IL CASO DEL PARCO COMMERCIALE DI BARCELLONA P. G., L'OFFENSIVA DI NANIA & C CONTRO IL TEOREMA 'LAM' (LUMIA-ATRIA-MAZZEO): «I terreni del Parco ceduti dai Salesiani». Alla Dibeca attraverso una transazione. La localizzazione nel Prg fatta dall'Amministrazione Speciale

10 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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Quella del Parco commerciale (mai nato) è proprio una storia tutta barcellonese. Dai contorni sfumati in cui fatti e personaggi, apparentemente in antitesi, appaiono come parti, sia pure in maniera contrapposta e spesso contraddittoria, di uno stesso canovaccio. Si scopre così che nella vicenda certamente c’è la famiglia di Saro Cattafi, l’avvocato che il pentito Bisognano accusa di essere la “mente” di Cosa nostra del Longano, ma anche che quei terreni erano dei Salesiani ceduti poi alla Dibeca, appunto della famiglia Cattafi. Oppure che l’idea del Parco nell’ambito del Piano commerciale è stata dell’Amministrazione di centrosinistra, prima del doppio mandato di Candeloro Nania. E certo sorprende che l’azienda in attesa di concessione edilizia a Barcellona scelga d’improvviso MiIazzo, dove si realizzano in poco tempo due parchi commerciali senza Prg e senza piano specifico, in zona Asi. A raccontare questi fatti, ieri, il vicepresidente del Senato, Mimmo Nania, in una conferenza stampa indetta dal cugino sindaco Candeloro e dal presidente del Consiglio Francesco Crinò (in aula il vicepresidente dell’Ars Formica e alcuni assessori). Una storia “riletta” da destra, dunque, visto che sinora ce l’hanno raccontata solo da sinistra. Una versione quest’ultima che il sen. Nania ha chiamato “teorema Lam”, in cui “L” starebbe per il senatore Lumia, che l’ha riassunta in interrogazione; “A” per l’associazione Atria che ne ha fatto un cavallo di battaglia e “M” per il giornalista la cui ricostruzione avrebbe sostanziato l’intervento ispettivo di Lumia. Va ricordato che della vicenda, gìà all’attenzione della Dda, si sta occupando in questi giorni una Commissione prefettizia che dovrà ricostruirla, a cominciare dalla localizzazione dell’area, per accertare se ci sono state infiltrazioni mafiose. Nania-sindaco ha sostenuto che la sua Amministrazione ha trovato le scelte sul Prg già fatte dalla Amministrazione del sindaco, prof. Francesco Speciale, Prg approvato poi dal commissario ad acta. Il sen. Nania ne ha riassunto – sulla base di una corposa documentazione – la storia. L’area oggetto delle indagini apparteneva ab ovo ai Salesiani che l’avevano ricevuta in donazione, assieme ad altri immobili, dal cav. Salvatore Cattafi, farmacista, col vincolo di farne una casa di cura per bambini. Finalità mai attuata, tant’è che un discendente del benefattore, Gaspare Cattafi, ne chiese la restituzione con ricorso in tribunale. Causa ripresa poi dal figlio di Gaspare, appunto Rosario (Saro). La questione si risolse, dopo la sentenza di primo grado, con un accordo: i Salesiani rinunciarono ai terreni e in cambio intascarono una cospicua somma (transazione assistita dal notaio Spinella). Si tratta dei 5,24 ettari del Parco inseriti nel Piano commerciale di 18,40 ettari. Sulla scelta politica del piano commerciale, il sen. Nania riferisce dichiarazioni assonanti dell’allora assessore allo sviluppo economico nella giunta Speciale, Vito Siracusa (Pd). Su detta area è stata poi presentata una richiesta di concessione edilizia da parte della GDM, società calabrese che gestisce punti vendita Carrefour (ora in amministrazione controllata) che acquisisce i terreni – con una convenzione – dalla Di.Be.Ca. (famiglia Cattafi). I particolari sono riferiti nell’articolo accanto. Sta di fatto che la GDM, pur in attesa di concessione edilizia a Barcellona, preferisce installare un ipermercato (ora chiuso) nel primo parco commerciale realizzato a Milazzo, contrada Faraone), il secondo nascerà a Masseria. Il sen. Nania ha osservato che forse sarebbe il caso di chiedere lumi all’allora responsabile del consorzio Asi, ing. Angelo Sottile. «Certo è – osserva Nania – che di fatto Barcellona non ha ancora un suo parco mentre Milazzo ne ha due, pur in assenza di uno strumento urbanistico. Ci saremmo aspettati stesso scrupolo investigativo da parte di Lumia e dell’associazione Atria». Dato dunque per scontato che le due giunte Nania nulla hanno avuto a che vedere con la localizzazione dell’area e con la redazione del Prg e rilevato, come ha spiegato il presidente Francesco Crinò, che il consiglio comunale ha solo preso atto di una destinazione di piano particolareggiato e di concessioni ritenute regolari dagli uffici comunali, il senatore Pdl conclude che questa ispezione nasce da una bolla mediatica e, peraltro, con un Consiglio già in ordinaria amministrazione in vista delle elezioni di primavera. Il sindaco Nania ha in proposito affermato che, come per la prima richiesta di scioglimento, la sua amministrazione è in condizione di dimostrare di aver sempre agito nel rispetto di quel “Protocollo Dalla Chiesa”, firmato col prefetto Scammacca, che sottopone al controllo della prefettura ogni atto rilevante. Una scelta che – ha rivelato – ci ha convinti a sottoporre la posizione dei candidati di coalizione all’ultimo consiglio comunale al controllo preventivo delle forze dell’ordine prima di presentare le liste. Conclusione: «Abbiamo appena finito di spalare il fango dell’alluvione, non accettiamo di subire il fango di taluni teoremi politici». Mario Di Paola – GDS


Il primo cittadino Candeloro Nania ricostruisce fatti e retroscena: «Il mio unico ruolo è stato sollecitare i tecnici».

