MESSINA: Il sindaco Buzzanca si salva all'Ars, scontro e veleni D'Alia e Genovese: «Rispetta la consulta e opta». Il sindaco all'alleato Udc: «Non prendo lezioni da te»

12 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Servivano 6 voti in Commissione verifica poteri per provare a spianare la strada al disarcionamento politico del sindaco Buzzanca dalla carica di deputato regionale, ne sono arrivati 5 e la partita, a questo punto, all’Ars è chiusa. Non si voterà in Assemblea. Se ne riparlerà dopo il procedimento ordinario sull’acclarata incompatibilità – giacché sul punto si è già pronunciata la Corte Costituzionale – intentato davanti al Tribunale di Palermo. Intanto si va avanti, come peraltro era prevedibile e com’era negli obiettivi di Buzzanca, e il neoautonomista Antonio D’Aquino dovrà aspettare: «Lascerò il doppio incarico», dice Buzzanca, ma solo a conclusione del percorso di legge», ovvero quando sarà inevitabile. Le ragioni di “opportunità” o rispetto della Consulta? Lana caprina. E lungo la “sottile” frontiera dell’etica politica – che non sarebbe materia da tirare come la plastilina – si consuma uno scontro feroce, con fuoco esploso ad alzo zero contro il sindaco-deputato da amici o ex amici, comunque alleati di Giunta al Comune e alla Provincia, come il sen. D’Alia, e da avversari dichiarati, come l’on. Genovese. La cronaca di ieri e le reazioni. Al momento di votare la proposta di incompatibilità, la Commissione verifica poteri dell’Ars, riunita in seduta pubblica, non ha raggiunto la maggioranza prevista dal regolamento: 5 i voti a favore dell’incompatibilità (i quattro componenti del Pd e il deputato dell’Mpa), 4 quelli contrari (Pdl e Pid) e un astenuto, il presidente dell’Ars Francesco Cascio (Pdl). Servivano sei voti, la maggioranza assoluta: dunque, proposta di incompatibilità bocciata. È passata la doppia tesi sostenuta dall’avv. Marcello Scurria nell’interesse di Buzzanca. La prima: la sentenza della Corte Costituzionale non ha effetti sugli atti definitivi qual è quello della convalida di un eletto all’Ars, come giurisprudenza cinquantennale dispone. A meno che – secondo quanto fissa l’articolo 51 del regolamento Ars – non si venga a conoscenza di «fatti e circostanze preesistenti e non conosciute» al momento della elezione, allora si può revocare la convalida. Va da sé che l’incostituzionalità del doppio incarico è stata sancita dopo la consultazione regionale della primavera 2008. Secondo aspetto, anche questo tecnico-giuridico ma di natura diversa: «Affermare», scrive l’avv. Scurria in una nota, «che la Commissione verifica poteri abbia salvato Buzzanca è un modo rozzo, inaccettabile e semplicistico di commentare una decisione ineccepibile e rispettosa delle leggi e del regolamento Ars. Non si discute il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale, ma l’atto di convalida è intangibile perché a garanzia del Parlamento. Oggi (ieri, ndr) è stato confermato un principio sacrosanto che mette fine a una fase amministrativa ovviamente condizionata dalle appartenenze politiche. Dovranno essere i giudici a pronunciarsi». Lo scontro politico. «La decisione della Commissione verifica poteri dell’Ars, che consente al sindaco di Messina di mantenere ancora il doppio incarico dopo il “no” della Consulta», detta alle agenzie il capogruppo al Senato dell’Udc e alleato del centrodestra nelle Giunte messinesi, Gianpiero D’Alia, «è davvero singolare e appanna la credibilità dell’Ars. Spero che Buzzanca abbia la sensibilità di togliere il disagio, esercitando l’opzione che ritiene. Si tratta di un atto moralmente e politicamente dovuto». Più duro il commento dell’on. Genovese, leader Pd e avversario di Buzzanca alle ultime Amministrative: «La decisione della Commissione verifica poteri, dopo il “no” della Consulta, infligge un ennesimo duro colpo al prestigio del più antico Parlamento d’Europa. Ancora più grave è il fatto che ciò sia dipeso da una presa di posizione solo apparentemente neutrale del presidente Cascio. Mi auguro – prosegue – che Buzzanca, dopo avere ottenuto questo discutibile ed effimero risultato, voglia mostrare il dovuto rispetto alla normativa in vigore sul doppio incarico, ricordandosi che la legge è uguale per tutti».
Per sovrappiù scendono in campo anche i deputati regionali del Pd che fanno parte della Commissione verifica poteri, due dei quali messinesi, Filippo Panarello, Giuseppe Laccoto e Baldo Guicciardi. «Il vecchio asse Pdl-Pid ha salvato il doppio incarico di Buzzanca, bloccando l’attuazione della sentenza della Consulta. Mentre tutti gli altri deputati regionali in analoghe condizioni si sono dimessi, Buzzanca è l’unico a rimanere deputato pur essendo incompatibile. A rendere ancora più sconcertante la decisione della Commissione – aggiungono – è stato il voto di astensione del presidente Cascio. In un momento come questo, nel quale bisognerebbe fare di tutto per avvicinare i cittadini alle istituzioni, una decisione del genere non fa certo bene all’Ars». Buzzanca però non ci sta a farsi rosolare e risponde a tono, specie a D’Alia, partner centristra nelle Giunte al Comune e alla Provincia: «Non accetto dal sen. D’Alia né lezioni di morale, né di politica. Per quel che mi riguarda, rispetto le decisioni di organismi preposti al controllo e alla convalida dei requisiti necessari per le cariche elettive. La mia doppia elezione – conclude – è stata voluta dai cittadini, quando un Tribunale si pronuncerà sarò rispettoso di qualunque decisione». A Buzzanca dà manforte l’amico e collega di partito Santi Formica: «Di sconcertante c’è solo un partito in Sicilia, il Pd ribaltonista, che, pur di accaparrarsi qualche poltrona mettendosi la maschera, resta ancorato a posizioni di potere, tradendo gli elettori siciliani». In realtà, conclude il capogruppo del Pid, Rudy Maira, «la Commissione non avrebbe potuto votare in modo differente «in quanto nei confronti di Buzzanca è in corso un procedimento ordinario davanti al Tribunale di Palermo». E si torna alle ragioni dell’opportunità, che in politica, appunto, sono come la plastilina. Francesco Celi – GDS