MESSINA: È malata di tubercolosi. Vive "esiliata" in carcere. È stata arrestata a dicembre per spaccio di hascisc

5 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Un’altra storia di carcere amaro, come negli ultimi mesi ne abbiamo raccontate tante. Questa volta la segnala ai media l’avvocato Domenico Andrè, una «situazione grave e incresciosa che si sta verificando nel carcere di Messina». È quella di G.C., una donna di 25 anni, che «purtroppo è affetta da una gravissima patologia di carattere infettivo e invalidante, la tubercolosi polmonare». La donna a dicembre è stata arrestata in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip Antonino Genovese nell’ambito di un’operazione antidroga, le vengono contestati quattro episodi di detenzione ai fini di spaccio di modiche quantità di stupefacente, in particolare hascisc. «La mia cliente – spiega il legale –, all’atto dell’ingresso in istituto penitenziario ha subito rappresentato la patologia da cui è affetta, e il gip ne disponeva l’immediato ricovero al fine di stabilirne l’eventuale infettività. L’indomani veniva tradotta presso il Policlinico ove i sanitari prendevano atto della patologia e non escludevano lo stato infettivo, tuttavia la rimandavano al carcere in attesa che si liberasse un posto letto per gli accertamenti del caso». Il 22 dicembre scorso la donna s’è sottoposta all’interrogatorio di garanzia in ambiente protetto, durante il quale «sia il sottoscritto difensore, il Giudice e il cancelliere usavano guanti in lattice e speciali mascherine anticontagio, lo stesso la detenuta». L’avvocato spiega che «in questi tre giorni la C. è stata posta in isolamento e nessuna terapia le è stata praticata, nonostante la stessa avesse la febbre e accusasse malore e necessitasse di una dieta particolare», quindi il 23 dicembre «nel tardo pomeriggio la detenuta veniva ricoverata presso il Reparto malattie respiratorie del Policlinico, ove vi rimaneva, senza piantonamento fino al 31 dicembre, data in cui veniva dimessa in quanto dichiarata non contagiosa attualmente e ritradotta in carcere». Ecco la condizione attuale: «nell’istituto vive isolata dal resto della popolazione carceraria, in quanto la notizia si è sparsa, e le altre detenute per paura non vogliono avere contatti con la stessa. Nella giornata di ieri (martedì, n.d.r.) è stata celebrata l’udienza dinnanzi al Tribunale del Riesame, dove il sottoscritto difensore ha chiesto la sostituzione della misura cautelare in atto con quella degli arresti domiciliari. La sopradetta udienza è stata letteralmente drammatica in quanto la detenuta non è stata nemmeno fatta entrare in aula e fatta accomodare nel corridoio antistante l’aula di udienza, e tramite la porta aperta ha raccontato tra le lacrime il suo calvario». Infine «il TdL ha depositato il provvedimento con il quale ha rigettato la richiesta di riesame e ha disposto trasmettersi l’ordinanza al Dap per l’individuazione di una struttura penitenziaria idonea a ospitare la donna. Ma tutti sappiamo come la carceri italiane siano strapiene e come il trasferimento in altro istituto se mai avverrà richiederà tempi lunghi, nel frattempo la mia assistita può continuare a soffrire ed eventualmente contagiare altre persone». NUCCIO ANSELMO – GDS