LA TRAGEDIA DI MILAZZO DEL 2006: La morte dei tecnici della Raffineria Leone Saya, Luigi "Daniele" Staiti e Massimo Bonanno. All'investitore quattro anni e mezzo. La Corte d'appello ha aumentato la provvisionale

10 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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Quelle tre vite spezzate e il processo d’appello. La ricostruzione dolorosa di quanto accadde, poi nel tardo pomeriggio la sentenza. E si tratta di una conferma integrale della condanna di primi grado, quattro anni e mezzo di reclusione, più un inasprimento per quel che riguarda le provvisionali, vale a dire i risarcimenti immediati. Quindi quattro anni e mezzo di reclusione confermati anche in appello a carico del catanese 34enne Silvestro Leanza, residente a Gravina di Catania, che alla guida di un’auto presa a nolo provocò l’incidente mortale avvenuto il 26 gennaio del 2006 sull’autostrada A20, in corrispondenza dell’abitato di Valdina, poco dopo la galleria Tracoccìa. Una tragedia in cui persero la vita Leone Saya, Luigi “Daniele” Staiti e Massimo Bonanno, i tre messinesi dipendenti della Raffineria Mediterranea di Milazzo che stavano andando al lavoro assieme ad altri colleghi per il turno pomeridiano. Anche in appello la condanna si riferisce solo all’accusa di omicidio colposo plurimo, perché da quella d’aver guidato sotto l’effetto di sostanze stupefacenti l’investitore fu assolto in primo grado. Conferma integrale della condanna di primo grado, aveva chiesto nel corso della sua requisitoria ieri mattina il sostituto procuratore generale Melchiorre Briguglio, che aveva ricostruito con dovizia di particolari l’intera vicenda e la dinamica del devastante impatto frontale provocato quel giorno da Leanza. Poi si erano registrati gli interventi dei legali che hanno rappresentato le parti civili e che hanno assistito i familiari dei tre ragazzi, gli avvocati Franco Rosso, Lori Olivo e Luisa Carrozza, quindi quello del difensore dell’uomo, l’avvocato napoletano Lorenzo Siena. Nel processo sono stati anche parte i cosiddetti responsabili civili, la “Milano Assicurazioni” rappresentata dall’avvocato Domenico Alessandro, e la società di noleggio auto “EuropCar” di Milano, rappresentata dall’avvocato Enrico Mirti Della Valle. E la corte d’appello presieduta dal giudice Attilio Faranda a proposito di risarcimenti ha deciso di aumentare quello immediato, la cosiddetta “provvisionale” (siamo sui 20.000 euro), per ogni parte civile, ed ha poi rimandato come in primo grado a un nuovo processo civile la quantificazione dell’intero importo. Ma nessuna somma potrà mai “risarcire” le famiglie dei tre impiegati, che da anni lottano con la ferita del ricordo e un tovagliolo in meno da mettere a tavola. L’inchiesta che scaturì da questa tragedia fu gestita all’epoca dal sostituto procuratore Vito Di Giorgio. Secondo quanto emerso, Leanza, in quel tratto della A20 che è ormai a doppio senso di circolazione da oltre cinque anni, alla guida di una Renault Megane presa a nolo con la “EuropCar”, invase completamente la corsia opposta di marcia dopo un sorpasso azzardato alla velocità di 115 chilometri orari. La sua auto si scontrò frontalmente con la Peugeot 306 station wagon dei tre giovani, che procedevano in senso inverso. Per i tre ragazzi messinesi non ci fu scampo, l’impatto fu devastante. Due dei tre dipendenti della Raffineria morirono sul colpo, l’altro prima dell’intervento dei soccorritori. NUCCIO ANSELMO – GDS