OMICIDIO BIVIANO: L'assassino di Lipari incastrato dal Dna. Fermato un netturbino di 36 anni residente sull'isola. I carabinieri lo sottraggono al tentativo di linciaggio

3 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Quelle tracce ematiche, invisibili a occhio nudo, lasciate sul lavabo e su un asciugamano lo inchiodano. Gli inquirenti non hanno dubbi. Roberto Cannistrà, 35 anni di Lipari, sarebbe l’autore dell’efferato omicidio della sessantaduenne Eufemia Biviano, uccisa con un fendente alla gola nel pomeriggio del 24 dicembre. A nove giorni dal delitto, i carabinieri della locale stazione, della Compagnia di Milazzo, del Nucleo investigativo del Comando provinciale e del Ris di Messina hanno quindi chiuso il cerchio, al culmine di indagini serrate. Sono state 140 le persone, tra gli abitanti della zona, i parenti della sessantaduenne, parte dei residenti della prospiciente isola di Santa Marina Salina, ad essere stati monitorati. Alla fine la svolta è arrivata nella tarda serata di lunedì, quando dal Reparto investigativo scientifico è stata comunicata alla Procura di Barcellona la notizia che il dna estratto dalle tracce ematiche rinvenute nel bagno della casa della donna corrispondeva a quello di uno dei sospettati (una sessantina quelli a cui è stato eseguito il tampone per prelevare i campioni salivari). E così intorno alle 4.30 di ieri mattina – a seguito del decreto emesso dai sostituti procuratori di Barcellona, Francesco Massara e Mirko Piloni – i carabinieri hanno fermato Roberto Cannistrà, nella sua casa di Quattropani, non lontano dalla villetta circondata da limoni e ulivi di Eufemia Biviano. L’uomo in mattinata è stato trasferito nel carcere di Gazzi, non senza momenti di tensione vissuti al porto. Sarebbe quindi questo 35enne, secondo gli inquirenti, il “mostro” che per nove giorni ha terrorizzato l’arcipelago: due figli, sbarcava il lunario facendo saltuariamente il manovale o il netturbino e pochi giorni prima del delitto aveva pianto la scomparsa del padre, morto a 59 anni. L’uomo aveva a suo carico anche una condanna a due anni e sei mesi di reclusione, per una estorsione, di 450 mila euro, in danno di una minorenne di Lipari, commessa nel 1999. A raccontare alcuni particolari della vicenda sono stati ieri mattina, in conferenza stampa, il comandante provinciale Claudio Domizi, il sostituto procuratore Francesco Massara e il maggiore Sergio Schiavone, comandante del Ris di Messina. Ancora oscuro il movente, ma una delle ipotesi investigative è che l’uomo, in gravi difficoltà economiche, sia stato sorpreso dalla vittima, rientrata dal supermercato, mentre rubava in casa. A quel punto avrebbe colpito la donna, uccidendola con un fendente alla gola. Quindi avrebbe chiuso con un lucchetto il garage, dove la donna versava in una pozza di sangue e si sarebbe diretto nell’abitazione della Bivona, dove si sarebbe lavato. Lasciando appunto tracce ematiche. Non si hanno ancora tracce del coltello, così come non è chiaro se dalla casa della vittima manchi qualcosa. Quella del furto non è l’unica pista battuta e peraltro in queste ore gli investigatori sarebbero sulle tracce di un complice. I carabinieri – che però ieri mattina in conferenza stampa non l’hanno voluto confermare – ipotizzano anche che l’uomo si sia ferito nel corso di una possibile colluttazione. E, infatti, ieri sera nel carcere di Gazzi, Cannistrà – difeso dagli avvocati Luca Frontino e Gaetano Orto – è stato sottoposto a ispezione corporale, proprio per verificare se abbia lesioni sul corpo. Escluso il movente sessuale definito «molto remoto» dal procuratore Francesco Massara. «Sui motivi che hanno spinto l’uomo a uccidere Eufemia Biviano le indagini sono in corso – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Claudio Domizi –. Nei prossimi giorni faremo piena luce anche sul movente dell’omicidio, in questo momento l’importante è aver assicurato l’assassino alla giustizia. Ma il risultato raggiunto oggi è frutto del grandissimo lavoro svolto in questi giorni da tutti. Sono state indagini complicate, abbiamo sentite 140 persone e abbiamo fatto diverse ipotesi investigative – ha proseguito Domizi – ma poi attraverso il Dna abbiamo stretto il cerchio e siamo arrivati all’identità dell’uomo. Durante le indagini tutte le persone che partivano dall’isola sono state controllate per evitare fughe. Abbiamo fatto anche decine di perquisizioni per monitorare incessantemente le persone sospette. Il delitto è stato messo in atto con un arma da taglio ma ancora non è chiaro di cosa si tratti». «Voglio fare i complimenti ai carabinieri – ha proseguito Massara – che in breve tempo sono riusciti a risalire all’uomo. E poi lasciatemi sottolineare l’ennesimo successo della Procura di Barcellona che in pochi mesi ha fatto luce su tre casi molto importanti, nonostante un vuoto di organico del 20%». MAURO CUCE’ – GDS

La storia.
È il tardo pomeriggio del 24 dicembre quando la Eufemia Bivona, 62 anni, viene ritrovata morta da alcuni parenti nel garage della sua abitazione di Quattropani. Sul corpo una profonda ferita da arma da taglio al collo. Scattano subito le indagini dei carabinieri che sigillano l’abitazione della donna, lasciando intatta la scena del crimine. Ieri l’arresto del 35 enne Roberto Cannistrà, vicino di casa, incastrato dal Dna. Nel bagno della casa della donna sono state infatti ritrovate sue tracce ematiche.

