MESSINA: Durante la rapina uccisero un'anziana. Quattro condannati a trent'anni di carcere. Il gup ha deciso una pena di gran lunga più dura di quella che aveva richiesto l'accusa in abbreviato

9 Luglio 2011 Cronaca di Messina

Molto al di là delle richieste dell’accusa. Trent’anni di carcere per i fratelli Giuseppe e Emanuele Stagnitti, Antonino Cutrufello e Mario Papa, i primi tre originari di Graniti e il quarto di Francavilla. Nessuna distinzione di “partecipazione attiva” alla rapina mortale. No alle richieste di arresti domiciliari per poter lavorare. “Congelamento” dei termini di custodia cautelare vista la complessità della sentenza da scrivere. E trent’anni di reclusione con l’accusa di omicidio volontario aggravato per quattro ragazzi poco più che ventenni che pensavano a un colpo “facile facile” a ridosso delle feste di Natale dell’anno passato e adesso passeranno invece la loro giovinezza dietro le sbarre di una cella. Erano quasi le 13 ieri mattina quando il gup di Messina Maria Teresa Arena ha messo la parola fine al processo di primo grado per i quattro ragazzi della rapina mortale di Francavilla di Sicilia, un bottino da seimila euro che il 23 dicembre dello scorso anno costò la vita alla povera pensionata 88enne Rosaria Abate, affogata da una canottiera ficcata in tutta fretta in bocca durante il colpo, mentre l’altra sorella, la 91enne Vincenza Abbate, rimase ferita e terrorizzata (il loro cognome è proprio diverso, si trattò di un errore all’anagrafe mai corretto). La condanna a trent’anni di reclusione, inflitta oltretutto valutando lo “sconto” di pena per il rito abbreviato, è andata ben oltre le richieste che pochi giorni fa, il 5 luglio, l’accusa aveva formulato dopo una requisitoria di oltre un’ora. Il pm Camillo Falvo, il magistrato che aveva seguito anche le indagini dei carabinieri, aveva chiesto la condanna a 20 anni di reclusione per Papa e Emanuele Stagnitti, e a 16 anni per Cutrufello e Giuseppe Stagnitti. L’accusa aveva ricostruito tutto in base alle dichiarazioni dei quattro, con una differenziazione sul piano delle pene legata alla ricostruzione della vicenda dopo le indagini, secondo cui i primi due avrebbero materialmente immobilizzato le due anziane. Ma il gup Arena non ha creduto a questa tesi, ha forse valutato come più rispondente al vero il “tutti contro tutti” che emerse all’indomani dell’arresto nelle dichiarazioni dei quattro ragazzi, quando si accusarono vicendevolmente di essere saliti al primo piano dell’abitazione di via Gorizia alle due di notte, dove le due anziane sorelle stavano tranquillamente dormendo. E quando una cominciò a gridare, l’88enne Rosaria, le tapparono la bocca con una canottiera. Un gesto che fu fatale visto che il terrore aveva già provocato uno choc devastante. I difensori dei quattro ragazzi, gli avvocati Carmelo Scillia, Alessandro Billè, Carlo Lo Schiavo e Giorgio D’Angelo, quest’ultimo del Foro di Siracusa, tra l’udienza del 5 luglio e ieri coi loro interventi avevano tra l’altro cercato di proporre strade alternative alla qualificazione giuridica del fatto, per esempio quella dell’omicidio preterintenzionale, ma il quadro accusatorio per il gup Arena era evidentemente da subito ben delineato. La notte della rapina, il 23 dicembre del 2010, i quattro della banda, intorno alle 3 e 50 – e questa fu la svolta nelle indagini –, furono fermati per un controllo dai carabinieri a Giardini Naxos a bordo di un’auto. Da lì partirono i sospetti dei militari, che li accompagnarono in caserma per un controllo più accurato. Pochi giorni dopo fu tutto chiaro. Un tassello importante per le indagini fu l’acquisizione dei tabulati telefonici del gruppo, che rivelò un incastro di telefonate e soprattutto “l’aggancio” dei cellulari alla cella telefonica che serve Francavilla. NUCCIO ANSELMO – GDS

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