«Sul Prg della città, il mio unico ruolo è stato quello di sollecitare i progettisti a consegnare gli elaborati, così come poi hanno fatto sette mesi dopo il mio insediamento avvenuto il 7 dicembre del 2001. Lo strumento urbanistico, scelte e linee guida dettate fin dal 1994, sono state approvate dalla precedente amministrazione di Centro sinistra. Dal 2001 il Consiglio comunale non ha avuto alcun ruolo sullo stesso Prg perché la maggioranza dei consiglieri si è dichiarata incompatibile, ed è stato un commissario ad acta a provvedere all’adozione». Le parole sono del sindaco Candeloro Nania che ieri in un’aula consiliare affollata e non solo da consiglieri comunali, ma anche da un variegato pubblico, ha difeso il suo operato e quello della sua amministrazione, dai sospetti di possibili ingerenze mafiose nell’attività amministrativa. Sospetti che provocano nel sindaco «amarezza e meraviglia». E poi aggiunge: «In dieci anni non abbiamo fatto assunzioni, abbiamo concesso il difensore civico all’opposizione, denunciato anomalie che non consentivano il funzionamento del depuratore comunale, adottato la carta dei servizi e revocato due appalti, il primo relativo ai lavori del Pios sulla litoranea e l’altro di pulizie degli uffici comunali e questo per sospette ingerenze della criminalità e grazie ai protocolli di legalità sottoscritti prima ancora che fossero obbligatori». La memoria difensiva che il sindaco consegnerà alla Commissione di accesso agli atti amministrativi istituita dal ministero dell’Interno e presieduta dal viceprefetto Antonino Contarino, contiene invece una ricostruzione minuziosa per controbattere alle versioni che a parere del sindaco “sono frutto di un teorema”. E le attenzioni tornano al contestato Parco commerciale di contrada Siena proposto in prima istanza dalla Gdm, azienda di distribuzione commerciale di Reggio Calabria, con sede a Milano, finita sull’orlo del fallimento e in atto sottoposta a procedura di concordato preventivo per evitare la bancarotta. Con la Gdm, la DiBeCa sas, l’immobiliare della famiglia Cattafi, aveva sottoscritto accordi preliminari il 21 marzo 2005, per la vendita di un’area di estesa 5,24 ettari che era stata inserita, assieme ad altri terreni contigui di diversi proprietari, per un totale complessivo di 18, 40 ettari, nel Prg con destinazione Parco commerciale. Il sindaco si difende sostenendo che il nuovo Prg che prevedeva l’istituzione del Parco Commerciale era stato pubblicato il 27 aprile 2007; mentre il progetto del piano particolareggiato della Gdm sul Parco Commerciale era stato depositato il 29 giugno 2007 e nell’esame e approvazione non vi è stato alcun ritardo da parte degli uffici comunali. E su questo la relazione del sindaco è ricca di particolari: «È vero che la Gdm SpA (nella qualità di promissario acquirente dei terreni diventati di proprietà Dibeca sas, grazie alla vendita dell’Oratorio Salesiano, avvenuta con pagamenti di assegni circolari Gdm SpA, così come prova la scrittura privata del 21 marzo 2005, ha dovuto attendere oltre 2 anni dal 7 aprile 2005 (quando ha stipulato l’accordo con la Dibeca sas) prima di presentare la domanda per l’approvazione di un Piano regolatore particolareggiato sull’unico parco commerciale previsto nel Prg, riguardante i terreni in proprietà di più di 50 titolari solo perché, per legge, non poteva che presentarla quando l’ha presentava (allegando l’atto di comodato d’uso intervenuto con la Dibeca sas, ossia il 29 giugno 2007, dopo che il Prg veniva approvato dalla Regione l’8 febbraio 2007, con decreto assessoriale n. 106, pubblicato il 27 aprile 2007». Ritardi invece, a parere del sindaco Nania, si sono avuti nella voltura del Piano particolareggiato in favore della Di.Be.Ca. sas di Fernanda Corica perché – come afferma il sindaco – «dal 5 gennaio 2009, data in cui “la famiglia Cattafi scendeva in campo” con la richiesta di voltura del Piano regolatore particolareggiato della Gdm, al 21 luglio 2009, quando la Commissione urbanistica confermava il suo precedente parere favorevole, passavano quasi 7 mesi, anche se trattavasi di un cambio d’intestazione in una pratica già istruita con parere favorevole del 3 giugno 2008». Nania conferma altresì come la Gdm, ha deciso di ritirarsi dall’affare perché nelle more per l’approvazione del Piano particolareggiato da parte della Commissione urbanistica, trovava più conveniente stipulare, il 19 novembre 2007, un contratto di affitto