«Ammazzatelo, devi morire». Rischiato il linciaggio durante il trasferimento.
Roberto Cannistrà, il 35enne presunto assassino della povera Eufemia Biviano di Quattropani, ha corso il serio rischio di essere linciato da una parte della folla presente nel porto di Sottomonastero al momento del suo arrivo nell’area portuale prima di essere trasferito sulla motovedetta dell’Arma che lo ha trasportato sino a Milazzo da dove poi ha proseguito per il carcere messinese di Gazzi. C’è voluto tutto l’impegno dei carabinieri presenti affinchè il presunto omicida potesse raggiungere illeso il mezzo in partenza. Ma sono stati attimi di grande tensione con un’altra parte della folla impegnata ad inveire contro il 35enne che, stando alle risultanze degli investigatori, è l’autore di un crimine non certo abituale da queste parti se si considera che l’ultimo omicidio risaliva ad oltre 55 anni fa. «Ammazzatelo, devi morire» gli hanno gridato. Tra le persone presenti sul porto anche una parente della donna barbaramente trucidata che, dopo essere scoppiata in lacrime, è stata anche colta da un lieve malessere. Con l’arresto di Cannistrà, giunto a conclusione di certosine indagini ed in attesa di sapere se ha agito da solo e per quale motivo, Lipari si è finalmente liberata da un incubo. Il senso della liberazione lo si è avvertito chiaramente ieri mattina nel porto di Sottomonastero con il lungo applauso che i circa 200 presenti hanno tributato ai carabinieri, proprio mentre la motovedetta dell’Arma salpava verso Milazzo. Un applauso giusto, meritato nei confronti degli inquirenti che hanno lavorato in silenzio, seguendo piste su piste, non tralasciando nulla, effettuando prelievi di Dna ed indagini anche nei giorni di Natale e Capodanno. Di liberazione da un incubo, con un plauso ai carabinieri, ha parlato anche il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, anch’egli sul porto liparese al momento del trasferimento. «Lipari e tutti coloro che guardano a queste isole – ha detto – tirano un sospiro di sollievo. Certo spiace che sia un figlio di questa terra il presunto omicida. Un grazie sentito va ai carabinieri per il certosino lavoro svolto e deve spingere questa collettività ad essere più fiduciosa, più vicina a loro». Al lavoro degli inquirenti ha plaudito anche il parroco di Quattropani, Don Giuseppe Mirabito che proprio durante l’omelia dei funerali aveva invitato chi sapeva a parlare. «Certo – ha commentato – accanto al grande dolore per la tragica fine della sorella Eufemia, non si può che restare costernati davanti al fatto che l’omicidio possa essere maturato all’interno stesso di una comunità piccola come quella di Quattropani dove l’amore e la solidarietà sono le caratteristiche che l’hanno sempre contraddistinta».
Intanto le indagini non si fermano. Anche se non vi sono conferme ufficiali i carabinieri – in attesa di una confessione piena del Cannistrà – si stanno muovendo per chiarire se ha agito da solo (vi sarebbero dubbi in tal senso) e quali sono i reali motivi che avrebbero spinto il presunto assassino a togliere la vita alla povera donna. Novità in tal senso si potrebbero registrare già nei prossimi giorni. Salvatore Sarpi – GDS


DAL WEB

LIPARI – Sarebbe un netturbino di 36 anni l’assassino di Eufemia Biviano la pensionata sessantenne uccisa la vigila di Natale a Lipari. Decisivo per le indagini l’esame del Dna che ha incastrato Roberto Cannistrà fermato martedì mattina dai carabinieri che lo hanno anche sottratto ad un tentativo di linciaggio da parte della folla. Per l’isola si tratta infatti della fine di un incubo. «Oggi – afferma il sindaco Mariano Bruno – ci sentiamo più contenti ed esprimiamo tutta la nostra gratitudine ai carabinieri». Persino il parroco Peppino Mirabito ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro dei carabinieri mentre la gente di Lipari ha salutato con un un lungo applauso la partenza della motovedetta con a bordo il presunto assassino.

LA RABBIA – Jeans, maglione blu a righe bianche, giubbotto sul capo per non farsi fotografare in mattinata Cannistrà è stato trasferito, a bordo di una motovedetta, a Milazzo. Ad attenderlo al molo un gruppo di isolani inferociti. «Bastardo, ammazzatelo, devi morire – hanno gridato- vogliamo sputargli in faccia» tanto che i carabinieri hanno faticato a tenere lontano la folla. Ora si attende la convalida del fermo da parte del Gip di Messina.

