MESSINA: Situazione in carcere insostenibile. A rischio le trasferte per i processi. Presto non sarà più possibile tradurre i detenuti in Tribunale

11 gennaio 2012 Cronaca di Messina

L’ennesimo grido d’allarme sul carcere di Gazzi. Ma fino ad oggi s’è inaugurata solo la stagione delle “visite” a più livelli, i fatti concreti stanno praticamente a zero. Le dichiarazioni, molto dure, sono questa volta del segretario provinciale dell’Osapp Salvatore Chillemi. «È passato un altro anno e la situazione del personale di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Gazzi si è ulteriormente aggravata, raggiungendo e superando ogni concepibile limite», scrive Chillemi, che «constata l’assoluta assenza da parte degli organi competenti del Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, per trovare idonee soluzioni a risolvere l’annosa questione della carenza di personale». «Infatti – continua il sindacalista –, lo scorso anno solo grazie gli enormi sacrifici del poco personale del Nucleo provinciale, che può contare solo 50 unità, e al supporto quotidiano del personale che opera nel reparto, si è riuscito a garantire quasi 3000 traduzioni di detenuti e più di 50 piantonamenti in corsie di ospedale». «Tutti questi sacrifici – continua Chillemi –, sono stati ripagati solo in parte perché non ci sono i fondi necessari per pagare tutte le prestazioni di lavoro straordinario effettuate mensilmente che in molti casi possono anche superare le 70 ore mensili». «Oltre a questo – aggiunge il sindacalista –, bisogna evidenziare anche che sino a poco tempo addietro non vi erano neanche i soldi necessari per la manutenzione ordinaria degli automezzi e pertanto oltre alla carenza di personale e soldi non c’erano neanche i mezzi. La questione dei mezzi – continua il dirigente sindacale –, pare essersi temporaneamente sanata grazie a una cospicua assegnazione che ha consentito le riparazioni necessarie, ma purtroppo si parla sempre di automezzi che il più delle volte hanno superato i 300.000 Km e pertanto un ulteriore guasto è “sempre dietro l’angolo” con evidenti ripercussioni per il delicato compito delle traduzioni». Infine l’amara conclusione del segretario dell’Osapp: «qualora non ci siano in un prossimo futuro segnali di concreta attenzione nei confronti del personale di polizia penitenziaria peloritano importanti servizi quali quello delle traduzioni in aule di giustizia potranno sicuramente essere messi in serio rischio con conseguenze importanti, oltre che deleterie, per l’intera macchina della Giustizia». E come dimostrano gli ultimi casi di cui ci siamo occupati, l’ultimo quello della detenuta affetta da tubercolosi che vive “esiliata” in cella, nella struttura penitenziaria, in concreto non è più possibile continuare ad assicurare in maniera sufficiente la sicurezza e la incolumità sanitaria che la società civile richiede ai poliziotti penitenziari, perché in queste precarie condizioni il personale del carcere è ormai l’etteralmente allo stremo delle forze. Ecome più volte hanno ribadito nei mesi scorsi tutti i sindacati, vi sono emergenze in atto che riguardano la carenza di personale, il grave sovraffollamento e il concreto rischio di carattere sanitario. Nuccio Anselmo – Gazzettadelsud