con il Parco commerciale della G. D. Russo di Milazzo, autorizzato dal Comune di Milazzo in c/da Faraone». Tuttavia da sottolineare come la magica trasformazione di quei terreni agricoli in Parco commerciale, abbiano consentito nel “pieno rispetto di una legge innovativa” applicata per la prima volta in Sicilia a Barcellona Pozzo di Gotto, alla “DiBeCa”, proprietaria di oltre 5 ettari su un totale di 18 ettari, di poter effettuare “espropri” e pagarli a poco più di 80 euro a metro quadrato, con facoltà di rivendere a terzi a prezzi maggiorati. E per fugare ombre e sospetti, il Comune chiede adesso alla Commissione di accesso di verificare l’origine di quei terreni. LEONARDO ORLANDO – GDS

Due ispezioni a Palazzo Longano nell’arco di cinque anni. L’amarezza di Nania: «Il Comune mai direttamente implicato in indagini per mafia, anzi sempre parte civile».
In cinque anni di attività amministrativa, l’amministrazione comunale del sindaco Candeloro Nania, in procinto di scadenza di mandato è stata sottoposta all’ispezione di due diverse Commissioni di accesso agli atti amministrativi per la verifica di ingerenze mafiose nell’attività dell’ente. L’ultima Commissione di accesso, istituita dal neo ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri con decreto dello scorso 24 novembre -, è stata incaricata di esaminare le vicende che legano le attività private riconducibili all’avv. Rosario Pio Cattafi con il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e ciò “in considerazione di problematicità evidenziatesi nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per la localizzazione di un Piano Commerciale”. L’accesso agli atti è stato disposto – come si legge nel provvedimento – per “la necessità di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata nell’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto”. A presiedere la Commissione, è stato chiamato il vice prefetto Antonino Contarino, coadiuvato dal dirigente del Commissariato di polizia di Barcellona Mario Ceraolo e dal tenente colonnello Danilo Nastasi, comandante della sezione operativa della Dia di Messina. Il lavoro della Commissione è intenso e riguarda anche l’acquisizione e la verifica di procedure amministrative, attuazione di regolamenti, gestione del personale e distribuzione degli incarichi professionali, da quelli legali alla progettazione e direzione dei lavori pubblici. In ultimo gli uffici comunali hanno invitato i 30 consiglieri e gli assessori in carica, a depositare così come prevede la legge, le dichiarazioni dei redditi e ciò per verificare eventuali variazioni patrimoniali e reddituali, dall’iniziale data di elezioni fino adesso. La Commissione ha anche acquisito l’elenco, con relativi codici fiscali, di tutti i dipendenti di Palazzo Longano. L’ispezione e la consegna della relazione finale, dovrà avvenire entro il termine massimo di 90 giorni dalla firma del decreto con cui è stata istituita la Commissione, il 24 novembre del 2011. L’ultimo accesso agli atti amministrativi di Palazzo Longano per verificare possibili ingerenze della criminalità organizzata nella gestione della pubblica amministrazione, era avvenuto nel 2006, alla vigilia delle lezioni, con decreto del ministro dell’Interno dell’epoca Beppe Pisanu, firmato il 21 aprile del 2006, che si concluse con un nulla di fatto nonostante la stessa Commissione avesse chiesto espressamente lo scioglimento degli organi amministrativi comunali, la procedura fu archiviata. In quella occasione il rapporto della Commissione si componeva di sole 157 pagine ed evidenziava la posizione critica di alcuni consiglieri, chi con pregiudizi penali, e altri con pendenze giudiziarie perché indagati anche per fatti di mafia, come nel caso dell’ex vice presidente del Consiglio comunale Maurizio Marchetta, (il cui nome nella conferenza di ieri è stato più volte richiamato), le cui accuse iniziali di concorso in associazione mafiosa sono state poi derubricate in turbativa d’asta e archiviate dalla Procura di Barcellona perché dichiarate prescritte. Il sindaco ha tenuto a precisare che i due accessi sono avvenuti «nonostante nessuno dei tanti processi celebratisi nel decennio trascorso, e di quelli che si stanno celebrando in questi mesi, nei quali l’Amministrazione comunale s’è sempre costituita parte civile, riguardi fatti e atti per infiltrazioni mafiose nell’attività amministrativa o nei lavori pubblici e nei servizi che sono tantissimi». (l.o.)