BARCELLONA P. G., 19 ANNI DOPO: Il coraggio di Beppe Alfano contro la mafia ricordato dalla Città e dai suoi amici di sempre

9 gennaio 2012 Cronaca di Messina

La ricorrenza del 19esimo anniversario dell’uccisione di Beppe Alfano, il cronista ucciso dalla mafia la sera dell’8 gennaio del 1993, è stata commemorata con la santa messa celebrata nel primo pomeriggio di ieri, nel Duomo di Santa Maria Assunta di Pozzo di Gotto, dall’arciprete don Santino Colosi. Una cerimonia sobria, senza annunci così come voluto dalla famiglia, alla quale hanno partecipato la moglie di Beppe, Mimma Barbaro con i tre figli, Sonia, Francesco e Fulvio. Alla cerimonia religiosa hanno assistito familiari delle vittime di mafia, amici e parenti di Beppe Alfano, ma anche il movimento nazionale antiracket, con Pippo Scandurra della Fai e la locale associazione antiracket “Liberi tutti”, con il presidente Sofia Capizzi e il vice Stefano Vento. Presente anche Valeria Grasso, testimone di giustizia che adesso vive in incognita perché non ha esitato a denunciare gli aguzzini che taglieggiavano la sua palestra di Palermo. In chiesa anche il commissario straordinario della Croce rossa regionale Saverio Ciriminna, con i volontari. Prima della cerimonia religiosa, i familiari di Beppe Alfano si sono recati alla tomba del giornalista nel cimitero di Barcellona e subito dopo alla lapide in via Marconi, eretta nel 1995 nel luogo in cui fu assassinato Alfano per ordine del capomafia Giuseppe Gullotti e per mano del sicario, l’ex carpentiere Antonino Merlino. Alla lapide, oltre ai fiori dei familiari, in mattinata era stata collocata una corona dal Comune di Barcellona, la cui amministrazione ha ricordato alla città la figura di Beppe Alfano, “giornalista di elevato profilo e simbolo della lotta alla mafia, barbaramente ucciso l’8 gennaio del 1993”. Altra corona è stata posta dal corpo militare della Croce rossa italiana, così come disposto dall’Ispettore nazionale dello stesso Corpo, maggiore generale Gabriele Lupini. L’on. Giuseppe Lumia, componente della Commissione nazionale antimafia ha inviato un messaggio nel quale si afferma che: “Nella provincia di Messina, cosiddetta “babba” perché allora erroneamente considerata immune dal fenomeno mafioso, Beppe Alfano svelò una realtà ben diversa da quella che si voleva far credere. Nei suoi articoli e nelle sue inchieste giornalistiche raccontò la presenza di consorterie criminali e collusioni mafiose con il mondo delle istituzioni locali e degli affari che condizionavano la vita politica, economica e sociale”. Lumia ha aggiunto che quella di Beppe Alfano fu “Una scelta coraggiosa che per amore del giornalismo e della sua terra, quando scrivere di mafia voleva dire guadagnare una miseria e allo stesso tempo rischiare la vita. Beppe Alfano sapeva che per combattere la mafia bisognava renderla visibile ai cittadini, chiamarla per nome, spiegarne gli effetti nefasti sulla vita dei cittadini e delle imprese. La sua testimonianza è un faro per chi vuole intraprendere e per chi svolge l’attività giornalistica, ma anche un esempio di coraggio e di libertà per tutti”. LEONARDO ORLANDO – GDS