Il disastro ferroviario di Rometta del 2002 che provocò la morte di otto persone: Chieste quattro condanne per disastro ed omicidio colposo

7 Ottobre 2011 Cronaca di Messina

Si avvia a conclusione il processo di primo grado di una delle più gravi sciagure ferroviarie del nostro paese. Si tratta del disastro di Rometta Marea che il pomeriggio del 20 luglio 2002 provocò la morte di otto persone fra cui un macchinista e sette passeggeri. Oggi i PM Ugo Carchietti e Diego Capece Minutolo hanno chiesto la condanna per i quattro imputati. Al termina della requisitoria i rappresentanti della pubblica accusa hanno chiesto la condanna a 10 anni per Salvatore Scaffidi, responsabile del tronco lavori Fs di Milazzo, a 9 anni per Carmelo D’Arrigo, tecnico dello stesso settore, a 4 anni per l’imprenditore Oscar Esposito, titolare dell’omonima impresa di Caserta che effettuò i lavori di manutenzione sulla tratta qualche mese prima del disastro e per Roberto Giannetto, ispettore capo Fs dell’Ufficio territoriale di Catania. L’accusa per tutti è di disastro ed omicidio colposo. Carchietti e Capace Minutolo hanno invece chiesto il proscioglimento per prescrizione dal reato di lesioni colpose per tutti gli imputati. A seguire sono iniziate le repliche dei difensori mentre nei prossimi giorni i giudici del Tribunale entreranno in camera di consiglio per la sentenza. Un verdetto che, comunque riaccenderà le polemiche infinite che hanno caratterizzato la fase delle indagini preliminari. La tesi dell’accusa, infatti, e l’individuazione delle responsabilità si fondano su una superperizia, eseguita da un pool di esperti, sempre fortemente contestata dal collegio di difesa. Secondo i periti a provocare il disastro fu un “giunto provvisorio” che univa due rotaie e che sarebbe stato fissato male dagli addetti, provocando il deragliamento del treno Espresso “Freccia della Laguna”. Il convoglio, proveniente da Palermo e diretto a Venezia, ormai in prossimità della stazione di Rometta il treno, fu catapultato fuori dalle rotaie. Alcuni vagoni schizzarono contro l’edificio che ospitava l’abitazione del custode del vicino passaggio a livello. Altri si accartocciarono come fossero di carta velina. Fra le lamiere furono ritrovati i corpi senza vita di otto passeggeri fra cui un macchinista. Decine di persone rimasero ferite, molte delle quali estratte da coraggiosi soccorritori che per ore ed ore si alternarono nella ricerca di superstiti. C’erano tutti, dai VVF, alle forze dell’ordine, volontari, semplici cittadini che diedero una mano per aiutare e rifocillare i feriti fra cui diversi bambini. La Procura, evidenziò subito le responsabilità degli attuali imputati ed altrettanto fecero in seguito le due perizie, disposte da TrenItalia ed RFI. Secondo gli esperti chi doveva vigilare sulla corretta collocazione di quel giunto non lo fece ma ci sarebbe anche la responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la giusta velocità del treno su una tratta che non era sicuramente fra le più sicure. da tempostretto.it


Il disastro di Rometta ha nomi e cognomi. La pena più severa è stata chiesta per il responsabile dei lavori Fs, Salvatore Scaffidi: 10 anni

