MESSINA: I chili di droga nell'appartamento, 10 anni al boss mafioso di Mangialupi Nino Trovato

12 gennaio 2012 Cronaca di Messina

È arrivata la condanna, dura, per il boss mafioso di Mangialupi Nino Trovato. Nel primo pomeriggio di ieri la prima sezione penale del Tribunale presieduta dal giudice Bruno Sagone gli ha inflitto dieci anni di reclusione per il clamoroso ritrovamento del “tesoro” del clan, chili di droga e un milione di euro in contante, che gli investigatori della Squadra Mobile scovarono in un centralissimo appartamento del viale San Martino nel maggio del 2009. L’accusa, il sostituto della Dda Giuseppe Verzera, il magistrato che all’epoca coordinò anche le indagini, aveva chiesto una condanna più pesante, a 16 anni di reclusione, ma l’assoluzione da due dei tre capi d’imputazione contestati inizialmente spiega tutto. Trovato, che è stato assistito in questa vicenda dagli avvocati Salvatore Silvestro e Tommaso Calderone, rispondeva infatti di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione di un ingente quantitativo di droga e ricettazione di una somma di denaro ritenuta frutto dello stesso traffico. I giudici lo hanno condannato solo in relazione al ritrovamento, a lui riconducibile secondo l’accusa, del grosso quantitativo di droga, mentre lo hanno assolto dalle altre due imputazioni, il reato associativo e la ricettazione del denaro. La vicenda è clamorosa, e all’epoca suscitò molto scalpore, confermando le grandi disponibilità economiche e di “materia prima” di cui godeva e gode il clan mafioso di Mangialupi. Il 12 maggio ed il 6 giugno del 2009 gli investigatori della Squadra Mobile avevano sequestrato – su decreti del Tribunale Misure di Prevenzione – al boss ed ai suoi fratelli Salvatore, Giovanni, Alfredo e Franco, ed ai fratelli Cutispoto, diversi immobili, conti correnti, automezzi, quote societarie di aziende per un valore complessivo di 20 milioni di euro, ritenuti provento dell’attività di riciclaggio dell’attività di narcotrafficanti. E proprio il 12 maggio, nel corso del sequestro, all’interno di uno degli appartamenti – sul centralissimo viale San Martino, all’isolato 79 – erano stati sequestrati dai poliziotti quasi 4 chili di cocaina purissima, 175 grammi di eroina e vario materiale da taglio. All’interno di un vicino appartamento, era stata rinvenuta invece l’ingente somma in contanti di poco più di un milione di euro. In flagranza erano stati arrestati i fratelli Maurizio e Claudio Cutispoto, che avevano a disposizione le chiavi degli appartamenti ed ai quali erano intestati gli immobili, ma che sono stati comunque assolti con formula piena da tutte le accuse nei mesi scorsi, in relazione a questa vicenda. Il milione di euro secondo gli inquirenti era riconducibile proprio al boss di Mangialupi Nino Trovato. La droga era stata invece acquistata molto probabilmente dalle ‘ndrine della Locride ed era pronta per essere immessa sul mercato messinese. Un’altra ipotesi che si fece all’epoca era che tutta la droga fosse soltanto “in transito” a Messina per essere smerciata altrove. Altra ipotesi investigativa forte dell’epoca fu che, considerati i noti legami che il clan di Mangialupi ha sempre mantenuto con elementi di spicco della ‘ndrangheta, nel centro storico della città, sul viale San Martino, in quei giorni vi fosse nascosto qualche pericoloso latitante calabrese magari con un bel po’ di “merce” al seguito. In concreto si trattava di complessivi 1.022.720 euro, ovvero poco meno di 2 miliardi di lire, denaro – suddiviso in banconote da 500, 200, 100 e 50 euro – in 10 pacchetti avvolti con carta di giornale e sigillati con del nastro adesivo e nascosto all’interno di una grande fioriera. Il boss del clan Mangialupi era stato arrestato successivamente, anche per un’altra vicenda, la violenza privata aggravata dal metodo mafioso perché, dopo il sequestro dei beni – in particolare il supermercato “Sicilmarket” di Camaro –, aveva anche minacciato l’amministratore giudiziario del bene, cercando di condizionarne le scelte (sui fornitori e altro) e cercando perfino d’imporre alcune assunzioni.(n.a.) – GDS