BARCELLONA P. G.: Troncone dell'inchiesta sul Teatro. Rinviati a giudizio quattro tecnici

19 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Le vicende legate alla fase della progettazione propedeutica all’appalto concorso del nuovo teatro comunale e che fanno parte di un troncone secondario dell’inchiesta principale, hanno determinato ieri pomeriggio il rinvio a giudizio, deciso dal Gup Anna Adamo di quattro tecnici comunali di Palazzo Longano, tutti accusati di una ipotesi di truffa e che dovranno comparire dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Barcellona il prossimo 13 aprile. Su richiesta del pubblico ministero Giorgio Nicola sono stati rinviati a giudizio l’ex dirigente dell’ufficio tecnico, l’ing. Gaetano Calabrò, 64 anni, da alcuni mesi in quiescenza, che rivestiva la qualifica di Rup, responsabile unico del procedimento; l’arch. Salvatore Fazio, 55 anni, funzionario del settore tecnico ed i geometri Salvatore Munafò, 60 anni e Antonino Chiofalo, 64 anni, quest’ultimo già in pensione, tutti residenti a Barcellona. A carico dei quattro funzionari comunali la Procura contesta il reato di truffa nei confronti dell’ente comunale in relazione alla stessa redazione del progetto relativo all’appalto concorso del “Nuovo teatro Placido Mandanici”. Secondo l’accusa, i funzionari comunali, ricevendo l’incarico dalla propria amministrazione, hanno avuto emolumenti aggiuntivi per complessivi 44 mila e 370 euro e ciò come se il progetto fosse stato redatto per intero dai tecnici di Palazzo Longano. L’inchiesta scaturisce dalle dimissioni dell’ing. Antonino Pantè di Barcellona (indicata come parte offesa nel procedimento) il quale – secondo l’accusa – sarebbe stato indotto dal sindaco, tra settembre del 2004 e aprile del 2005, a dimettersi dall’incarico progettuale degli impianti tecnologici del teatro affidatogli dalla precedente amministrazione comunale e ciò al fine – si legge nel capo di imputazione – di “sollevare la pubblica amministrazione dalla corresponsione degli emolumenti ed al fine di consentire che il progetto dell’ing. Antonino Pantè fosse firmato dagli ingegneri dell’ufficio tecnico che per tale incarico percepivano i relativi emolumenti». Emolumenti che il supplemento d’inchiesta della Procura ha indicato in 44 mila e 370 euro. La difesa con gli avv. Pinuccio Calabrò e Benedetto Calpona, sostiene invece che per l’ente si è realizzato un sensibile risparmio economico in quanto il progetto, realizzato ex novo e non copiato, sarebbe costato molto di più se affidato a tecnici esterni. Tra l’altro – hanno sostenuto i difensori – il progetto Pantè non aveva ottenuto i visti del genio civile e nemmeno della Regione. Gli stessi difensori hanno poi rilevato come l’Ordine degli Ingegneri non aveva nemmeno approvato la parcella del progettista per mancanza di relativa documentazione. Nel troncone principale che sarà discusso in primavera, oltre al sindaco, sono indagate altre cinque persone. Leonardo Orlando – GDS