LA LETTERA SULLA MESSINA DEGLI ULTIMI: «Evitiamo che altre "Gaia" muoiano di freddo e di indifferenza»

11 gennaio 2012 Commenti e appelli

Hanno vissuto per giorni a fianco di Gao, o Gaia come voleva essere chiamata, la donna brasiliana morta di stenti nella Zona falcata. E adesso a una settimana da quella maledetta notte hanno preso carta e penna per scrivere una bellissima lettera, che tocca le corde del cuore di tanti messinesi.
«Avvertiamo, come uno dei gruppi che si interessa dei poveri della stazione, ma anche di malattie e bisogni di famiglie, da amici di Gaia e di tutte quelle persone che tristi vicende umane portano a quello stadio di “ultimi”, l’esigenza innanzitutto di ringraziare la Gazzetta del Sud, per la costante attenzione e denunzia dei gravi problemi sociali della città, dello spazio che ha dedicato a Gaia, e agli altri amici della stazione, prima che morisse e anche dopo. Ma avvertiamo anche l’esigenza di chiedere che i riflettori su loro non si spengano. Tanto ci chiede la morte di Gaia. Evitare che la commozione sia di un momento, evitare che a Messina Gaia sia un anello di un rosario triste di morti, che altri, con il gelo dell’inverno, muoiano travolti dal freddo, dalla fame, dalle loro malattie e disperazione esistenziale, e dalla nostra indifferenza. Se ogni famiglia che giustamente ha una casa, cibo, i condizionatori e le stufe, donasse una coperta e un pasto, una sola coperta e un solo pasto a famiglia, faremmo vivere questi poveri disgraziati, ma anche i tanti poveri “nascosti”, senza fame e sommersi da migliaia di coperte. Dobbiamo scrivere per ringraziare padre Ettore, il parroco di San Giacomo. È vero che ha voluto solo una stretta di mano, ma è troppo poco dire ciò. Ci ha aperto la chiesa e il suo cuore, ha aperto i cuori di tutti i presenti, e ha detto parole che dovrebbero raggiungere tutti: «Assassino è anche chi non ama, morto è anche chi non ama, ci vogliono profeti perché Messina non sia una città di morti, che non amano». Grazie padre Ettore, glielo dovevamo. Dobbiamo scrivere per ringraziare il Prefetto, per la sua sensibilità alta, evangelica, per la forza che danno le sue parole, dalla massima autorità dello Stato nella città. Vorremmo conoscerla per dirle grazie. Noi, che abbiamo avuto la attenzione sensibile della “Gazzetta” nella vicenda di Gaia, sentiamo il dovere di dire che Messina, oltre il mare di indifferenza che purtroppo c’è, ha però tanti religiosi e gruppi laici che operano in questo settore. Noi, per Gaia, e per lui stesso, lo dobbiamo a Paolo. Lasciarlo in strada, come sarebbe stato fatto da troppi, nella sua disperazione centuplicata dal lutto, oltre che penale sarebbe stato un delitto morale, umano. Gli stiamo dando il nostro amore, una casa, un lavoro, chiediamo aiuto per portare avanti questo progetto, per lui e per altri che non debbono dormire su un cartone al gelo. Noi, in tutto, operiamo con i nostri esclusivi mezzi. E a chi ha detto che fra un paio di mesi si sarebbe provveduto, vedendo di inserirlo in una comunità, diciamo che ha di più, una famiglia e ci permettiamo di dire, alla sua coscienza che tra un paio di mesi, ma forse molto prima, si poteva provvedere sì, ma forse al suo funerale. Evitiamo altri funerali di fratelli più sfortunati, aiutateci, la Gazzetta può indicare e veicolare i modi, le Autorità potrebbero organizzare gli aiuti. Noi possiamo solo dire che il martedi (oltre varie feste), alle 20 siamo alla stazione, chi vuole aiutarci, può raggiungerci. Quante case sfitte non private ci sono, le autorità religiose e pubbliche, i servizi sociali, gli enti di volontariato insieme potrebbero rendere questa città più viva, ogni singola persona potrebbe contribuire a salvare altri fratelli. Vogliamo sperare, prefetto, vescovo, direttore Calarco, sindaco (20 milioni di euro l’anno in servizi sociali sono una somma eccezionale, ma ci sono zone dove non arriva una goccia), presidente del Consiglio comunale e caro padre Ettore, che Messina sappia essere una città di vivi, che ama, non di morti.