MESSINA: Inchiesta sullo scempio dell'Archivio storico. Il procuratore aggiunto Ada Merrino ipotizza la distruzione di beni di pregio storico-artistico

6 gennaio 2012 Cronaca di Messina

«Era doveroso da parte nostra, c’è in gioco la nostra memoria». Il procuratore aggiunto Ada Merrino non dice altro. Ma dice tutto. Sulla sua scrivania da qualche giorno c’è un nuovo fascicolo di “atti relativi”, le prime carte sullo scempio di questi decenni consumato sull’Archivio Storico e sulla Biblioteca Comunale. Migliaia di libri, stampe, riviste, e non solo, c’è tanto altro materiale di vario genere, finiti nel sottoscala di una scuola, la “E. Drago”, e lasciati ad ammuffire per anni. Ed è un’inchiesta che nasce dall’esposto presentato dal pacifista del “Movimento non violento” Renato Accorinti, che ha digiunato tre giorni per richiamare l’attenzione su questo problema, e anche da alcuni articoli di stampa, visto il grandissimo clamore che ha suscitato questa vergognosa vicenda sui media. Il magistrato ipotizza come reato, almeno in questa prima fase, non ci sono indagati, la distruzione di beni di pregio storico-artistico prevista da una legge del 2004, cioé il “Codice dei beni culturali”, che si lega nell’imputazione all’art. 733 del codice penale, vale a dire il “Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale”. Insomma una ferita dell’uomo inferta alla Storia d’una città. Su questo fronte, sull’omicidio dei libri dimenticati, stanno già lavorando da alcuni giorni i carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria, e gli uomini del colonnello Antonio Mazzeo hanno già sentito alcune persone “informate sui fatti” per avere un primo quadro. Sono state delle sessioni di dialogo piuttosto lunghe. Per loro ci sarà tanto da lavorare, visto che bisognerà ricostruire almeno un decennio di malagestio. Un dato solamente basta a far capire il buco nero della memoria in cui è stato fatto precipitare un patrimonio preziosissimo che racconta la storia di Messina. Ad oggi, a quanto pare, non esiste un elenco completo di tutto quello che fino a poco tempo fa era “buttato” negli scatoloni e in uno scantinato, e che adesso faticosamente, giorno dopo giorno, sta riemergendo al Palacultura “Antonello”. E se nel frattempo, quando quegli scatoloni erano accatastati alla rinfusa alla scuola “E. Drago” qualche collezionista “furbetto” avesse approfittato per portare qualcosa nel museo privato di casa? Lo sapremo mai? Si potrà mai ricostruire tutto il lungo elenco di libri, quadri, riviste, stampe, incunaboli, cartoline, disegni, lettere, che raccontano la nostra storia? Un dato certo, di cui l’inchiesta dovrà certamente occuparsi per altro verso, al di là delle responsabilità amministrative, è senza dubbio il danneggiamento che alcuni preziosi volumi hanno subito in questi anni d’incuria, e anche su questo versante i carabinieri della Pg in questi giorni hanno lavorato. Ma ovviamente non hanno affatto finito d’indagare. Si dovrà ricostruire per esempio l’intero iter amministrativo dell’omicidio dei libri dimenticati, si dovrà capire chi decise sciaguratamente di relegare tutto in un sottoscala invece che disporre i beni in un locale idoneo. Chi ha perpetuato in questa scelta e non ha mosso un dito per risolvere la matassa. Chi ha consentito avendo la custodia e la tutela che in parte si deperisse una parte del patrimonio. Qualche elemento temporale. Risulta per esempio alla “Gazzetta” che la situazione sarebbe precipitata dal giugno-luglio del 2010, quando dagli scantinati della scuola “E. Drago” vennero trasferiti al Palacultura tutti i dipendenti comunali distaccati nel plesso scolastico, e che provvedevano a tenere arieggiati e riscaldati gli scaffali con i libri. È da quel momento che devono essere precipitare le “condizioni di salute” di tutto il materiale cartaceo. In concreto vennero trasferiti gli impiegati comunali ma i libri rimasero nello scantinato, senza custodia e manutenzione. Il sindaco Peppino Buzzanca pochi giorni fa ha detto chiaro e tondo al nostro giornale che del problema si stava occupando da tempo e respinge tutte le critiche al mittente, bollandole come «speculazioni». Ma da quando s’è dimesso l’assessore Giovanni Ardizzone la delega alla Cultura la “trattiene” e magari non ha molto tempo per pensarci con le mille rogne che deve sbrogliare giornalmente, forse riaffidare la delega a qualcuno sarebbe la cosa migliore. In ogni caso, prescindendo dall’inchiesta, e adesso che il trasferimento dei beni dell’Archivio storico e della Biblioteca comunale è avviato, non si può pensare di poter sistemare tutto questo enorme patrimonio in due “stanzette” del Palacultura, già strapieno di uffici che non c’entrano un fico secco con la struttura. Tutto questo patrimonio bisogna conservarlo in condizioni ottimali e renderlo fruibile ogni giorno ai cittadini e agli studiosi, bisogna per esempio interfacciarlo digitalmente con altre strutture. E proprio in relazione alle dichiarazioni del sindaco Buzanca nell’intervista rilasciata nei giorni scorsi al nostro giornale, ieri i consiglieri comunale del Pd Nicola Cucinotta, Felice Calabrò e Benedetto Vaccarino hanno scritto una lunga interrogazione al primo cittadino, in cui gli chiedono conto e ragione di questa storia, e sollecitano l’apertura di un’inchiesta amministrativa. Nuccio Anselmo – GDS

