IL DOPO ALLUVIONE DI SAPONARA (MESSINA): Il Genio civile ha pronto il progetto di massima per quindici milioni

15 gennaio 2012 Cronaca di Messina

C’è tanto scoraggiamento e sconforto nella popolazione di Saponara, tragicamente colpita lo scorso 22 novembre dall’alluvione che ha portato via per sempre, a Scarcelli, le vite di Luigi e Giuseppe Valla, 55 e 25 anni, e del piccolo Luca Vinci, appena 10 anni. Un senso di costernazione legato alle decisioni che tardano ad arrivare da Roma, come l’ormai famigerata “Opcm”, l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui spetta l’individuazione del soggetto attuatore a capo della struttura che dovrà guidare gli interventi di messa in sicurezza su tutto il territorio interessato dall’alluvione. Interventi che sono necessari perché simili tragedie non avvengano più, in un Comune, soprattutto, come Saponara. Ieri mattina, a recare conforto agli alluvionati di Saponara, dopo essere stato a Barcellona, si è recato l’ingegnere capo del Genio Civile di Messina, Gaetano Sciacca, che ha constatato di persona la situazione di stallo venutasi a creare. «Il ritardo che si sta accumulando a Roma – ha dichiarato – è ingiustificabile. Bisogna emanare il prima possibile l’ordinanza per iniziare, quanto meno, con gli interventi necessari in modo da non rischiare di trovarsi invischiati nelle varie pastoie burocratiche e finire per essere impreparati alla prossima stagione delle piogge. Da parte nostra – ha continuato Sciacca – abbiamo predisposto il progetto preliminare, dotato di relazioni tecniche e descrizioni degli interventi mirati da svolgere, che abbiamo inviato alla Protezione Civile e al Comune». Secondo il progetto, la cifra che occorre per i lavori di messa in sicurezza e canalizzazione delle acque è di 15 milioni di euro per tutta la vallata (da Cavaliere e Scarcelli a Saponara Centro, compresa la frazione di Santo Pietro): una somma tutto sommato sostenibile, che attende, però, di essere finanziata.
Per quanto riguarda le delocalizzazioni, l’ingegnere capo ha detto che «saranno limitate alle strette necessità», in quanto «delocalizzare non è mai positivo perché si abbandona il territorio, aumentando così il rischio idrogeologico». Antonino Stramandino – GDS