La prima udienza del processo risale al 18 novembre del 2004, a due anni di distanza della tragedia. Poi altri cinque di dibattimento. Fino ad arrivare a ieri, quando a Palazzo Piacentini dopo ben sette di anni dall’avvio del dibattimento di primo grado (e nove dal disastro), i pm Ugo Carchietti e Diego Capece Minutolo hanno pronunciato le loro richieste di condanna. Lo hanno fatto dinanzi ai giudici della Prima sezione del Tribunale di Messina, nei confronti degli unici quattro imputati per il deragliamento della “Freccia della Laguna” a Rometta Marea, dove il 20 luglio del 2002 morirono un macchinista e 7 passeggeri, mentre altri 60 rimasero feriti. Fu una delle più gravi sciagure ferroviarie che il nostro Paese ricorda. I quattro devono rispondere di omicidio colposo plurimo aggravato e disastro ferroviario. I rappresentanti della pubblica accusa, al termine della lunga requisitoria, hanno chiesto complessivamente 27 anni di carcere: 10 per il capo tronco dei lavori Fs tra Venetico e Milazzo, Salvatore Scaffidi; 9 per il tecnico dello stesso tronco, Carmelo D’Arrigo; 4 anni per l’imprenditore Oscar Esposito, titolare dell’omonima impresa di Caserta che effettuò i lavori di manutenzione sulla tratta Venetico-Milazzo qualche mese prima del disastro; e altri 4 per il direttore dei lavori, Roberto Giannetto, ispettore capo Fs dell’Ufficio territoriale di Catania. I due rappresentanti della pubblica accusa hanno chiesto inoltre di dichiarare la sopravvenuta prescrizione per il reato di lesioni colpose. Parte civile nel procedimento, insieme con i parenti delle vittime e i feriti, si sono costituiti anche Rfi e il Codacons. La sentenza è attesa per il 27 ottobre prossimo quando i giudici entreranno in camera di consiglio. Come si ricorderà, le cause del disastro (già ipotizzate durante i primi sopralluoghi) sono da attribuire a un “giunto provvisorio” tra due rotaie sistemato male il 29 giugno dagli addetti e sul quale non solo non venne effettuata la dovuta manutenzione ma anzi qualcuno si accorse che la staffa non poteva tenere e forse già il giorno successivo pensava di provvedere alla relativa sostituzione. La tesi del giunto collocato male scaturì da una superperizia che un pool di esperti eseguì durante le indagini. Ed è proprio questa superperizia a rappresentare il punto di riferimento dell’accusa; superperizia che invece il collegio di difesa ha contestato sin dall’inizio. Un lavoro comunque impegnativo, affidato a un pool di esperti in campo nazionale che a distanza di poche ore dalla sciagura lavorarono alla ricostruzione del fatto e alle possibili cause. Il giunto fu staffato non a regola d’arte, ovvero con due bulloni anziché quattro come invece si sarebbe dovuto fare. Infatti i convogli che trasitavano a velocità ridotta, come emerse dalle indagini, avevano registrato per giorni diversi sobbalzi. Un miracolo, in pratica, che la tragedia di Rometta provocò solo otto vittime viste le condizioni strutturali del tratto in questione. Quello del 27 ottobre sarà un verdetto che farà discutere, comunque. Erano le 19,05 quando l’espresso finì improvvisamente a pezzi. Il convoglio andò a schiantarsi sul casello situato lato monte, mentre la locomotiva proseguì la sua corsa superando il sovrappasso sul torrente Rio S. Venera per poi finire sulla vicina scarpata. Agli occhi dei soccorritori uno scenario raccapricciante di corpi, otto in tutto, dilaniati dalle lamiere. A perdere la vita, dopo atroci dolori Saverio Nania, 43 anni, di San Filippo del Mela, uno dei due macchinisti del treno. Schiacciati dai vagoni pure l’impiegato comunale Stefano La Malfa, 51 anni, originario di Milazzo; Placido Caruso, 76 anni, anche lui originario di Milazzo ma residente a Messina; Giuseppina Mammana, 22 anni, residente a Ludsburg (Germania); Miloudi Abdelhakim, 75 anni, nato a El Maaiz (Marocco); Alì Abdelhakim, 33 anni, nato a El Gara (Marocco) e residente in Arabia Saudita, moglie di un pilota delle linee aeree saudite e madre di due bambini che rimasero feriti nel deragliamento: salvati dai nonni. TITO CAVALERI – GDS

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