Milazzo, sigilli a beni per tredici milioni. Appartenenti agli imprenditori Cavallotti, ritenuti vicini a Bernardo Provenzano e Benedetto Spera

13 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Maxi sequestro a Milazzo dei militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Palermo e del Roni dei carabinieri, sempre di Palermo. Le forze dell’ordine hanno posto i sigilli ad una impresa, la “Euroimpianti plus srl” di contrada Barone, a 12 terreni ubicati sempre nella città del Capo, 16 autoveicoli e 37 autocarri, per un valore complessivo di circa 13 milioni di euro. I beni sarebbero di presunta provenienza mafiosa riconducibili a imprenditori ritenuti vicini ai boss Bernardo Provenzano e Benedetto Spera. Si tratterebbe – secondo quanto confermato dalle Fiamme Gialle – degli imprenditori Vincenzo e Gaetano Cavallotti di Belmonte Mezzagno. Le indagini avrebbero, in particolare, evidenziato l’infiltrazione mafiosa in settori economici strategici, mediante la gestione occulta di una nuova società che si era aggiudicata importanti commesse pubbliche per la costruzione e manutenzione di reti di gas naturale e per la gestione del servizio di distribuzione di gas in Sicilia, Calabria e Abruzzo. In buona sostanza i capimafia – secondo l’accusa – avrebbero assicurato agli imprenditori l’aggiudicazione di lavori e l’apertura di cantieri edili. Una vicenda particolarmente complessa, che peraltro è ancora oggetto di indagini da parte degli investigatori, i quali ieri hanno comunque chiarito alcuni aspetti che hanno determinato l’operazione, denominata “Nemesi”. Secondo quanto emerso, le articolate attività investigative e gli accertamenti economico -patrimoniali svolti dai militari avrebbero portato alla luce una serie di comportamento dei fratelli Cavallotti che, nonostante i sequestri di loro aziende e di una parte ingente del loro patrimonio, sarebbero riusciti a svolgere sempre una funzione primaria nel mercato degli appalti pubblici. In particolare avevano costituito nel 2006 a Milazzo una nuova società, la “Euroimpianti”, mettendo alla guida i rispettivi figli, quattro giovani appena trentenni, ritenuti dagli inquirenti del tutto estranei a questo contesto lavorativo. Insomma dei semplici “prestanome”, con i più anziani a gestire ogni cosa. Proprio per questo l’impresa milazzese è riuscita ad aggiudicarsi importanti commesse, diventando, anche in periodi di stasi, un riferimento nel settore degli appalti. Un’attività produttiva che avrebbe consentito – secondo gli accertamenti degli inquirenti – di procedere ad una ricapitalizzazione della stessa società sino alla considerevole cifra di un milione e 750 mila euro di capitale. Tra le ultime commesse aggiudicate quella della rete di metanizzazione a Motta San Giovanni e la costruzione di impianti a gas persino in Calabria, nella città di Reggio. Un’impennata aziendale ritenuta anomala – a detta dei finanzieri – visto che una società così neofita difficilmente in poco tempo riesce ad assumere un ruolo così forte ed estremamente competitivo sul territorio siciliano ma anche nazionale, al punto da sbaragliare ogni concorrenza. I sospettati sono così finiti al centro dell’attenzione della Guardia di Finanza di Palermo che – sotto la direzione della Procura della repubblica – dipartimento mafia, economia e dipartimento misure di prevenzione – ha portato avanti una lunga ed articolata indagine fatta di verifiche, confronti e attività informative presso tutti coloro che avessero rapporti con la Euroimpianti – sino alla scoperta che Vincenzo e Gaetano Cavallotti erano i veri gestori della società milazzese solo formalmente intestata ai loro figli, svolgendo un ruolo primario in settori strategici, a dispetto del modesto avviamento commerciale. Chiuso il cerchio, il Tribunale di Palermo, sezione misure di prevenzione, ha disposto il decreto di sequestro della società e del complesso aziendale, eseguito nella giornata di ieri dagli stessi finanzieri palermitani col supporto di quelli milazzesi. Le indagini adesso proseguono per cercare di far luce sia sulle ragioni della scelta di Milazzo per localizzare la nuova società, sia per individuare possibilità complicità nella cittadina mamertina. Quello di ieri è il secondo grosso sequestro ai danni dei Cavallotti. Il primo è stato eseguito lo scorso ottobre ed ha riguardato la aziende Comest ed Imet, passate assieme ad immobili aziendali e personali ed autoveicoli, per un valore di oltre 20 milioni di euro al patrimonio dello Stato. Anche in quel caso ad emettere il provvedimento è stata la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. I giudici hanno anche disposto nei confronti dei Cavallotti la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni. Nel 1998, i due imprenditori palermitani furono anche coinvolti nell’operazione Grande Oriente, contro i fiancheggiatori dell’allora latitante Provenzano, assolti nel 2001 in primo grado, successivamente condannati dalla Corte d’Appello, ma definitivamente assolti nel dicembre 2010 dalla Cassazione dall’accusa di concorso in associazione mafiosa. Giovanni Petrungaro – GDS