CARCERE DI MESSINA: Condizioni insopportabili, detenuto tenta il suicidio. Proprio nel giorno della visita a Gazzi del sindaco Buzzanca

2 gennaio 2012 Cronaca di Messina

C’è mancato poco che fosse un capodanno tragico, quello appena trascorso nella casa circondariale di Gazzi. Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre un detenuto ricoverato al centro clinico ha tentato il suicidio impiccandosi nel bagno della propria cella, utilizzando la cinta di un accappatoio. Decisivo è stato il tempestivo intervento dell’assistente di polizia penitenziaria in servizio nel reparto, al quale poi si sono aggiunti altri agenti. Solo l’immediatezza dell’intervento del personale di turno e delle cure sanitarie hanno evitato la morte del detenuto, che era già privo di sensi. Per il personale coinvolto nella vicenda il Sappe, l’organizzazione sindacale più rappresentativa a livello nazionale della polizia penitenziaria, chiederà ufficialmente un adeguato riconoscimento. Ma l’episodio della vigilia di capodanno è solo l’ultimo campanello d’allarme di una situazione che ha già abbondantemente superato, e da tempo, i livelli di guardia. Se n’è potuto rendere conto di persona anche il sindaco Giuseppe Buzzanca, che il 31 mattina ha voluto visitare la struttura di Gazzi per porgere un saluto di fine anno. «Mi sento di ringraziare tutto il personale – ha detto uscendo dal carcere – dal direttore ai singoli agenti, per il grande sforzo che viene fatto ogni giorno qui. Uno sforzo reso più ampio dall’assoluta insufficienza dell’organico e dalle condizioni delle carceri davvero impressionanti. Ci sono celle, come quella della cosiddetta “sosta”, dove insieme si ritrovano fino a dieci detenuti. Anche nel carcere femminile di massima sicurezza la situazione igienica è al limite». Buzzanca ha concluso la propria visita al penitenziario di Gazzi con un obiettivo: «Chiederò maggiore attenzione nei riguardi di questa struttura, il carcere deve rappresentare non solo una pena, ma una possibilità di reinserimento. Ho parlato con decine di detenuti, loro chiedono solo condizioni di umanità. In questo contesto non si può vivere». Un dramma più volte denunciato proprio dal sindacato Sappe, che ha ribadito le criticità più evidenti di Gazzi dopo l’ennesima tragedia sfiorata. «Giova ricordare – si legge in una nota – che questa organizzazione sindacale ha più volte denunciato, a tutti i livelli, lo stress che tutto il personale è costretto a subire per garantire livelli minimi di sicurezza. Non dimentichiamo che alla casa circondariale di Messina vi è una carenza di uomini di almeno 100 unità; che a queste si aggiungono ulteriori 23 unità necessarie per l’apertura del reparto detentivo nell’azienda ospedaliera Papardo di Messina, a tutt’oggi chiuso proprio per la “diffida all’apertura” che dovrà avvenire solo ed esclusivamente dopo l’invio di adeguato numero di personale. L’occasione è propizia per denunciare ancora una volta la circostanza che il Dap, tra l’anno 2006 e 2007 aveva previsto, con apposite lettere circolari: l’invio di 32 unità in totale nella la casa circondariale di Messina. Unità che misteriosamente non sono mai pervenute e di contro si sono avute almeno dieci unità poste in quiescenza. Da evidenziare infine un sovraffollamento non indifferente che vede la presenza attuale di circa 370 detenuti, a fronte di una capienza di circa 200». Condizioni disumane, appunto. Che rendono una pena detentiva una drammatica discesa negli inferi. Sebastiano Caspanello – GDS