CULTURE – Una giornalista sulle orme della Politkovskaja: Julia Latynina ha avuto il premio Cutuli

17 Maggio 2011 Culture

Al Salone di Torino è stato l’anno della Russia, Paese ospite ma anche al centro dell’interesse di tantissimi visitatori. Due soprattutto le figure di spicco: i giornalisti Yulia Latynina e Zachar Prilepin. Di “nuova Politkovskaja” si parla a proposito di Yulia Latynina, che scrive per la “Novaja gazeta”, dove lavorava la giornalista uccisa, presente al Salone con il suo libro “Il richiamo dell’onore” (Marco Tropea editore), e che ha ricevuto il Premio Maria Grazia Cutuli per la sezione stampa estera e il premio Freedom Defenders Award dal Dipartimento di Stato Usa. Il suo libro, pur col ritmo vertiginoso del thriller, è un attacco feroce e allo stesso tempo pieno di ironia e satira all’attuale sistema politico russo. In un’immaginaria repubblica caucasica vicina alla Cecenia e bagnata dal Mar Caspio si affrontano due uomini dalla forte personalità: un alto funzionario russo, educato ad Harvard, segnato dallo choc d’un rapimento subito tempo prima da parte di un gruppo armato islamico, che cerca inutilmente di governare un Paese per tradizione corrotto; un leader ceceno fedele alle tradizioni islamiche, coraggioso e osservante del suo codice d’onore, ma privo di scrupoli nel difendere la propria causa. Attorno a loro, una folla di politici e militari, uomini e donne ambiziosi, grotteschi, corrotti che contribuiscono a trasformare la vicenda politica del Caucaso in una tragedia senza soluzioni. Piace molto al pubblico ma anche agli editori anche lo scrittore russo Zachar Prilepin, 39 anni, autore di “Patologie”, dedicato alla guerra in Cecenia. Titolo più venduto dalla casa editrice Voland, il romanzo ha scatenato un grande interesse verso il suo autore del quale piccoli, medi e grandi editori stanno cercando di comprare gli altri libri; finora ha pubblicato tre romanzi e una raccolta di racconti. Ma la Voland ci ha pensato prima e non ha intenzione di mollare la sua nuova star. E la madrina dell’edizione di quest’anno, Daniela Di Sora, fondatrice della Voland, non può che essere contenta. «Non conoscevo di persona la Politkovskaja ma nella cerchia di chi la conosceva bene l’opinione diffusa è che il suo assassinio sia stato commissionato dalla Cecenia e anch’io sono convinto che i russi non c’entrino nulla con la sua morte» ha detto Prilepin. «La Politkovskaja ha parlato spesso di casi giudiziari in Cecenia. In Europa – continua – viene idealizzata la Cecenia, ma la situazione è molto più oppressiva di quella che c’è in Russia». «Penso di essere il primo in Russia ad aver scritto sul tema della Cecenia – racconta Prilepin – È un argomento che in alcuni paesi europei riscuote un successo quasi morboso, ma per me la componente più importante del libro è quella psicologica» spiega l’autore, che è un veterano della guerra in Cecenia, dove era arruolato nei corpi speciali russi degli Omon, esattamente come il protagonista del suo romanzo, il giovane Egor, ed è anch’egli redattore della “Novaja gazeta”. m.c.