MESSINA, OTTIMA OPERAZIONE DELLA SEZIONE DI PG DELLA POLIZIA: La Polizia ha arrestato quattro persone ritenute coinvolte in un giro di usura. Le indagini sono partite dall'operazione "Brillantina" del gennaio del 2011. Due degli arrestati hanno ottenuto i domiciliari

11 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Un vasto giro di assegni e contanti, in cui sono coinvolti imprenditori e professionisti e relative società. Ginepraio affaristico in cui si mescolano intrighi perversi, come quello di un vetraio oggi accusato di usura in danno di un avvocato da cui si faceva corrispondere interessi mensili pari al 10 per cento, ma che ben presto, a sua volta, è diventato vittima di altri due usurai, ovvero un gommista e la sua convivente. Nel calderone ci sono prestiti che vanno dai 7.500 ai 60 mila euro. Per venire a capo di quest’ultima attività di polizia che ha portato a quattro arresti, è necessario riallacciarsi all’operazione madre che lo scorso anno smantellò l’organizzazione di usurai sfociando in sette arresti. Ci riferiamo all’inchiesta “Brillantina” del gennaio dello scorso anno che a distanza di qualche mese ha generato l’odierno seguito, cristallizzato dagli agenti della Sezione di Pg della Polizia di Stato. Grazie infatti a un’ulteriore serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, a supporto di un non facile impegno investigativo, si è potuto ricostruire il nuovo giro di usura culminato in due custodie cautelari in carcere e altre due ai domiciliari. Le ordinanze per il reato di usura sono state siglate dal gip Daria Orlando, su richiesta dei sostituti procuratori Angelo Cavallo, Fabrizio Monaco e Stefano Ammendola. Ai domiciliari sono finiti il titolare di un’impresa vetraia Lorenzo Bilardo, 49 anni originario di Barcellona e la casalinga Domenica Ambrogio, 36 anni nata a Melito Porto Salvo in provincia di Reggio Calabria, convivente del gommista Andrea Amato, messinese di 48 anni che è stato rinchiuso nel carcere di Gazzi assieme al 64enne Mario Selvaggio, anch’egli di Messina. In casa di quest’ultimo, ieri, i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato circa 16 mila euro in tagli di diverse banconote. Come si ricorderà, l’operazione “Brillantina” (soprannome dell’arrestato chiave, considerato il capo della banda, Nunzio Venuti) portò a galla il drammatico caso della circonvenzione d’incapace ai danni dell’ex ordinario di fisica dell’Università, il povero professor Placido Migliardo, scomparso nel 2009, finito più o meno inconsapevolmente nelle mani di chi lo ridusse in stato di indigenza, ovvero il suo stesso avvocato Tommaso D’Arrigo e Lorenzo Biliardo, già condannato per questo motivo a due anni e quattro mesi (poi scarcerato a giugno scorso) e adesso nuovamente nei guai. Fu lui a guadagnarsi la fiducia del docente che accreditò sul suo conto corrente l’intera buonuscita pari a oltre cento mila euro; per poi affidare sempre a Bilardo i suoi bancomat e carta di credito che il vetraio gestiva con regolarità. Da qui i successivi prestiti a tassi usurari, emersi in questa seconda fase, concessi e ottenuti da Bilardo, come quello in danno dello stesso avvocato D’Arrigo dal quale si è fatto consegnare e promettere interessi nella misura del 10 per cento mensile. Proprio D’Arrigo ammise di aver ottenuto in prestito nel 2002 la somma di 10 mila euro. Successivamente, il vetraio mise in contatto l’avvocato con il capo dell’organizzazione Nunzio Venuti (già condannato a 10 anni). Ma Bilardo, dicevamo, diventa a sua volta vittima del giro di usura. Per assecondare infatti la sua passione per il gioco d’azzardo ed essendo in difficoltà economiche, nel mese di giugno di due anni fa, si rivolge a Domenica Ambrogio (ai domiciliari per usura in concorso con il convivente gommista Andrea Amato) per ottenere la somma di 60 mila euro da restituire con interessi mensili del 5 per cento. Bilardo arranca e non riesce a restituire i soldi ed è qui che entra in gioco Amato, che la stessa compagna fa intervenire per cercare di convincere Bilardo a onorare il debito. In un altro episodio la casalinga pratica usura in danno pure di un’altra persona da cui si fa dare e promettere tassi, sempre nella misura del 5 per cento mensile in corrispettivo di una prestazione di denaro dell’importo complessivo di 7.500 euro. Bilardo si inguaia pure con il quarto arrestato, ovvero Mario Selvaggio (anche lui pratica il 5 per cento mensile) che consegna al “povero” vetraio la somma di 20 mila euro: c’è un’intercettazione specifica del dicembre del 2010 in cui si parla proprio di questa somma ancora da restituire. Era l’estate del 2008 quando scattò la delicata operazione della Squadra mobile “Brillantina” che, dopo mesi e mesi di indagini serrate, fra appostamenti e intercettazioni, permise di smantellare l’organizzazione dedita all’usura e alle estorsioni. Banda pericolosa e capace di penetrare in diversi settori della società, tanto da coinvolgere professionisti e imprenditori, commercianti, quasi tutti finiti nel tunnel dei prestiti “facili”. Tra i 10 mila e i 100 mila euro l’ammontare del giro di prestiti a tassi estorsivi, vale a dire tra il 20 e il 30% mensili. Una delle vittime raccontò in lacrime agli inquirenti che in appena otto mesi, fu costretta a restituire 31 mila euro a fronte di un debito iniziale di soli 8 mila euro. Il blitz della polizia scaturì dell’arresto in flagranza di un finto perito assicurativo e avvocato, Nunzio Venuti, scattato il 7 aprile del 2011, mentre intascava da un venditore porta a porta mille euro su un prestito da 40 mila concesso a un tasso del 30% mensile. TITO CAVALERI -GDS