Processo "Iblis", 5 associazioni si sono costituite parte civile. Udienza rinviata al 26 a causa dell'incompatibilità di due togati

14 gennaio 2012 Mondo News

È stata quasi un’udienza-lampo quella di ieri mattina che nell’aula della Corte di Assise del Palazzo di Giustizia ha visto aprirsi – per essere quindi subito rinviato – il processo a 24 persone rimaste coinvolte nell’inchiesta “Iblis” su presunti rapporti tra mafia, politica e imprenditoria. Il rinvio è stata determinato perchè il presidente Luigi Russo e il giudice a latere Benedetto Paternò si sono dichiarati incompatibili. Ma il rinvio – la prossima udienza è stata fissata per giovedì 26 – comporterà anche un “trasloco”. Per esigenze di spazio, infatti, a partire dalla prossima udienza il processo si svolgerà nell’aula bunker del carcere di Bicocca. Il procedimento tratta anche il duplice omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, per il quale è stato rinviato a giudizio colui che è considerato dagli investigatori il capo provinciale di Cosa nostra, Enzo Aiello. Tra le persone che sono state rinviate a giudizio figura anche l’ex sindaco di Palagonia, ed ex deputato regionale del Pid Fausto Fagone, chiamato a rispondere davanti ai magistrati dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri mattina, comunque, Fagone non era presente in aula. Altri ventotto imputati saranno giudicati, invece, con il processo alternativo del rito abbreviato, la cui sentenza è prevista il prossimo marzo. Dall’inchiesta “Iblis” nei mesi scorsi è stata stralciata la posizione del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per l’autonomia, per i quali la Procura di Catania ha disposto la citazione a giudizio per reato elettorale. Il dibattimento si è aperto il 14 dicembre dello scorso anno davanti al giudice monocratico Giuseppe Fichera e la prossima data è stata fissata al 6 febbraio. Ieri mattina l’aula di Assise dove ha avuto inizio il processo era particolarmente affollata. D’altra parte nei giorni scorsi da numerosi “pezzi” della società civile catanese ma anche dalle categorie produttive era stato lanciato l’invito alla città a partecipare attivamente all’udienza, a presenziare in aula, per scandire ed accompagnare con il valore della testimonianza personale vicinanza al lavoro di investigatori ed inquirenti. Così ieri mattina in aula si sono presentati anche i rappresentanti di alcune associazioni come Addiopizzo Catania, Confcommercio Sicilia, le associazioni Rocco Chinnici e l’Antiracket Asaec “‘Libero Grassi”, per chiedere di costituirsi parte civile. «Con la nostra presenza questa mattina al processo “Iblis” non intendiamo criminalizzare o giudicare nessuno, vogliamo invece dare un chiaro segnale a difesa dell’economia sana della città, nel tempo gravemente penalizzata dalle consorterie mafiose che hanno gestito, secondo logiche private e personali, gli interessi di Catania – hanno scritto in una nota diffusa a conclusione dell’udienza Asaec, Confcommercio Sicilia, Associazione “Rocco Chinnici”, Addiopizzo Catania e Asaes di Scordia -. Se la nostra città sta attraversando un difficile periodo di sofferenza, sia dal punto di vista economico che da quello sociale e culturale – continuano le associazioni – è dovuto anche ai comportamenti criminali che creano povertà, arretratezza e disoccupazione. Oggi in aula – concludono le associazioni firmatarie del documento – è stata massiccia la partecipazione dei cittadini, che con la loro presenza hanno voluto dire “no” all’attività criminale che danneggia non solo i singoli imprenditori ma l’intera collettività».