosca Antonio Pesce in quanto figlia di suo fratello Salvatore. In questo contesto è emersa la figura di Ettore Tassi, al quale è stato attribuito il ruolo di prestanome – unitamente alla moglie Giovanna Iulio – di Salvatore Pesce, detto “U Babbu”. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa tenutasi in Questura e alla quale erano presenti il questore Giuseppe Cucchiara, il ten. col. Claudio Petruzziello del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, nonché del comandante provinciale del Nucleo di Polizia Tributaria di Vibo Michele Di Nunno e del dirigente della sezione anticrimine della Questura Angelo Foti. In particolare, è stato chiarito che il noto locale era stato intestato da poco al figlio di Ettore Tassi, Francesco; mentre le auto e la villa alla moglie Giovanna Iulio. Le indagini che hanno portato alla richiesta di sequestro sono state condotte parallelamente dalla Questura di Vibo e dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Un’azione a “tenaglia” attraverso la quale non sarebbe stato difficile individuare, secondo quanto emerso, come Tassi fosse uno dei prestanome del clan Pesce. Sottoposto in precedenza alla sorveglianza speciale, Ettore Tassi, insieme alla moglie Giovanna Iulio, il 21 aprile scorso era stato rinviato a giudizio dal gup di Reggio Calabria per intestazione fittizia di beni finalizzata ad eludere la normativa sul sequestro dei patrimoni di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di beni riconducibili a Salvatore Pesce. Il sequestro è stato preceduto da indagini tradizionali che si sono incrociate con l’utilizzo di mezzi più sofisticati. In particolare, gli investigatori nel corso della conferenza stampa hanno osservato che il locale denominato Glam di Giò negli anni passati ha ospitato una selezione regionale di Miss Italia, manifestazione di rilievo nazionale; così come non è sfuggito che la lussuosa villa ubicata in località Fortino di Santa Maria di Ricadi, nota località turistica del Vibonese, agli uffici del Catasto era stata registrata come un semplice fabbricato rurale. Gli stessi inquirenti hanno chiarito che il locale, tra i più frequentati della città e, soprattutto, dai giovani, continuerà a rimanere aperto. Il Tribunale di Reggio Calabria, infatti, ha provveduto a nominare un amministratore giudiziario. «Il sequestro restituisce spazi di sana economia alla collettività – ha commentato il questore Giuseppe Cucchiara. Offre più spazio all’economia e alle attività commerciali sane». Nicola Lopreiato – Gds

Il precedente
Il forziere del clan Pesce è stato ulteriormente alleggerito con il sequestro di altri beni. Il valore questa volta ammonta a 4 milioni e 500mila euro. L’operazione è stata portata a termine ieri nel Vibonese dagli uomini della sezione Anticrimine della Questura di Vibo e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in esecuzione di un decreto disposto dal Tribunale reggino. In precedenza era stato assestato un altro durissimo colpo all’impero economico della potente cosca della ‘ndrangheta. Sotto chiave, la settimana scorsa, erano finite 44 abitazioni, 12 autorimesse, 60 terreni, 56 autoveicoli e 108 autocarri.
Nell’elenco dei beni posti sotto sequestro anche due società di calcio: l’Interpiana e la Sapri srl, militanti in serie D, entrambe affidate a dei presunti prestanome dei Pesce.