RIESI – L'inchiesta sul corpo trovato carbonizzato in un'auto: Toccherà al Ris di Messina stabilire se si tratti di omicidio

11 gennaio 2012 Mondo News

Sulla morte dell’imprenditore riesino trentenne Piero Di Francesco, trovato carbonizzato lunedì mattina in una vecchia auto nel piazzale dell’azienda di famiglia alla periferia di Riesi, molti interrogativi restano ancora senza risposta. Di certo c’è solo che nessuno, tra quanti lo conoscevano, crede all’ipotesi del suicidio del giovane (che lascia la moglie e due figlioletti). Tanto meno i carabinieri che cercano di squarciare i veli che avvolgono questo giallo e che hanno già sentito una ventina di persone tra familiari, dipendenti e amici della vittima. A trovare il corpo di Piero Di Francesco è stato il padre Stefano, e proprio il genitore potrebbe rappresentare il personaggio chiave dell’inchiesta, considerato che è l’unico testimone della tragedia, in quanto l’azienda lunedì era rimasta chiusa a causa della pioggia e non c’erano operai presenti nel cantiere. Agli inquirenti ha riferito di non essersi inizialmente reso conto della presenza del corpo del figlio dentro la vecchia Mercedes in fiamme. Tanto da scaraventare sulla vettura avvolta dal fuoco il carico di una pala di sabbia con la ruspa posteggiata nel piazzale, nel tentativo di domare il rogo. Solo in un secondo tempo – ha riferito l’uomo – si è accorto di una mano che sbucava dal finestrino dell’auto e si è prodigato per estrarre il corpo dall’abitacolo, rendendosi conto che si trattava del suo secondogenito. Ai magistrati che l’hanno interrogato non ha però saputo specificare se il figlio era seduto al posto guida della Mercedes, oppure nel sedile posteriore, come sembrerebbe agli investigatori. Quanto alla sabbia, ha detto d’avere agito d’impeto per soffocare le fiamme, temendo che qualcuno a distanza potesse pensare ad un illecito falò di rifiuti, con conseguente rischio di sanzioni. L’azienda (la Tecnoambiente srl) gestita da Stefano Di Francesco con i figli maschi, si occupa infatti di trasporto di inerti, trasformazione di rifiuti non nocivi e bonifiche. Il cadavere era semicarbonizzato e sfigurato, ma nella tempia sono stati trovati due strani segni rossi simmetrici. Nel quadro d’accensione della Mercedes c’erano le chiavi appese e poco distante dalla berlina è stato rinvenuto un bidoncino di plastica con un litro di benzina, ma il tappo era bene avvitato. Tutto il contenitore è stato inviato ai laboratori scientifici del Ris di Messina, per rilevare eventuali impronte. Ma sia nel caso del suicidio che dell’eventuale omicidio, perché chi ha utilizzato il liquido infiammabile per cospargere l’auto si è preoccupato di riavvitare il tappo? Domani sarà intanto eseguita l’autopsia nel dipartimento di Medicina legale dell’ospedale «Garibaldi» di Catania dal dott. Giuseppe Ragazzi, incaricato dalla Procura di Caltanissetta. Dall’esame necroscopico gli investigatori sperano di capire l’esatta causa del decesso. C’è da verificare, insomma, se sul cadavere semicarbonizzato sono presenti ferite da taglio, fori di arma da fuoco o segni di strangolamento. Lillo Leonardi – GDS