IL COMMENTO: Un lungo elenco di sfregi e di follie.
Undicimila volumi riguardanti Messina, numerosi libri del Cinquecento e del Seicento, un’emeroteca con giornali risalenti anche al 1815, una straordinaria collezione di stampe e di cartoline d’epoca. Era questo l’Archivio storico comunale. E cinquantamila erano i volumi della Biblioteca, tra i quali l’epistolario che Tommaso Cannizzaro tenne con Victor Hugo. Usiamo il verbo al passato perché oggi nessuno può dire cosa sia rimasto di questo patrimonio preziosissimo, cosa si sia salvato dall’incredibile stato di abbandono, dal degrado, dalla sporcizia, dalla muffa e dai morsi dei topi che in questi anni sono stati tra i più assidui frequentatori degli scantinati di via Catania. La Procura, dopo l’esposto presentato dal prof. Renato Accorinti e le denunce ampiamente documentate dagli organi di stampa, ancora una volta ha assunto il ruolo di supplente in una città dove sembra non si muova nulla se non dopo che i casi “esplodono”. L’iniziativa del procuratore aggiunto Ada Merrino è meritoria, perché servirà a fare chiarezza sulle responsabilità, sulle omissioni, sugli eventuali trafugamenti. Quello che è stato commesso è sicuramente un “crimine culturale”. Ma accanto all’inchiesta giudiziaria, occorre aprire una riflessione profonda sul significato delle politiche culturali a Messina, sugli obiettivi che s’intendono realizzare nei prossimi anni, sulle battaglie da condurre insieme, espressione di una città che “fa sistema”. Il quadro attuale è desolante. Il “nuovo” grande Museo regionale di viale della Libertà è già vecchio di 33 anni, abbiamo fatto ridere tutt’Italia con la farsa delle pareti non idonee a ospitare i quadri (le pareti di un Museo, non di un palazzo qualsiasi, ma ci rendiamo conto!) o dei tetti incapaci di resistere perfino alle pioggerelline primaverili e non c’è che da piangere nel contare le somme che sono state gettate in questo oscuro “pozzo di San Patrizio” o nel citare gli annunci e i proclami dei vari assessori e dirigenti regionali circa l’imminente inaugurazione. È più facile che si avveri la profezia Maya che apra i battenti il nuovo polo museale (è possibile che nessuno abbia mai pagato per queste “follie”?). Siamo anche la città che ha realizzato in 40 anni un Palacultura e lo ha adibito in gran parte a uffici, anziché farlo diventare il cuore pulsante delle iniziative culturali che pure ci sono in questa città, e sono tante, e anche di grande qualità. Siamo la città che ha subito senza reagire l’affronto regionale allorché ci sono stati sottratti i fondi destinati alla riqualificazione di beni come Castel Gonzaga e la Real Cittadella. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Ma è proprio questa la città che non vogliamo. Lacittà che non dobbiamo più essere. LUCIO D’AMICO – GDS