MESSINA, LA MORTE DELLA SEDICENNE MARTINA DE GAETANO: Marco Capuccio era sotto l'effetto di stupefacenti. Gli accertamenti hanno confermato l'assunzione di droga dell'investitore

4 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Adesso è tutto nero su bianco nell’atto di chiusura delle indagini preliminari siglato dal sostituto procuratore Alessia Giorgianni. L’inchiesta è chiusa. Quella maledetta sera del 6 luglio dello scorso anno a Rometta Marea lungo la Nazionale, la sedicenne Martina De Gaetano fu falciata da un ragazzo a bordo di una Mini Cooper, il 25enne Marco Cappuccio di Villafranca Tirrena, che guidava «sotto l’effetto di cannabinoidi». Il magistrato peloritano ha inviato a lui l’atto di chiusura ex art. 415 bis con l’accusa di omicidio colposo dopo aver ricostruito le circostanze dell’incidente, grazie all’incidente probatorio e alla perizia tecnica del consulente incaricato, l’ex ispettore della polizia stradale Francesco Bertè. I due periti di parte incaricati sono stati invece l’ing. Santi Mangano per la famiglia De Gaetano e l’ing. Mauro Amendolia per conto di Cappuccio. A luglio scorso il magistrato nominò per l’esecuzione dell’autopsia il medico legale Elvira Ventura, che eseguì l’esame al Policlinico alla presenza di due periti di parte: il dott. Antonino Bondì per la famiglia De Gaetano, che in questa triste vicenda è stata assistita dall’avvocato Tommaso Calderone e la dott. Patrizia Napoli, incaricata dalla famiglia del giovane di Villafranca. Secondo quanto ha ricostruito il magistrato, Cappuccio, che è assistito dall’avvocato Daniela Chillé, ha tenuto una condotta «imprudente, negligente ed imperita», poi il sostituto procuratore scende nel dettaglio delle condotte tenute dal ragazzo. Mentre guidava la Mini Cooper Cappuccio investì la povera Martina mentre la studentessa attraversava a piedi la Statale 113 in direzione monte-mare, e soprattutto era «sotto l’effetto di cannabinoidi, ciò in violazione dell’art. 187 del Codice della strada», teneva una «velocità di 66 km», superiore al limite di 50 km. L’impatto mortale, come ha ricostruito l’inchiesta, avvenne con la parte anteriore destra dell’auto, all’altezza del gruppo ottico. Martina, quella notte fu trasportata in tutta fretta all’ospedale di Milazzo, poi al Policlinico, ma nel primo pomeriggio di quello stesso giorno il suo cuore cessò di battere. Quando i medici decretarono lo stato di morte cerebrale la famiglia, con un atto di grande generosità, autorizzò l’espianto degli organi. Furono i suoi genitori, Nino De Gaetano, dipendente della raffineria di Milazzo, e Cecilia Rizzo, pur se distrutti dal dolore, a concretizzare la volontà più volte espressa dallo loro figlia. Una grande folla salutò per l’ultima volta Martina a Rometta Marea, quel giorno c’era l’intera cittadina ma non solo, in parecchi vennero anche dai centri vicini. C’erano i suoi professori del liceo artistico della ceramica di Spadafora, i compagni di scuola, di danza, e tanti altri amici. In tutto il paese le saracinesche s’abbassarono per il lutto cittadino disposto dal sindaco Abbadessa. Adesso il volto sorridente di Martina De Gaetano si staglia lungo la Nazionale. Nel dicembre scorso infatti un’immagine della studentessa sedicenne fu collocata su una fioriera posta sul marciapiede della Statale 113, proprio nel punto in cui si verificò l’incidente. Un omaggio voluto da alcuni amici di famiglia e colleghi di papà Nino De Gaetano, che ritrae il viso della 16enne su una superficie di pietra lavica e, accanto, una poesia.(n.a.)