MESSINA: Sicurezza della discarica di Tripi, 20 indagati. Contestati il disastro ambientale sin dal 2003 e l'omissione di atti d'ufficio per gli amministratori pubblici

19 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Al centro di tutto c’è il disastro ambientale della discarica di Tripi, soprattutto quando venne realizzato il cosiddetto secondo modulo. E gli indagati sono ben venti tra amministratori pubblici, tecnici, geologi, funzionari comunali, imprenditori del settore. È un’inchiesta rimasta “sotto traccia” per molto tempo quella della Procura di Barcellona, e che adesso giunge clamorosamente a conclusione dopo mesi di indagini a più livelli. Un atto siglato dai sostituti Francesco Massara e Giorgio Nicola e controfirmato dal capo dell’ufficio, il procuratore Salvatore De Luca.

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GLI INDAGATI – Si tratta di venti persone che dopo una lunga serie di accertamenti investigativi già nei mesi scorsi erano finite nel registro degli indagati e che adesso hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari: Gisella Galante, di Patti; Giovanni Fornaia, di Enna; Francesco Ajello, di Messina; Valerio Cigala, di Barcellona; Vincenzo Carditello, di Messina; Antonino Miloro, di Messina; Antonino Conti, originario del Varesino; Giuseppe Aveni, di Tripi; Giuseppe Carmelo Sottile, di Messina; Orazio Nicosia, di Messina; Domenica Lauria, di Matera; Marilena Maccora, di Patti; Alessandro Visalli, di Messina; Vincenzo Schiera, di Palermo; Michele Rotella, di Barcellona; Alfonso Schepisi, di San Piero Patti; Fortunato Lipari, di Tripi; Giovanni Randazzo, di Palermo; Roberto Viani, di S. Agata Militello; Salvatore Antonino Favosi, di Roccalumera.
LE IPOTESI DI REATO – Tutta l’inchiesta ruota essenzialmente intorno a due ipotesi di reato ben precise per quel che riguarda le contestazioni accusatorie, vale a dire per un verso il disastro ambientale legato alla realizzazione del secondo modulo della discarica, e in questo caso si tratta del profilo più importante, e per altro verso l’omissione di atti d’ufficio che si sarebbe concretizzata secondo la procura barcellonese a livello di controllo amministrativo una volta realizzato tutto. Il disastro ambientale viene contestato a Galante, Fornaia, Ajello, Cigala, Carditello, Miloro, Conti, Nicosia, Lauria, Maccora, Visalli, Schiera, Schepisi, Lipari, Randazzo, Viani, Favosi e Rotella, per fatti che secondo i magistrati si sono verificati sino al novembre dello scorso anno ma con condotte che sono ancora in corso. L’altro profilo, quello dell’omissione di atti d’ufficio, in sostanza il non aver vigilato con il reato ambientale incorso, viene invece contestato a due sindaci di Tripi, l’ex primo cittadino Sottile (la contestazione è fino al 24 aprile del 2009), e all’attuale, Giuseppe Aveni, e anche ai funzionari Francesco Ajello e Vincenzo Schiera. La contestazione del disastro ambientale per la discarica di Tripi è piuttosto complessa poiché entrano in gioco i singoli ruoli ricoperti dagli indagati nella vicenda, tra Messina e Tripi, e sin dal lontano 2003. Ecco alcuni profili-chiave. Schepisi e Lipari entrano in gioco come redattori del progetto definitivo, Carditello come redattore del progetto esecutivo, Randazzo e Viani come sottoscrittori della relazione geologica, Cigala in qualità di Rup, cioé responsabile unico del progetto; questo team di professionisti avrebbe progettato e realizzato il secondo modulo della discarica violando la normativa ambientale del 1984, sostanzialmente non scegliendo l’area adatta, non valutando la falda presente, non prevedendo un sistema di impermeabilizzazione della vasca di raccolta del percolato, non prevedendo l’azione dei forti venti della zona (sono solo alcune delle prescrizioni tecniche che secondo l’accusa non sarebbero state rispettate). Favosi entra in gioco invece come tecnico collaudatore, avrebbe rilasciato il certificato di collaudo senza effettuare per esempio le prove di tenuta o di funzionalità dei drenaggi o di altre parti impiantistiche. Ancora sui ruoli ricoperti. Nicosia è indagato come legale rappresentante della ditta Giano Ambiente s.r.l., l’imprenditore Rotella in qualità di esecutore materiale delle opere, Ajello come dirigente del dipartimento Sicurezza suo luoghi di lavoro del comune di Messina insieme a Schiera (nei rispettivi periodi di competenza come dirigenti), e Visalli come Rup, responsabile unico di procedimento, a partire addirittura dal 2003. Ed ancora: Conti come rappresentante della società MessinAmbiente spa, a suo tempo incaricata della gestione del secondo modulo della discarica di Tripi, Miloro e Fornaia come direttori tecnici della società, Rotella anche in questo caso come esecutore dei lavori; Maccora come direttore dei lavori e di progettista della messa in sicurezza dell’impianto; Lauria come titolare della ditta Smeda s.r.l. che eseguì i lavori; Galante come titolare della ditta Anzà Costruzioni, che montò o fece montare quattro silos per la raccolta del percolato, e che avrebbe omesso di collocarli su una superfice pavimentata e fornendo un serbatoio lesionato, fatti che avrebbero contribuito alla fuoriuscita di percolato con incremento del rischio di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee. Ed ecco l’altro profilo, quello del reato omissivo. All’ex sindaco Sottile e all’attuale Aveni, ai due funzionari pubblici Ajello e Scheira, viene contestata la mancata attivazione di misure di sicurezza del modulo secondario e della bonifica globale, ma questo dopo l’inadempimento in prima battuta del gestore della discarica, in questo caso il Comune di Messina. NUCCIO ANSELMO – GDS