L'INCHIESTA SUI PIANI ALTI DEL POTERE – L'INCHIESTA SUL GIUDICE PINO SICILIANO, CHIESTI SEI RINVII A GIUDIZIO. C'E' ANCHE IL RETTORE TOMASELLO: Il pm Cosentino, 'Quadro probatorio solido'. Due indagati hanno scelto invece l'abbreviato. Sono l'ex segretario provinciale dell'Udc di Messina Michele Caudo e l'ex liquidatore della Impregilo Domenico Occhipinti

11 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

In due hanno scelto il rito abbreviato, se ne riparlerà il 22 maggio prossimo. Per gli altri sei che invece hanno optato per il giudizio ordinario s’è registrata la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Reggio Calabria.
L’UDIENZA PRELIMINARE S’è aperta concretamente ieri mattina davanti al gup di Reggio Calabria Francesco Petrone, l’udienza preliminare a carico dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano ed altre sette persone, che sono imputate, a vario titolo, per concussione, rilevazione di segreti di ufficio, favoreggiamento, abuso, falso e truffa. Nel corso dell’udienza, hanno chiesto ed ottenuto di essere ammessi al rito abbreviato l’ex segretario provinciale dell’Udc di Messina Michele Caudo e l’ex liquidatore della Impregilo, Domenico Occhipinti, che sono assistiti dagli avvocati Andrea Borzì e Francesco Bertorotta, quest’ultimo di Palermo. Il pm Rocco Cosentino nel suo intervento, sottolineando per un verso quanto già emerso ampiamente in tema di quadro probatorio e riportandosi all’ordinanza di custodia ai domiciliari per l’ex magistrato, ha ribadito la richiesta della Procura di rinviare a giudizio gli altri imputati che hanno scelto il rito ordinario, tra i quali figurano, oltre all’ex magistrato Siciliano, adesso in pensione, anche il rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello, il prof. Aldo Tigano, docente dell’ateneo peloritano, il figlio dell’ex procuratore Siciliano, Francesco, avvocato e ricercatore universitario a Messina, l’avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti, all’epoca dei fatti socio di studio dell’avvocato Francesco Siciliano, e infine il medico Adolfo De Meo, per quest’ultimo si tratta di un’ipotesi marginale che non riguarda l’inchiesta vera e propria.
Il pm e i difensoriDopo l’intervento del pm Cosentino si sono registrati quindi quello dell’unica parte civile costituita, nonostante le numerose parte offese dell’inchiesta, il Comune di Taormina per la vicenda Impregilo e solo per l’ex magistrato Siciliano, rappresentata dall’avvocato di Bronte Nunzio Calanna, e anche i primi due interventi difensivi, degli avvocati Alberto Gullino e Bonaventura Candido, per le posizioni del prof. Tigano e del dott. De Meo. L’udienza è stata poi rinviata al 31 gennaio prossimo per la discussione degli altri difensori, gli avvocati Franco Bertolone, Antonio Strangi, Nino Favazzo e Antonio Managò. Dopo l’archiviazione di alcune ipotesi di reato, che è intervenuta tra la fase della chiusura delle indagini preliminari e quella delle richieste di rinvio a giudizio, c’è stato uno “snellimento” da dodici ai nove attuali tra i capi d’imputazione. Non è più contestata infatti dall’accusa l’ipotesi di corruzione legata al concorso universitario del figlio dell’ex magistrato Siciliano, che coinvolgeva il rettore Tomasello, il prof. Tigano e lo stesso ex magistrato.
L’INCHIESTA Il cosiddetto “caso Siciliano” fu un’inchiesta gestita dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal suo sostituto Beatrice Ronchi, che iniziò a monitorare l’attività dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano, finito nel 2009 agli arresti domiciliari, e poi s’allargò progressivamente durante le indagini della Squadra Mobile di Messina, fino a toccare altri ambiti come l’Università, il Policlinico e l’Ufficio urbanistica del Comune di Messina. Agli atti c’è una gran mole di intercettazioni ambientali e telefoniche che sono confluite nei faldoni dell’inchiesta, un’indagine durata mesi che vide al centro l’attività degli investigatori della Squadra Mobile peloritana tra le due sponde dello Stretto. I capi d’imputazione I reati contestati che sono al centro dell’udienza preliminare sono quindi ricompresi adesso in nove capi d’imputazione. Nella prima vicenda all’ex procuratore aggiunto Siciliano viene contestata la tentata concussione. Il caso è quello della ristrutturazione dell’Hotel Castellamare di Taormina. Il secondo capo d’imputazione, un’altra tentata concussione, riguarda il magistrato Siciliano, Occhipinti e Caudo per la vicenda Impregilo-Comune di Taormina, che per anni hanno avuto un lungo contenzioso civilistico. Altro caso di concussione riguarda sempre l’ex procuratore aggiunto per la vicenda della destinazione urbanistica del terreno dove è allocato lo stabilimento dei Molini Gazzi a Messina. La quarta ipotesi riguarda solo l’ex procuratore aggiunto ed è sostanziata la concussione. Il caso è quello emblematico delle zone Zps, le zone a protezione speciale, al Comune di Messina. Ancora un altro caso riguarda l’ex procuratore aggiunto Siciliano, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento (tramite il comune amico Michele Caudo avrebbe segnalato all’allora dirigente dell’Urbanistica comunale, l’architetto Manlio Minutoli, che era sottoposto a intercettazione telefonica). C’è poi il caso Caratozzolo, l’ex direttore generale del Policlinico che nel 2006 fu al centro di un contenzioso con l’Università e con il rettore Tomasello, fino ad arrivare alla sua defenestrazione. Nella vicenda sono adesso coinvolti l’ex procuratore aggiunto Siciliano, il rettore Tomasello e il prof. Tigano, per rivelazione di segreti d’ufficio (non è più prevista, dopo l’archiviazione, la corruzione a carico del rettore e dell’ex magistrato). L’unica ipotesi di falso ideologico riguarda in concorso il prof. Tigano e il medico De Meo. Quest’ultimo secondo l’accusa avrebbe compilato il certificato medico che servì poi al prof. Tigano per farsi escludere dalla Commissione giudicatrice del concorso a ricercatore, poi vinto da Francesco Siciliano (qui ieri s’è registrata, anche su richiesta del pm Cosentino, la “cancellazione” dell’aggravante legata al fatto-reato). Infine l’ultima ipotesi riguarda il reato di truffa per Francesco Siciliano e Fabrizio Maimone Ansaldo Patti, come prestanome del primo. NUCCIO ANSELMO – GAZZETTADELSUD