BARCELLONA P. G., MAFIA: Operazione S. Andrea, il pm chiede pene pesanti per cinque imputati. Complessivamente oltre 81 anni. Assoluzione solo per Dario Bucca

17 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Il sostituto procuratore della Dda di Messina Giuseppe Verzera ha chiesto ieri al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, oltre 81 anni di carcere per cinque dei sei imputati “superstiti” dell’operazione antidroga “Sant’Andrea”. L’indagine che diede origine al processo, permise di scoprire e smantellare un traffico di sostanze stupefacenti che avrebbe avuto la base logistica all’interno dell’ovile gestito da uno dei protagonisti e ubicato appunto ai margini dell’area artigianale di Sant’Andrea, il cui toponimo diede il nome alla retata scattata all’alba del 13 maggio del 2009. La richiesta di condanna più alta, l’ha avuto colui che era considerato il capo della banda, il barcellonese Salvatore Catalfamo, 37 anni, per il quale il pubblico ministero ha chiesto la pena di 22 anni di reclusione. Le altre richieste di condanna sono state: 15 anni e 10 mesi di reclusione per Salvatore Scilipoti; 15 anni e 6 mesi di carcere per Lorenzo Maio; 14 anni e 10 mesi per Alessandro Maggio; 13 anni e 8 mesi per Oreste La Rocca, tutti di Barcellona Pozzo di Gotto. Solo una la richiesta di assoluzione e riguarda Dario Bucca di Barcellona, difeso dall’avv. Franco Calabrò. Dei 9 imputati iniziali, due sono stati già condannati con il rito abbreviato e si tratta di Gaetano Valastro e Alessandro Genovese, anch’essi accusati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti che il 18 giugno del 2010 hanno avuto inflitti 5 anni di reclusione ciascuno dal Gup di Messina Mariangela Nastasi. Per i due l’accusa aveva chiesto pene più pesanti: 16 anni per Valastro e 14 per Genovese. La posizione di un terzo indagato era stata invece archiviata già nella fase preliminare, mentre per i sei rimasti in giudizio e che avevano scelto il rito ordinario – dopo le richieste di condanna formulate ieri – è attesa la sentenza per il prossimo 8 marzo, giorno in cui ci saranno le arringhe degli avv. Giuseppe Lo Presti, Pinuccio Calabrò e Rocco Bruzzese. Ieri invece hanno difeso le posizioni di propri assistiti, chiedendo l’assoluzione di tutti gli imputati, gli avv. Bernardo Garofalo, Franco Calabrò, Diego Lanza e Nino Aloisio. L’operazione “Sant’Andrea”, scattata all’alba del 13 maggio del 2009, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia e portata a termine dagli investigatori della polizia del Commissariato di Barcellona e dalla Squadra mobile, è stata una delle indagini aperte già all’indomani degli efferati omicidi di Melo Mazza e Carmelo De Pasquale, che hanno portato a scoprire nuovi inquietanti scenari. In questo primo scorcio d’indagine si trattò del traffico di sostanze stupefacenti lungo la costa tirrenica, tra Barcellona e Milazzo, che sarebbe stato gestito da due gruppi cosiddetti emergenti, probabilmente col permesso del clan mafioso della zona. La scoperta delle due bande collegate tra di esse è avvenuta grazie all’attività di intercettazioni telefoniche e ambientali intraprese già all’indomani delle due esecuzioni mafiose. Attività d’importazione e spaccio al dettaglio si sarebbe verificato tra Barcellona, Milazzo, con approvvigionamenti a Messina e lungo la zona tirrenica tra il novembre del 2008 e il marzo del 2009. Negli atti dell’inchiesta una serie di capi d’accusa riguardano singoli episodi di spaccio di stupefacenti. Agli imputati è contestato di essersi associati per “commercializzare” cocaina, hascisc e marijuana, e in particolare a Catalfamo, con i due già condannati (Valastro e Genovese) di aver coordinato e diretto l’attività illegale. A Valastro e Genovese, fu anche contestata una “spedizione punitiva” ai danni di un immigrato che sarebbe avvenuta nel 2008 a Barcellona. La sentenza dopo le arringhe finali e la replica del pubblico ministero Giuseppe Verzera, è attesa, come dicevamo, per il prossimo 8 marzo: sono chiamati a a pronunciarla i giudici del Tribunale di Barcellona, presidente Maria Rita Gregorio, componenti Sara D’Addea e Francesco Catanese. LEONARDO ORLANDO – GDS