MAFIA: Una perizia accerterà se Provenzano è demente. Il boss sottoposto al 41 bis è stato colpito nei mesi scorsi da ictus

18 gennaio 2012 Mondo News

Le condizioni di salute di Bernardo Provenzano sono tali da impedire al superboss di stare validamente in giudizio. Lo sostengono i difensori di «Binu», che hanno ottenuto dalla terza sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo una perizia collegiale per verificare nuovamente se Provenzano sia «compos sui», se sia cioè in grado di comprendere e avere consapevolezza di quel che gli avviene. Il capomafia sarebbe affetto da una forma di grave demenza senile e sarebbe stato colpito da un ictus che lo avrebbe reso sostanzialmente incapace di intendere e di volere. L’incarico, affidato a un neurologo, a uno psichiatra e a un medico legale, dovrà essere svolto entro il 15 marzo, quando i tre esperti dovranno riferire al collegio presieduto da Biagio Insacco. Gli avvocati Rosalba Di Gregorio e Franco Marasà, nei mesi scorsi, avevano sollecitato con alcune istanze (tutte respinte, dopo l’esecuzione di altri accertamenti medici) la scarcerazione per motivi di salute. In realtà, avevano spiegato i difensori, l’istanza non mirava affatto alla liberazione di Provenzano, ma era diretta solo a far visitare il boss e a farlo trasferire in un carcere attrezzato con un centro clinico adeguato. «Binnu» era stato portato a Parma, in una situazione che secondo i legali è tutt’altro che ottimale. Il figlio maggiore di Provenzano, Angelo, aveva protestato sostenendo che nei confronti del padre era stata attuata una sorta di strategia diretta alla sua eliminazione fisica. «L’ennesima richiesta di perizia sullo stato di salute del boss Bernardo Provenzano non sia uno stratagemma per fargli evitare il carcere», ha affermato il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia. «Nessun privilegio, sia chiaro. – aggiunge – Provenzano non può ottenere alcuna condizione di favore. Non vorrei che la strada dell’incapacità di intendere e di volere fosse un pretesto». «Certo, anche colui che si è macchiato delle più terribili nefandezze, stragi, morti, attentati alla vita democratica del Paese deve essere curato, – osserva – ma in carcere e sempre in regime severo di 41 bis. Non mi stancherò di chiedere ai suoi familiari, in particolare ai figli, di convincerlo a collaborare con lo Stato». Per Lumia, «Bernardo Provenzano è stato per tanti anni capo indiscusso di Cosa nostra, conosce la vita dell’organizzazione e potrebbe dare un contributo senza precedenti, liberando così la sua famiglia da un peso enorme e terribile». «Sia chiaro che i detenuti devono essere curati e bene, se ammalati, ma non accetteremo che Provenzano esca dal carcere. Queste continue richieste di perizie sul suo stato di salute, esattamente come quelle richieste per Riina, odorano di espediente per tirarlo fuori», ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale Familiari vittime di mafia Sonia Alfano.