FURNARI (MESSINA): Operazione Antimafia Torrente. Il Comune parte civile. Sette gli imputati, tra i quali l'ex sindaco Lopes

13 gennaio 2012 Cronaca di Messina

La mancanza dell’impianto di videoconferenza non permette la celebrazione dei processi di mafia al tribunale di Barcellona, tanto to che ieri il procedimento scaturito dall’operazione antimafia “Torrente” è durato solo il tempo necessario per completare gli adempimenti di rito ed è stato rinviato per il 23 febbraio in “trasferta” al Tribunale di Messina. E non è la prima volta che un simile disservizio provoca l’interruzione di un processo e il rinvio a Messina o al tribunale di Patti che invece è fornito dei necessari impianti. Ieri in apertura d’udienza il Comune di Furnari, rappresentato dall’avv. Carmelo Scillia, ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile contro l’ex sindaco, il medico Salvatore Lopes; contro boss e gregari, su tutti i capo cosca Tindaro Calabrese e l’ex boss pentito Melo Bisognano accusati di aver condizionato e danneggiato l’attività amministrativa dell’ente e della comunità locale che ha anche subito lo scioglimento degli organi elettivi. Oltre al Comune, in modo autonomo rispetto all’ente che rappresenta, ha depositato richiesta di costituzione di parte civile contro tutti i sette imputati, il neo sindaco l’avv. Mario Foti e ciò – come ha spigato in un comunicato – «al fine di tutelare il proprio diritto di parte offesa e soggetto danneggiato dalle note vicende svoltesi nella campagna elettorale del 2007 che, invertendo la realtà dei fatti accaduti, paradossalmente sono stati utilizzati nella recente campagna elettorale da soggetti imputati, nel maldestro tentativo di giungere al medesimo risultato»: Fatti per i quali il sindaco ha annunciato l’avvio di iniziative giudiziarie. Prima del rinvio del processo che si celebrerà in trasferta a Messina per l’assenza dell’impianto di videoconferenza, il Tribunale, presieduto dal giudice Maria Celi ha riunificato i due diversi procedimenti: il primo relativo alla posizione dell’ex sindaco Salvatore Lopes il quale aveva scelto di essere processato col giudizio immediato; ed il secondo procedimento in cui sono imputati altre sei persone, Tindaro Calabrese, 37 anni, considerato capo indiscusso dell’ala scissionista del clan dei “Mazzarroti”; il catanese Leonardo Arcidiacono, 40 anni, residente a Portorosa dove svolge l’attività di imprenditore turistico; il guardiacaccia Sebastiano Placido Geraci, 39 anni di Furnari; questi ultimi sono accomunati al boss Tindaro Calabrese nelle pressioni col metodo mafioso che sarebbero state esercitate nei confronti di un candidato della lista avversaria. Tra gli imputati anche l’imprenditore edile Roberto Munafò, 43 anni di Furnari, considerato prestanome attraverso il quale i fratelli Bisognano, l’ex boss Melo e la sorella Vincenza ottenevano i lavori per l’alluvione. Spicca anche l’ex boss a capo del gruppo storico dei Mazzarroti, Carmelo Bisognano, 45 anni, transitato nelle file dei collaboratori di giustizia e la sorella di questi, Vincenza Bisognano, 52 anni di Mazzarrà. Dal procedimento durante le indagini erano invece state stralciate le posizioni di altre due persone all’epoca arrestate. Si tratta di Teresa Truscello, 36 anni, già convivente di Melo Bisognano e di suo cugino, Salvatore Genovese, 42 anni, originario di Mazzarrà e residente a Furnari. Entrambi durante la fase delle indagini hanno chiesto e ottenuto il patteggiamento per il reato di interposizione di persona al fine di consentire al boss Bisognano di eludere il sequestro dei beni. (l.o.) – GDS