L'OMICIDIO DI LIPARI: Cannistrà ha gridato la sua innocenza. Il difensore: forniti elementi utili a scagionarlo. Convalidato però il fermo

6 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Sceglie di rispondere alle domande degli inquirenti e del giudice che l’ha interrogato nel carcere di Gazzi, l’operaio di Lipari, Roberto Cannistrà, 36 anni, indiziato numero uno dell’uccisione di Eufemia Biviano, la donna pensionata di 62 anni, sgozzata con un fendente alla gola la vigilia di Natale nella sua casa della frazione di Quattropani di Lipari. Ieri, al termine dell’interrogatorio effettuato alla presenza del sostituto procuratore Mirko Piloni, il Gip del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Maria Rita Gregorio, ha convalidato il fermo ordinato prima all’alba di martedì scorso dalla Procura di Barcellona e si è riservato, entro le 48 ore, il deposito – quasi certo – dell’ordinanza con la quale il fermo iniziale che scadrà alle 12,30 di domani dovrebbe essere tramutato in ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo al quale si contesta l’omicidio e le circostanze aggravanti (art. 576 che prevede la pena dell’ergastolo) che discendono dal tentativo di furto che sarebbe stato commesso nella casa della vittima, ha respinto gli addebiti contestati e avrebbe persino tentato di difendersi indicando fatti e circostanze su cui adesso l’Autorità giudiziaria dovrà fare piena luce per completare il quadro indiziario e individuare anche l’eventuale responsabilità di terzi. Dalle contestazioni contenute nel fermo di polizia giudiziaria, l’elemento cardine su cui si fonda l’accusa di omicidio, è dato dalle tracce ematiche e biologiche che l’indagato avrebbe lasciato tra i residui del lavandino del bagno della casa e sull’asciugamano utilizzato subito dopo nello stesso ambiente. Dalla ricostruzione investigativa emersa durante l’udienza di convalida di ieri, per gli inquirenti, Procura con i sostituti Francesco Massara e Mirko Piloni che hanno lavorato accanto ai carabinieri di Lipari e dei reparti speciali, la donna sarebbe stata uccisa con un fendente alla gola mentre ancora si trovava all’interno della casa. Subito dopo – secondo le ipotesi investigative – la vittima sarebbe stata trasportata “di peso” fuori dalla casa fino al garage, un corpo di fabbrica a se stante ubicato nell’area della corte dell’abitazione della frazione di Quattropani. Da quanto emerso dal tenore dell’interrogatorio a cui hanno assistito anche i legali dell’operaio indagato, avv. Luca Frontino e Gaetano Orto, l’omicida potrebbe aver contato sull’aiuto di un possibile complice, anche perché non si spiegherebbe altrimenti la ricostruzione investigativa secondo la quale la donna – priva di vita – sia stata portata di peso all’interno del garage dove poi è stato ritrovato il corpo da un parente preoccupato per l’assenza. Sulla contesta presenza di particelle ematiche miste a quelle della vittima riscontrate tra i residui remoti del lavabo del bagno e sull’asciugamano che sarebbe stato utilizzato sia dalla vittima che dall’assassino, Roberto Cannistrà avrebbe dato una sua versione sulla quale vige il massimo riservo. I legali dell’indagato giudicano questo particolare essenziale per scagionare da ogni accusa il manuale che saltuariamente lavorava anche in campagna. La difesa ritiene infatti che su quanto riferito da Roberto Cannistrà al giudice durante l’interrogatorio dell’udienza di convalida, durato tra esame del Gip e controesame del magistrato inquirente presente in udienza per più di due ore, sia essenziale per scoprire nuovi e ulteriori elementi utili all’indagine e soprattutto – come sottolineano gli avv. Frontino e Orto – per scagionare l’unico indiziato di questo terribile delitto che ha scosso e turbato la serenità del Natale delle Eolie. Gli stessi legali hanno precisato che il loro assistito non ha «chiamato in correità nessuno», ma avrebbe solo fornito elementi utili a sua discolpa per giustificare soprattutto la presenza delle particelle di tracce di sangue all’interno della casa della vittima. LEONARDO ORLANDO – GDS