CULTURE: Addio a Ernesto Sábato, lo scrittore dei desaparecidos

1 Maggio 2011 Culture

Lo «scrittore tragico» della letteratura argentina, Ernesto Sábato, è morto a 99 anni nella sua casa di Santos Lugares, nei dintorni di Buenos Aires. La sua seconda moglie, Elvira Gonzalez Fraga, ha detto che era quasi cieco, parlava poco, e che una bronchite negli ultimi giorni gli è stata fatale: «Alla sua età è stata terribile». I genitori di Sábato erano emigrati in Argentina da Paola e dai centri albanesi della Calabria: dal 1999 era cittadino italiano. L’autore di “El Tunel”, di “Sopra eroi e tombe” e più recentemente di “Prima della fine”, avrebbe compiuto 100 anni il 24 giugno. Per oggi era in programma alla Fiera Internazionale del libro di Buenos Aires un omaggio a Sábato, proprio per ricordare il secolo di vita dello scrittore. «Non mi sono mai considerato uno scrittore professionista, di quelli che pubblicano un romanzo all’anno – ha dichiarato Sábato, che era anche pittore di pregio, in una delle sue ultime interviste – Al contrario spesso alla sera bruciavo quello che avevo scritto al mattino». Il 1984 è stato per Sábato un anno importantissimo. Ricevette il premio Cervantes, maggiore onorificenza letteraria per gli scrittori in spagnolo, concesso prima ad un argentino solo: Jorge Luis Borges nel 1979. E divenne quell’anno presidente della Commissione nazionale sulla sparizione di persone, creata per indagare sui crimini contro l’umanità commessi dalla dittatura militare argentina (1976-83). Partecipò attivamente alla redazione del dossier “Nunca Mas” che racconta gli orrori perpetrati dai militari contro 30 mila «desaparecidos». L’Italia gli ha dato il premio Medici nel 1977. Il padre Francesco Sábato e la madre Giovanna Maria Ferrari avevano un mulino per fare la farina a Rojas, nei pressi di Buenos Aires, dove Ernesto venne alla luce: giorni prima della sua nascita moriva un fratello di due anni, chiamato pure lui Ernesto, e questo fatto lo ha marcato per la vita intera. Sábato si è laureato in fisica nel 1938 ma ha preferito dedicarsi alla letteratura. «Solo chi è capace di intravedere l’utopia – soleva dire ai giovani che lo andavano a trovare a Santos Lugares – sarà adatto al combattimento decisivo: quello di recuperare tutta quanta l’umanità che abbiamo perso». Si sposò una prima volta con Matilde Kusminsky, giovane di 19 anni che fuggì di casa per unirsi allo scrittore. Frequentava Borges: «Sono state interminabili le nostre conversazioni su Platone e Eraclito di Efeso: ma purtroppo nel 1956 ci hanno separato aspre discrepanze politiche». Sábato aveva aderito al partito comunista. Nel 1980 gli venne concessa la Legion d’Onore francese, e nei primi anni del millennio perse la moglie e un figlio. Secondo il figlio Mario, autore di un documentario sulla vita del padre, negli ultimi tempi Sábato viveva amorosamente con la seconda moglie Elvira, ma da tre mesi stava molto male. Durante il Congresso sulla Lingua spagnola del 2004 a Rosario, il Nobel della letteratura portoghese Josè Saramago celebrò alla grande la carriera di scrittore di Sábato, che ruppe in quei giorni la riservatezza in cui aveva sempre vissuto, scattando qualche immagine con la squadra di calcio del Rosario Central al completo. «Uno scrittore tragico, eminentemente lucido. – ha detto di lui Saramago – La sua letteratura apre strade nei labirinti dello spirito dei lettori e non permette neppure per un istante di deviare gli occhi dall’angolo più buio dell’essere umano».