LA CALABRIA CHE 'BRUCIA': Nuove intimidazioni al primo cittadino di S. Giovanni in Fiore. ISOLA CAPO RIZZUTO: L'incendio che ha danneggiato il portone del municipio opera di coloro che «vogliono smorzare l'impegno sul fronte della legalità»

9 gennaio 2012 Mondo News

“Barile stai attento tu e tutta la Giunta”. Questo l’ultimo messaggio minatorio rilevato ieri, ma scritto con ogni probabilità nella notte di sabato e domenica, dai soliti balordi rimasti ancora ignoti. La scritta intimidatoria è stata fatta su un muro che costeggia la strada che collega l’antico quartiere della Cona con la località Palla-Palla, attraversando il primo e più antico ponte sul Neto. Una zona quella a valle della Cona alquanto remota, periferica e raramente frequentata. Segno tangibile che qualcuno vuole “colpire” in primis il sindaco della città, Antonio Barile, e il suo esecutivo, senza, però, farsi scoprire. Un’escalation delinquenziale senza precedenti. In una succinta nota dell’Ufficio stampa del Comune si legge: «La scoperta della scritta si va ad aggiungere a tutti gli atti gravi susseguitisi nelle ultime settimane, segnale di una scalata che denota la spregiudicatezza di questi gesti che suscitano smarrimento, allarme e apprensione nell’intera comunità sangiovannese». Il messaggio è evidente e denota – ha dichiarato il primo cittadino – «Il clima che si respira in città, di cui noi siamo perfettamente consapevoli». Appare evidente che Barile è preoccupato da quest’azione continuata d’intimidazione che tenta, subdolamente, di impaurire e far vacillare l’azione della partecipazione nella pratica amministrativa e della trasparenza avviata dall’amministrazione civica. Difficile ancora da capire questi “raid” delittuosi a cosa possano mirare, il più inquietante dei quali è quello del 28 dicembre, quando all’auto del sindaco in uso alla moglie furono allentati i bulloni delle ruote. E solo per un caso, fortunatamente, la signora Barile si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto e rimediò. Prima ancora, altri segnali d’intimidazioni: pneumatici squartati, telefonate mute, fuoco ad una casetta di campagna della moglie. Successivi al 28, altre tre scritte e alberi tagliati nei pressi dell’anfiteatro del centro storico. Un’incursione, un assalto, di qualche balordo con cui si vuole “richiamare” Barile e il suo esecutivo a cambiare strategia amministrativa? A chi darebbe fastidio l’azione del Sindaco? Ci sono interessi di quattrini che sono messi in discussione? La città è confusa. Qui non alberga la ‘ndrangheta, però segnali come questi possono far pure pensare che ci possa essere qualcuno “comandato” ad impaurire Barile sino al punto di fargli gettare la spugna. Si comincia a respirare aria pesante, giacché mai come in questo frangente c’è stata una spirale così decisa, così arrogante e così intimidatoria. Le indagini vengono coordinate dal procuratore di Cosenza, Dario Granieri. Mario Morrone – GDS


ISOLA CAPO RIZZUTO
: L’incendio che ha danneggiato il portone del municipio opera di coloro che «vogliono smorzare l’impegno sul fronte della legalità». Il sindaco: «Messaggio dei poteri criminali». Il Comune impegnato con le istituzioni, con Libera e 14 associazioni per gestire terreni e immobili confiscati.

