L'OMICIDIO – Tornava al paese per Capodanno: ucciso Francesco De Maria, 60 anni, viveva a Messina. Era stato condannato a 11 anni nel processo "Panta Rei"

2 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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Fine anno di sangue nella Locride. La ‘ndrangheta ha pianificato tutto nei minimi dettagli, e i killer, spietati professionisti del crimine, hanno atteso che “don Ciccio” varcasse lo Stretto di Messina e tornasse nel paese d’origine per trascorrere, com’era solito fare, le festività di fine anno. E lo hanno assassinato davanti agli occhi atterriti della moglie. Un agguato, insomma, in piena regola per freddare, nella tarda mattinata di sabato 31 dicembre, Francesco De Maria, 60 anni, dipendente Afor in servizio a Reggio Calabria, originario di Staiti ma residente con la famiglia a Messina, già noto alle forze dell’ordine per via di alcune vicende giudiziarie. Un uomo che non era sicuramente un boss ma neppure una persona qualunque. Era formalmente incensurato ma solo perché la Corte di Cassazione meno di un mese fa ha praticamente azzerato la sentenza d’appello del processo “Panta Rei” sulle infiltrazioni di mafia e ‘ndrangheta nell’università di Messina, annullandola con rinvio. De Maria ne era uscito con una condanna a 11 anni di reclusione. E secondo quanto riportato in diverse informative redatte dagli investigatori dei carabinieri e della polizia, De Maria il suo peso negli ambienti criminali del Reggino ce l’aveva, ed era pure di una certa consistenza. Era nota ad esempio la sua amicizia con il compaesano, Carmelo Ielo, 52 anni, anche lui condannato in “Panta Rei”, ritenuto un elemento di spicco della criminalità organizzata della bassa Locride. De Maria era considerato vicino a un potente e ramificato clan di Africo, la cosca Morabito-Bruzzaniti, al cui vertice figura il boss Giuseppe Morabito, alias “Peppe u tiradritto”. L’omicidio è stato consumato lungo la strada provinciale che collega la cittadina aspromontana di Staiti alla Statale 106. E’ qui che la Volksvagen “Passat” condotta da De Maria e con a bordo la moglie dell’uomo, Caterina Trimarchi, 61 anni, insegnante di Messina, è stata affiancata e speronata da un fuoristrada con all’interno due persone. Quando De Maria, stretto con l’auto verso il bordo della carreggiata e quindi senza alcuna possibilità di fuga, si è visto costretto fermarsi, dal fuoristrada sono subito balzati fuori i due killer armati di pistole di grosso calibro e coi volti coperti da passamontagna. Da distanza molto ravvicinata (meno di tre metri) i sicari hanno esploso su De Maria, seduto al posto di guida, diversi colpi calibro 9. Almeno quattro proiettili, dei 7-8 sparati dai sicari, hanno raggiunto al collo (all’altezza della giugulare) e al torace la vittima designata, uccidendola praticamente all’istante. Nonostante la tempesta di piombo esplosa dai sicari contro il parabrezza dell’auto, la moglie dell’uomo non è stata raggiunta e nemmeno sfiorata dalle pallottole. Caterina Trimarchi è rimasta infatti completamente illesa. Un “lavoro” compiuto da professionisti e rimasto nell’ambito esatto del “mandato” omicida ricevuto. Dopo aver compiuto l’agguato i due killer sono scappati via abbandonando a poche centinaia di metri di distanza dal luogo dell’omicidio il fuoristrada (naturalmente risultato rubato) e facendo perdere ogni traccia. Pochi minuti dopo la spietata esecuzione, sul luogo dell’agguato, a seguito di alcune chiamate giunte al 112 e al 113, si sono recati i carabinieri di Staiti e Brancaleone, gli investigatori della compagnia carabinieri di Bianco diretta dal capitano Francesco Donvito e gli agenti della Polizia di Stato del commissariato di Condofuri. Col coordinamento del sostituto procuratore di Locri, dott. Cosentino, a svolgere le indagini sono i carabinieri della compagnia di Bianco e del Gruppo di Locri diretto dal tenente colonnello Giuseppe De Liso. Sul luogo del delitto, in attesa di compiere, tra oggi e domani, l’esame autoptico disposto dall’autorità giudiziaria locrese, a fare il primo esame esterno sul cadavere di De Maria è stato il dott. Pietro Tarzia, medico legale nominato dalla Procura di Locri. Stando alle prime indagini fin qui effettuate dagli investigatori dei carabinieri di Bianco e Locri, il movente dell’omicidio, viste anche le sue modalità, la pianificazione e il “modus operandi” dei sicari, sarebbe da collegare a una vendetta maturata negli ambienti della criminalità organizzata reggina. I carabinieri, comunque, stanno pure cercando di capire se l’omicidio di Francesco De Maria possa essere legato ad altri fatti di sangue avvenuti di recente o in passato nella zona compresa tra Africo, Brancaleone, Bruzzano e zone limitrofe. Diverse persone, tra cui parenti e amici della vittima, sono state a lungo interrogate dagli investigatori dei carabinieri. Effettuate anche, nella zona, una mezza dozzina di perquisizioni domiciliari. Antonello Lupis – GDS

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L’AGGUATO

Il precedente
Francesco De Maria nel lontano 1997 era stato indagato nell’ambito dell’operazione antidroga condotta dalla Polizia di Stato nota col nome di “Vascello”. A distanza di circa tre anni “don Ciccio” fu arrestato, unitamente a un’altra trentina di persone dagli agenti della Squadra mobile di Messina nell’ambito della nota inchiesta “Panta Rei”, portata a termine dopo due anni di indagini grazie alle rivelazioni dell’ex pentito della mafia messinese Luigi Sparacio. L’inchiesta portò alla luce le infiltrazioni della mafia e dei clan reggini e in particolare di una cosca di Africo nell’università di Messina fino a dopo a dopo la metà degli anni ’90. Nel successivo processo, De Maria rimediò una condanna, confermata in appello ad aprile del 2009, a 11 anni di carcere. Fu condannato, a 12 anni, pure il compaesano e amico di De Maria, Carmelo Ielo. A dicembre scorso, la Cassazione ha annullato con rinvio tutte le condanne inflitte dalla Corte d’appello di Messina. Il nuovo processo “Panta Rei” si svolgerà davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria.