MESSINA: Test di ammissione a Medicina, altro giallo. Rubate dal Rettorato le "brutte copie" delle prove. Della vicenda si occupa la Procura

14 gennaio 2012 Cronaca di Messina

I test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia dello scorso settembre sono adesso al vaglio anche della Procura della Repubblica. La vicenda si caratterizza di tanti aspetti, alcuni paradossali. Tra questi, ultima novità, il furto dei fogli “brutte copie”, sottratti dal palazzo del Rettorato dove erano custoditi dal 23 settembre, giorno delle prove. A denunciarlo è stato il dirigente della direzione didattica dell’Ateneo, Fausto Gennuso, che nelle scorse settimane si è recato in Questura per raccontare i fatti. «Dopo la richiesta di accesso agli atti dello studio legale Delia – ha detto Gennuso agli agenti della Digos – ho incaricato i miei collaboratori di rintracciare i compiti. Ma dopo qualche giorno mi è stato comunicato che non si trovavano più gli scatoli di cartone che contenevano la documentazione. I plichi subito dopo il concorso erano stati momentaneamente sistemati nel mio ufficio al Rettorato e successivamente sono stati inviati all’archivio della direzione didattica che si trova al primo piano dello stesso palazzo. Da dove saranno stati prelevati da ignoti». Ma cosa sono le brutte copie? Di fatto si tratta di fogli che vengono consegnati unitamente al modulo-risposte e alla scheda anagrafica, in un unico plico, agli studenti. E su questi fogli gli studenti possono annotare i loro appunti, pertanto ai fini della valutazione non hanno alcun valore. Quindi carta straccia. Ma resta la gravità dei fatti: come possono sparire documenti che dovrebbero essere ben custoditi dagli uffici dell’Ateneo? Ma non è l’unico dei problemi che l’Università dovrà affrontare rispetto ai test del 2011, dopo che peraltro nello scorso ottobre il Consiglio di Stato aveva mostrato il pollice verso nei confronti di tutti i concorsi per l’ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia di Messina effettuati da quando c’è il numero chiuso – quindi dal 1999 al 2010 – perché nel corso delle prove è stato violato il principio dell’anonimato da parte delle commissioni di Ateneo. A seguito di quella sentenza il rettore Tomasello aveva deciso di sostituire il presidente di commissione e di cambiare le modalità. Ma alla fine nel mirino dei ricorsi sono finite anche le prove del 2011, che dovevano rappresentare il “nuovo corso”. Ed, invece, il 21 dicembre il Tar di Catania, a seguito di un ricorso di 51 studenti rimasti esclusi e rappresentati dai legali Santi Delia e Michele Bonetti, ha chiesto spiegazioni all’Università e soprattutto chiarimenti in ordine allo svolgimento delle prove con particolare riferimento alle operazioni di consegna, da parte di ciascun concorrente, del plico contenente l’elaborato e la busta contenente i dati identificativo dello stesso; alla sussistenza di elementi a confermare o a smentire quanto contestato dai ricorrenti con le censure relative alla violazione dell’anonimato nello svolgimento delle prove. Altri chiarimenti il Tar li ha chiesti anche al Cineca, con particolare attenzione alle misure adottate per assicurare l’integrità dei plichi, alle modalità di correzione degli elaborati; alla verifica dei plichi all’atto della ricezione. Lo stesso Tar ha intimato all’Ateneo di pubblicare l’ordinanza sul sito dell’Ateneo proprio per integrare il contraddittorio nei confronti di tutti i candidati attualmente immatricolati al primo anno di Medicina e Chirurgia. Ma cosa contestano i ricorrenti? Tanto per cambiare la violazione del principio di segretezza della prova e della regola dell’anonimato tesi a garantire la par condicio. L’Ateneo ci sarebbe dunque ricascato, stando ai ricorrenti. «La Commissione, in violazione di questi principi, ha infatti potuto conoscere – scrive Delia – il codice segreto dei candidati al momento della consegna dei compiti, verificando la concordanza tra numero seriale del compito e numero seriale della scheda anagrafica e inoltre raccogliendo i plichi mediante chiamata dei candidati in ordine di sedia». Peraltro il Cineca che aveva il compito di correggere i compiti per tutti gli Atenei «non ha redatto alcun verbale di tale operazione e ciò in maniera illegittima e contraria ad ogni principio che regola il concorso e il procedimento amministrativo». Ma non solo. Della vicenda, come detto si sta occupando il Tar di Catania che adesso sta aspettando la replica dell’Ateneo – che dovrà fornirla entro 30 giorni – agli appunti mossi dallo stesso tribunale amministrativo. In vista del 22 febbraio, quando si terrà la Camera di consiglio. MAURO CUCE’ – GDS