IL DOCUMENTO – La verità dell'ex boss pentito Carmelo Bisognano: quella discarica è Cosa Nostra

7 Luglio 2011 Cronaca di Messina

Tangenti, pizzo e omicidi all’ombra del business dei rifiuti. I rapporti con gli uffici comunali. Il cartello delle imprese, dal “barone” Rotella alla CaTiFra; l’omicidio di Antonio Rottino. Dopo il doppio blitz antimafia Gotha e Pozzo 2, le prime dichiarazioni dell’ex numero uno dei mazzarroti svela gli intrecci tra criminalità, imprese e istituzioni. – Prima parte.
In attesa del passaggio davanti al Tribunale del Riesame per la doppia operazione antimafia Ghota e Pozzo 2, continuano a venire alla luce molti retroscena degli ultimi 30 anni. Fatti nomi e persone ruotanti intorno la criminalità organizzata di Barcellona, svelati dall’ex boss pentito, Carmelo Bisognano. Sono moltissimi i verbali di Bisognano, della compagna Teresa Truscello, dell’ex braccio destro Santo Gullo e di Alfio Giuseppe Castro, garante degli interessi di Santapaola nel barcellonese, depositati agli atti delle inchieste che hanno portato a 24 arresti, nella notte di San Giovanni, tra boss e fiancheggiatori del clan di Barcellona. Uno in particolare è stato depositato recentissimamente, porta la data del 14 maggio ed è stato rilasciato proprio da Bisogano. Tra le altre cose, svela alcuni particolari interessanti sul principale degli affari curati dalle imprese della sua famiglia e quelle del suo clan, Mazzarrà Sant’Andrea, cioè il business rifiuti. Un affare redditizio per le imprese di movimento terra della zona, che traggono profitti anche dai molti vivai presenti nel comprensorio. Un affare costato la vita ad almeno uno dei fedelissimi di Bisogano: Antonino Rottino, ucciso nel 2006 per dare un segnale chiaro al boss, allora in carcere. Di come la mafia di Barcellona gestisce l’affare Bisognano spiega molto bene il meccanismo al pm della Dda, Giuseppe Verzera, proprio nel verbale rilasciato il 14 maggio scorso alla presenza del suo legale, l’avvocato Maria Cicero. Tirando in ballo immediatamente un’impresa che dopo essere cresciuta a Barcellona è sbarcata recentemente a Messina, la CaTiFra di Tindaro Calabrese, parente del senatore Mimmo Nania. Recentemente la CaTiFra si è aggiudicata gli appalti per la manutenzione dei giardini di Palazzo Piacentini e per l’illuminazione pubblica, strappandola a un decennio di “monopolio” della ditta Schipani. I suoi rappresentanti siedono nel direttivo messinese dell’Ance, l’associazione dei costruttori, fino a qualche mese fa guidata da Carlo Borella, dimessosi dopo il suo coinvolgimento in una precedente inchiesta antimafia con l’accusa di consentire ai boss barcellonesi di incassare il pizzo attraverso una sovrafatturazione dei lavori effettuati dalla sua impresa, la Demoter. Prima di Bisognano delle imprese ruotanti intorno alle discariche aveva parlato solo Enzo Marti, il marchigiano funzionario di TirrenoAmbiente, legato a Vincenza, sorella del boss, coinvolto nel processo Vivaio e divenuto collaboratore di giustizia. Della CaTiFra, invece aveva riferito l’ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona, l’imprenditore Maurizio Marchetta, testimone di giustizia contestato da più parti per via dei suoi rapporti, sempre negati anche all’atto della collaborazione, col boss Sam Di Salvo. Marchetta aveva indicato l’impresa come facente parte di un cartello che operava all’interno dell’Ance, ma che di là dall’effettuare semplici operazioni di lobby pilotava le gare pubbliche. Fino ad oggi però le dichiarazioni di Marchetta hanno prodotto scarsi risultati visibili per quel che riguarda il cosiddetto livello dei “colletti bianchi”. “Nell’anno 2000, ritengo nel secondo semestre – spiega Bisognano – venne erogato un finanziamento di circa 2 o 3 miliardi complessivi al Comune di Mazzarrà Sant’Andrea per la realizzazione di una discarica comprensoriale sempre nel territorio di Mazzarrà che doveva sorgere su quella vecchia. Venne indetta una gara alla quale parteciparono 14 o 15 imprese e l’appalto venne aggiudicato all’ATI costituita dalla CaTiFra di Calabrese Tindaro e alla Costanzo di Santa Domenica Vittoria o Randazzo. Il presidente della commissione è il tecnico comunale geom. Ravidà Roberto”. “Dopo l’aggiudicazione sorsero dei problemi, nel senso che la MDM di Emanuele Caruso – ndr: aggiudicataria di alcuni lavori allo stadio San Filippo di Messina, tra gli altri quelli del muro crollato poco prima del concerto saltato di Vasco Rossi – anch’essa concorrente, voleva impugnare l’aggiudicazione.” A informare il boss chiedendo un suo intervento per sistemare la questione – racconta Bisogano, furono Ravidà e Renzo Mirabito, consulente ambientale del comune di Mazzarrà: “Chiesero un mio intervento nella qualità di referente della mia organizzazione per evitare il ricorso amministrativo della MDM in quanto al Comune e anche a noi interessava che l’aggiudicazione all’ATI di cui ho detto fosse mantenuta.” Bisognano racconta che la faccenda fu sistemata coinvolgendo Sam Di Salvo “aveva i contatti diretti con i catanesi”, che la MDM si mise da parte di buon grado, dopo l’incontro con il boss. Precisa poi che la ATi era informata del suo intervento. Il boss svela anche la contropartita per i due funzionari comunali: “Mirabito (..) era il referente della CaTiFra in quanto è stato pagato da questa ditta per ottenere l’aggiudicazione della gara (…) Ravidà a sua volta venne nominato componente della Commissione PRUSST Valdemone di cui il Mirabito è Presidente.” Bisognano spiega poi che Mirabito era uomo del sindaco di Mazzarrà, Nello Giambò, anche lui favorevole all’aggiudicazione all’ATI Catifra-Costanzo per ragioni clientelari…. CONTINUA… da NORMANNO.COM

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