LIPARI, L'OMICIDIO DELLA SIGNORA BIVIANO: Contestato a Cannistrà l'omicidio aggravato dal tentativo di furto

8 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Il gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Maria Rita Gregorio, ha depositato in cancelleria l’ordinanza con la quale l’iniziale fermo di polizia giudiziaria a cui era stato sottoposto l’operaio di Lipari Roberto Cannistrà, è stato tramutato in custodia cautelare in carcere. L’uomo è gravemente indiziato dell’omicidio di Eufemia Biviano, la donna pensionata di 62 anni, sgozzata la vigilia di Natale nella sua casa della frazione Quattropani. A nulla sono valsi i tentativi di difesa e le giustificazioni fornite dall’indagato durante l’udienza di convalida svoltasi nel carcere di Gazzi alla presenza del sostituto procuratore Mirko Piloni e dei legali della difesa, gli avv. Luca Frontino e Gaetano Orto. Cannistrà, al quale si contesta l’omicidio aggravato dal tentativo di furto (così come previsto dall’art. 576 che contempla per questo tipo di reato la pena dell’ergastolo) nel tentativo di difendersi aveva raccontato al gip Maria Rita Gregorio alcuni particolari per giustificare il ritrovamento delle sue tracce biologiche all’interno della casa. L’uomo infatti ha raccontato, tra l’altro, che fino a qualche giorno prima 82 o 3 giorni e in precedenza 10 giorni addietro) aveva in più occasioni compiuto lavoretti commissionati dalla vittima sia in campagna, ma anche all’interno della casa. E durante uno di questi lavoretti domestici, essendo l’uomo manovale edile e allo stesso tempo bracciante agricolo avventizio, ha raccontato di essersi persino ferito. Evidentemente la sua versione non è servita ad evitargli la custodia cautelare in carcere e ciò in attesa degli ulteriori riscontri su cui stanno lavorando i carabinieri del comando provinciale di Messina ed i sostituti della Procura di Barcellona Francesco Massara e Mirko Piloni. Dal fitto riservo mantenuto sulle indagini, è filtrato inoltre un altro particolare ritenuto utile ai fini delle indagini. L’ispezione corporale compiuta nell’immediatezza dell’arresto, martedì sera nel carcere di Gazzi per ricercare eventuali ferite da cui sarebbe fuoriuscito il sangue le cui tracce sono state ritrovate frammiste a quelle biologiche della donna tra i residui del lavandino e sull’asciugamano, avrebbero dato esito positivo. Adesso si apre una seconda fase. I legali della difesa stanno infatti approntando il ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare da presentare già martedì al Tribunale del riesame di Messina per tentare di ottenere l’annullamento della custodia in carcere. (l.o.)