LE INDAGINI – Il cadavere di Eufemia Biviano era stata trovato nel garage della propria abitazione, in contrada Quattropani, ferita a morte da un fendente alla gola. Sul luogo del delitto sarebbero state trovate anche tracce biologiche che hanno portato prima a sospettare poi ad incastrare il netturbino. Anche se resta misterioso il movente. L’ipotesi più accreditata è quella di un tentativo di rapina degenerato per la reazione della vittima. Ma non si escludono altre ipotesi compresa la pista passionale.


Comunicato Carabinieri Messina Compagnia di Milazzo:Eseguito dai Carabinieri il fermo del presunto autore dell’omicidio della donna uccisa a Lipari la vigilia di Natale.

A nove giorni dall’efferato omicidio che, alla vigilia di Natale, ha scosso la comunità di Lipari, dopo serrate e complesse attività investigative, i Carabinieri sono risaliti al presunto autore nei confronti del quale il dott. Francesco Massara ed il dott. Mirko PILONI, Sostituti Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona, hanno emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto. Si tratta del liparoto Roberto CANNISTRA’, pregiudicato di 35 anni, abitante nella stessa contrada Quattropani, ove risiedeva la vittima, Eufemia BIVIANO, rinvenuta, priva di vita, all’interno del garage adiacente alla sua abitazione, con una ferita da arma da taglio sul collo. Il fermato annovera a suo carico una condanna a due anni e sei mesi di reclusione, per un estorsione, di 450.000 lire, in danno di una minorenne di Lipari, commessa nel 1999 ed altri precedenti di polizia. Le indagini immediatamente avviate nella notte di Natale dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona P.G. e dai militari della locale Stazione, affiancati, già nel mattino seguente, da squadre di investigatori della Compagnia di Milazzo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, coordinate dal dott. Mirko PILONI, giunto anch’egli nella stessa mattinata sull’isola, si sono orientate – nel più stretto riserbo – su più fronti, senza mai privilegiarne alcuno: dall’omicidio premeditato, generato da risentimenti o motivi d’interesse economico, al semplice furto, trasceso nel tragico epilogo, all’impeto di un folle. Sono stati ricostruiti immediatamente gli ultimi momenti della vittima, avvistata nella mattinata del 24 dicembre in un esercizio commerciale della contrada e stabilite le relazioni parentali, le amicizie, le frequentazioni e le abitudini della stessa, procedendo, senza sosta, per giorni e notti, all’escussione di oltre 140 persone, tra gli abitanti della zona, i parenti della sessantaduenne, la gran parte residenti nella prospiciente isola di Santa Maria di Salina ed ogni altra persona sospetta. A tale incessante attività, sono state associate decine di perquisizioni e servizi volti a monitorare i movimenti di persone sospette, senza escludere tutti i soggetti, noti al personale della Stazione, per i precedenti e per condotte violente. Ad ulteriore supporto delle spasmodiche attività, anche un’ampia ricognizione aerea effettuata con un elicottero del 9° Elinucleo Carabinieri di Palermo nel primo pomeriggio del 27 dicembre, finalizzata, tra l’altro, a trarre ogni utile conoscenza sui luoghi, sulle vie di comunicazioni e sui possibili itinerari di fuga. Decisivo per la soluzione del caso, il rinvenimento di minuscole tracce ematiche, non visibili all’occhio umano, repertate nel corso di accuratissimi rilievi condotti dagli specialisti del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina all’interno dell’abitazione della vittima, risultate appartenenti ad un soggetto estraneo, di sesso maschile. Sulla scorta di tali risultanze, emerse dopo rigorose analisi di laboratorio, conclusesi dopo qualche giorno, sono stati prelevati campioni salivari di oltre 60 persone, tutte comprese in un’ampia rosa di soggetti ritenuti, a vario titolo, sospetti alla luce dei copiosi elementi raccolti dai vari team di investigatori nel quadro di attività condotte secondo le tradizionali procedure e metodiche info-investigative. Capillare e meticolosa è stata, a tal riguardo, l’opera di analisi e raffronto delle dichiarazioni rese dai soggetti interrogati, volta soprattutto a cogliere contraddizioni, incongruenze o percepire ogni altro elemento utile per l’individuazione della giusta pista e per ampliare la rosa dei sospettati. L’isola, il cui varco di accesso del molo di Sottomonastero di Marina Lunga è stato ininterrottamente presidiato dai militari dell’Arma, è stata passata al setaccio per tutta la settimana, anche attraverso controlli condotti nella notte di Capodanno presso luoghi di ritrovi e discoteche. Nella serata di ieri, è, poi, emersa la corrispondenza del profilo del DNA dell’estraneo, estratto dalle tracce ematiche repertate dai militari del RIS, con il campione di saliva prelevato nei giorni scorsi al presunto autore, nei cui confronti si erano posati i sospetti del Comandante della Stazione. Il fermato è stato associato alla Casa Circondariale di Messina, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.