LA CONFERENZA DEL 22 DICEMBRE 2011 DELLE ASSOCIAZIONI, IL VIDEO – IL PARCO COMMERCIALE DI BARCELLONA P. G.: Quell’esposto 'incendiario' presentato ormai quasi un anno fa al prefetto di Messina ed alla procura di Barcellona dalle associazioni antimafia 'Rita Atria' di Milazzo e 'Città aperta' della città del Longano…

10 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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IL VIDEO

Il sequestro dei beni all’avvocato Rosario Pio Cattafi, le parole di fuoco di un ex boss pentito, la nomina di una commissione prefettizia sull’affaire milionario del parco commerciale di contrada Siena a Barcellona Pozzo di Gotto. Troppe le novità seguite al 4 gennaio scorso per non rendere pubblico quell’esposto “incendiario” presentato ormai quasi un anno fa al prefetto di Messina ed alla procura di Barcellona dall’associazione antimafia “Rita Atria” di Milazzo assieme all’associazione “Città aperta” della città del Longano. Ieri mattina i rappresentanti dell’associazione mamertina – il presidente Santa Mondello, Santo Laganà ed Antonio Mazzeo – nel corso di una conferenza stampa, indetta nella sala “commissioni” della Provincia, hanno snocciolato i motivi che hanno portato, all’inizio del 2011, alla presentazione di quel corposo documento di una ventina di pagine, sottolineando pubblicamente che «ci sono tutte le condizioni perché il Comune venga sciolto». La commissione prefettizia è stata inviata nella città del Longano nelle scorse settimane dal ministro degli Interni Rosanna Cancellieri in quanto nel lungo iter del piano particolareggiato relativo al parco commerciale da realizzare in contrada Siena si sarebbero verificare «problematicità nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto», tali da rendere necessario «verificare la eventuale esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata». Al centro di tutto, dunque, il piano particolareggiato la cui redazione, si legge nell’esposto presentato dalla “Rita Atria” e da altre associazioni antimafia, è da riferire alla società Dibeca Sas, proprietaria di alcuni immobili interessati alla realizzazione di una parte della grande struttura commerciale, subentrata alla società Gdm Spa. Ad accendere l’interesse delle associazioni, ovviamente, il fatto che la società Dibeca Sas è legata alla società Dibeca snc, costituita nel 1982 da Rosario Pio Cattafi. Una figura già coinvolta in vicende giudiziarie in passato, raggiunta nei mesi scorsi da un sequestro preventivo di beni del valore di 7 milioni di euro e indicata di recente dal pentito ed ex boss del clan dei Mazzarroti, Carmelo Bisognano, come «vertice assoluto» della famiglia mafiosa barcellonese. «Tanti piccoli fatti – hanno spiegato Mondello, Laganà e Mazzeo – inducono a riflettere su quanto l’interesse privato abbia intaccato l’interesse generale, su quanto l’attività privata abbia finito per prevaricare quella pubblica, addirittura fin dall’attività di programmazione propria dell’ente pubblico». Non a caso nell’esposto, che presenta una dettagliata sequenza cronologica di tutti i passaggi privati e pubblici della vicenda, a partire dal 2001 – data in cui la Dibeca per la prima volta si dichiarò disposta ad acquistare i terreni di proprietà dei salesiani – si parla di «stretto legame, quasi sequenziale, tra atti che si svolgono esclusivamente nella sfera privata ed atti e determinazioni pubbliche, in un arco temporale, peraltro, alquanto consistente che dura quasi un decennio». La stessa Dibeca, viene ricordato nell’esposto, era finita al centro dell’attenzione di un’altra commissione prefettizia, quella che nel 2006 scrisse, a proposito del contratto d’affitto per la sede dell’Acquedotto comunale stipulato proprio con la società. Il piano particolareggiato in questione, invece, è stato approvato nel 2009 quasi all’unanimità dal consiglio comunale (un solo astenuto, Pino Presti, gli altri tutti favorevoli), “forte” dei pareri altrettanto favorevoli dei tecnici dell’ente. Capire come si sia arrivati a quella approvazione è l’obiettivo della commissione prefettizia. Aiutarli a capirlo, ma soprattutto «ripristinare la legalità dei comportamenti nel comune di Barcellona», è l’obiettivo degli esponenti dell’associazione Rita Atria. SEBASTIANO CASPANELLO – GDS