SICILIA – Processo Iblis, mano pesante della pubblica accusa nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Intanto Totò Cuffaro scrive un libro…

2 gennaio 2012 Mondo News

Dure richieste per gli imputati del processo «Iblis», frutto dell’inchiesta dei Ros, coordinata dalla procura di Catania, sui presunti rapporti tra mafia, politica e imprenditoria. Il passaggio riguarda coloro che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato che si concluderà a marzo e tra questi anche esponenti politici. Il procedimento, dunque, entra nel vivo dinanzi al gup Alfredo Gari. Questi gli imputati per associazione mafiosa e le relative richieste: Alfio Aiello, dodici anni e quattro mesi; Francesco Arcidiacono, vent’anni; Giuseppe Arena, 13 anni e quattro mesi; Giovanni Barbagallo, dieci anni; Antonino Bergamo, dieci anni; Bernardo Cammarata, dodici anni; Rocco Caniglia, dodici anni; Alfio Giuseppe Castro (collaborante), tre anni e quattro mesi e quattrocento euro di multa; Franco Costanzo, venti anni (anche per estorsione); Alfonso Fiammetta, diciassette anni (anche per estorsione); Francesco Ilardi, otto anni e otto mesi; Mariano Incarbone, otto anni e otto mesi; Graziano Massimiliano Lo Votrico, otto anni; Francesco Marsiglione, dodici anni; Girolamo Gabriele Marsiglione, otto anni; Michele Riccardo Marsiglione, otto anni e otto mesi; Antonino Sorbera, otto anni e otto mesi; Alfio Stiro, dieci anni; Agatino Verdone, dieci anni e otto mesi; Maurizio Zuccaro, tredici anni e quattro mesi. Concorso esterno in associazione mafiosa: per Giovanni Cristaudo sono stati chiesti otto anni e otto mesi; per Liborio Oieni, otto anni e otto mesi; Rosario Ragusa, otto anni e quattro mesi; Antonino Sangiorgi (consigliere provinciale, scarcerato il 22 dicembre scorso), otto anni e otto mesi. Interposizione fittizia di beni: Felice Naselli tre anni, quattro mesi e venti giorni; Agatino Santagati, due anni e quattro mesi. Per turbativa d’asta per Giovanni Calcaterra sono stati chiesti due anni e mille euro di multa. Il 10 gennaio, la parola andrà alla difesa, a marzo è prevista la sentenza. Sempre a gennaio comincerà il processo per gli altri imputati che hanno scelto il rito ordinario davanti alla Corte d’Assise di Catania.

Cuffaro: di notte in cella ho scritto un libro
QUESTA «STAGIONE della mia vita è durissima, da non augurare a nessuno. Ma al tempo stesso, in qualche modo è anche bella». Lo dice l’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro intervistato dal Messaggero nel carcere di Rebibbia dove sconta una condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia. «La mafia mi fa schifo – afferma –. L’ho anche scritto sui miei cartelloni elettorali. Sono stato il primo a creare un sistema di assegnazione degli appalti in Sicilia che toglieva discrezionalità ai politici. Ho speso i fondi europei, anche finanziando progetti per diffondere la cultura antimafia nelle scuole». «Era il mio modo di fare politica – spiega -, essere a disposizione. Io ricevevo centinaia di persona al giorno. Parecchi chiedevano favori. Moltissimi non volevano nulla. Un giorno alle due di notte c’era un tale che aspettava da ore. Mi salutò e basta. Io domandai: ma ti sei fatto sei ore di anticamera per dirmi cosa? E quello: Niente, ma vuole mettere la soddisfazione di dire a mia moglie che ho preso il caffè col presidente Cuffaro?». Poi Cuffaro parla della sua esperienza in carcere: «Di notte scrivo, ho appena finito un libro. La mattina corro un’ora al giorno». Una stagione di vita «durissima» ma per certi versi «bella». Il momento più brutto, ricorda, è stato l’arrivo a Rebibbia, «ammanettato», mentre quello più bello «la visita del Papa e del ministro Severino».