Il partito del piede di porco, della miccia e della tanica di benzina ha aperto l’anno nuovo a Isola Capo Rizzuto, dove il contrasto alla ‘ndrangheta è più avanzato sul terreno dell’impegno civile. Qui il Comune da due anni lavora spalla a spalla con la prefettura, le istituzioni locali, con “Libera” ed altre quattordici associazioni per coltivare 135 ettari di terreni confiscati alle cosche locali. E ci sta riuscendo: il grano, l’orzo, i finocchi delle terre liberate sono stati mandati in mezza Italia nei mesi scorsi a testimoniare che un altro futuro è possibile in Calabria. Proprio il Comune è stato scelto l’altra sera da qualcuno, simbolicamente, per dare un segnale di presenza ed attenzione col fuoco appiccato dalle solite mani ignote nello spazio fra il cardine e il battente del portone antico del Municipio, nello storico Palazzo Barracco. «È un messaggio – non ha dubbi il sindaco Carolina Girasole – lanciato da determinati poteri occulti che si oppongono alla crescita di Isola Capo Rizzuto». Alle 22,30 di sabato, con tanta gente per strada nel centro del grosso borgo, qualcuno ha infilato della carta inzuppata di liquido infiammabile in quella fessura tra porta e battente, poi ha acceso l’innesco, così che il fuoco si sviluppasse all’interno nell’androne del Municipio. Ma le fiamme sono divampate anche fuori, cosicché qualcuno avendo visto quel fuoco sul portone del Comune ha lanciato l’allarme. Il caso ha voluto che una squadra dei Vigili del fuoco di Crotone fosse già in paese per un altro intervento: col caposquadra Giuseppe Federico i vigili sono intervenuti tempestivamente, e l’incendio ha interessato solo la soglia, il telaio ed il battente dell’antico portone. Le indagini sono state avviate immediatamente dai Carabinieri della stazione intervenuti sul posto, sotto le direttive del comandante della compagnia di Crotone capitano Antonio Mancini. È una lunga marcia, difficile, faticosa, quella avviata per affermare la legalità in terra di mafia. Il 24 settembre del 2010 fu lo stesso ministro dell’interno Roberto Maroni a sottoscrivere, nel capannone dell’azienda agricola confiscata al boss Nicola Arena (90 splendidi ettari coltivati a grano ed ortaggi in contrada San Giovanni) il protocollo d’intesa per l’affidamento in gestione di quella terra all’associazione temporanea di scopo “Libera terra Crotone” composta da enti, istituzioni, associazioni. Così nel 2011 è stato trebbiato il grano delle terre confiscate nelle contrade di Cardinale e San Giovanni, raccolto l’orzo sui campi confiscati di Cepa, estirpati i finocchi dalle zolle confiscate di Vermica. E non solo: venerdi scorso il Comune ha presentato alla “Sua” otto progetti finanziati col Pon sicurezza, quattro dei quali riguardano la riqualificazione di quattro grossi immobili confiscati: per farne una Scuola, una Casa per la musica, una Colonia climatica ed un Giardino botanico. Quarantanove anni, biologa, sposata e madre di due figlie 12 e 18 anni, Carolina Girasole è stata eletta nel 2008 alla guida di una giunta composta da Partito democratico e Sinistra arcobaleno. «Proprio venerdì scorso – conferma il sindaco Girasole – avevamo dato notizia di alcuni progetti del Comune destinati ai giovani per l’utilizzo a fini sociali di quattro immobili confiscati alla ‘ndrangheta». «Ci sono poteri – ribadisce il sindaco – ai quali, evidentemente, danno fastidio la continuità amministrativa che stiamo assicurando ed il nostro impegno sul concetto di bene comune che stiamo tentando di diffondere soprattutto tra i giovani. Sono poteri che vogliono indebolire le Amministrazioni perchè solo così possono governare gli enti locali sostituendosi al popolo». «Tutti devono capire, invece – insiste Carolina Girasole – che nessuno può permettersi di intimidire un’amministrazione locale con lo scopo di farla dimettere. La verità è che la stabilità delle amministrazioni comunali consente una crescita del territorio che, evidentemente, ad Isola Capo Rizzuto qualcuno non vuole. Questa stabilità ed il concetto di bene comune, sul quale stiamo insistendo, rappresentano due momenti fondamentali per la crescita del nostro paese ed è evidente che l’intimidazione che abbiamo subito ha lo scopo di fare in modo che tutto questo non avvenga». Al sindaco hanno espresso solidarietà il consigliere regionale del Pdl Salvatore Pacenza e la presidentessa di “Riferimenti” Adriana Musella.

Uno stillicidio.
Quattro volte, in sette mesi, a Isola Capo Rizzuto sono state bruciate le auto di amministratori e tecnici. La notte del 2 luglio 2010 è stata data a fuoco l’auto del responsabile dell’Ufficio tecnico comunale Agostino Biondi. La notte succesiva è toccato alla “Yaris” del vicesindaco Anselmo Rizzo. Una notte di tregua: poi, il 5 luglio, è stata distrutta dal fuoco la “Ford Focus” del sindaco Carolina Girasole: l’auto era parcheggiata sotto casa, al mare. Tali odiose intimidazioni non sono limitate certo a Isola Capo Rizzuto. La notte del 13 ottobre 2010 a Cutro un ordigno danneggiava la parte posteriore della “Y 10” dell’assessore comunale Gaetano Squillace. Con l’anno nuovo, gli attentati alle auto degli amministratori cominciavano a Crotone: la sera del 24 gennaio 2011 qualcuno appiccava fuoco alla “Mercedes classe B” del sindaco di Crotone Peppino Vallone. Il 18 febbraio, intanto, veniva bruciata l’auto del dirigente dei lavori pubblici del Comune di Isola Capo Rizzuto Raffaele Muraca. Il 22 settembre è stata bruciata l’auto del sindaco di Scandale Carmine Vasovino. Il 15 dicembre incendiata la casa di vacanze del sindaco di Mesoraca Armando Foresta.