MESSINA: Chiusa l'inchiesta sull'Istituzione servizi sociali. Sono indagati l'ex presidente ELIO SAUTA e l'ex responsabile del Servizio economico GAETANO SAJA. L'avviso di conclusione delle indagini preliminari siglato dal sostituto procuratore Adriana Sciglio riguarda sette contestazioni accusatorie per truffa, abuso d'ufficio e peculato

3 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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L’Istituzione ai Servizi sociali è stata cancellata da un paio d’anni dopo una lunga serie di annunci finiti nel vuoto. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere il braccio operativo del Comune per i servizi sociali, appunto, ma ha chiuso i battenti dopo una serie di clamorosi fallimenti gestionali e un buco di bilancio. Nessuno, da tempo, ne sente la mancanza. E adesso su una delle ultime fasi gestionali dell’organismo amministrativo viene fuori a distanza di parecchio tempo la conclusione di un’inchiesta della Procura che coinvolge l’ex presidente Elio Sauta e l’ex responsabile del Servizio economico Gaetano Saja, e per una posizione marginale anche l’assistente sociale Maria Rizzo. I tre sono assistiti dagli avvocati Sabrina Trignano, Letterio Arena e Anna Maria Lombardo. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari siglato dal sostituto procuratore Adriana Sciglio riguarda sette contestazioni accusatorie per truffa, abuso d’ufficio e peculato. La prima che ipotizza la truffa ai danni dello Stato riguarda l’assistente sociale Rizzo, sostanzialmente per l’effettivo orario di lavoro. In epoca antecedente al maggio del 2006 l’assistente sociale avrebbe per un verso omesso l’indicazione dell’orario di entrata o di uscita nel foglio di presenza, e per altro verso avrebbe falsamente indicato l’orario di entrata, anticipato rispetto a quello effettivo. E questa è l’unica contestazione a carico dell’assistente sociale. Saja e Sauta devono poi rispondere di abuso d’ufficio in concorso nelle rispettive qualità di presidente e responsabile del servizio economico rivestite nel gennaio del 2007. Saja, su disposizione di Sauta, emanò la determina dirigenziale del 3 gennaio 2007 con cui veniva disposto il pagamento all’allora direttore generale Giuseppe Gullotta di 11,330 euro per il lavoro svolto nel periodo 14 luglio 2006-7 gennaio 2007. Gullotta era stato vice segretario del Comune e gli fu affidato ad interim l’incarico di direttore generale dell’Istituzione, per rimettere ordine nell’intera struttura. In questo modo secondo l’ipotesi d’accusa gli sarebbe stata riconosciuta un’indennità mensile lorda di 2.820 euro in violazione sia di un decreto legge sia di un regolamento comunale, che prevedevano per gli incarichi ad interim dei funzionari una mera maggiorazione della retribuzione per un massimo del 30%; gli sarebbe stato attribuito quindi il cosiddetto “ingiusto vantaggio patrimoniale”. Sempre Saja e Sauta devono rispondere ancora di peculato in concorso per la retribuzione percepita da Saja, la data è quella del mandato di pagamento del maggio 2007. In sostanza secondo l’accusa si sarebbero «appropriati in concorso tra loro» della somma corrispondente alla differenza tra il compenso riconosciuto a Saja con determina del presidente Sauta (65.143 euro per il 2005 e 68.973 euro per i periodi successivi), e il compenso previsto invece dalla delibera del Cda dell’ente dell’ottobre 2003 (3.375 euro al mese, importo lordo). Sauta avrebbe in concreto adeguato il compenso spettante a Saja, e previsto per i dirigenti comunali, anche per il periodo precedente alla delibera del Cda dell’ente che lo riconosceva, che era datata 13 aprile 2006. Nell’ambito dell’inchiesta ci sono poi altre quattro ipotesi di falso del pubblico ufficiale di cui deve rispondere il solo Gaetano Saja. La prima. Nel maggio del 2007, mese in cui venne approvato del bilancio dell’ente, il responsabile economico dell’Istituzione avrebbe falsamente attestato nella nota integrativa al bilancio d’esercizio 2006 l’esistenza di un utile di esercizio pari a 685mila euro e “rotti”, omettendo di indicare i debiti per due milioni di euro. Il “buco” che fu poi denunciato dall’ex assessore ai Servizi sociali Pinella Aliberti durante il suo mandato. Le altre tre ipotesi di falso contestate riguardano tutte, con varie esplicazioni, la vicenda del centro polifunzionale S. Filippo, del giugno 2007. Nella prima Saja avrebbe attestato falsamente, in un parere allegato alla proposta di delibera del presidente Sauta per la gara d’affidamento triennale del centro, che c’era la copertura economica della spesa per 325mila euro, da sostenersi per l’esercizio 2007; questo mentre secondo l’accusa sotto la voce “centri aggregazione per anziani – sviluppo”, c’era solo la previsione di un costo di 12.000 euro; previsione che fu modificata dal Cda dell’Istituzione solo con una successiva delibera. NUCCIO ANSELMO – GDS

La vicenda
Già nel 2005 l’allora candidato a sindaco Genovese dichiarò in campagna elettorale l’obiettivo di sopprimere il “carrozzone” dell’Istituzione. Genovese però una volta eletto decise che l’Istituzione poteva anche servire, e alla sua guida mise un uomo di fiducia, Elio Sauta. Buzzanca, una volta eletto, riaffermò pubblicamente l’intenzione di eliminarla, ma rimandò alle esclusive prerogative in materia del consiglio comunale per la scelta definitiva. Tra i due sindaci, i due commissari. Il primo, Bruno Sbordone, si mosse con prudenza, riconfermando quasi tutti i vertici degli enti di sottogoverno. Il secondo, Gaspare Sinatra, si comportò esattamente all’opposto. Al posto del “democrat” Elio Sauta, insediò una sorta di triade commissariale, con un vertice (l’esperto Salvatore Vernaci) e due lati (due funzionari del Comune). Sinatra era per lo scioglimento dell’Istituzione e il 2 maggio 2008, poco prima delle nuove elezioni, deliberò in merito, con un provvedimento che fu, però, bloccato dal Tar. Il commissario aveva un’idea tutta sua: eliminare l’organismo comunale e crearne uno più vasto, il cosiddetto “Cissa”, il Consorzio intercomunale dei servizi socio-assistenziali. Ma nulla di tutto questo si attuò. L’ente venne definitivamente sciolto all’inizio del 2009. Ma prima s’innestarono in commissione consiliare e consiglio comunale polemiche feroci, con tutte le carte trasmesse alla Procura e con l’inchiesta avviata dalla magistratura.